Sanità pubblica, il diritto alla cura tra risorse, liste d’attesa e disuguaglianze
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Sanità pubblica, il diritto alla cura tra risorse, liste d’attesa e disuguaglianze

Il 9° Rapporto della Fondazione GIMBE fotografa le criticità del Servizio sanitario nazionale: finanziamento pubblico, carenza di personale e difficoltà di accesso alle prestazioni. La sfida è trasformare il diritto alla salute in cure effettivamente accessibili, indipendentemente dal reddito e dal luogo di residenza.

Il Servizio sanitario nazionale continua a garantire risultati importanti, ma la possibilità di accedere alle cure in tempi adeguati non è uguale per tutti. Le differenze territoriali, le liste d’attesa, la disponibilità economica delle famiglie e le difficoltà nel reclutare e trattenere il personale sanitario stanno mettendo sotto pressione uno dei pilastri del sistema di welfare italiano.

A riportare il tema al centro del dibattito è il 9° Rapporto sul Servizio sanitario nazionale della Fondazione GIMBE, presentato il 7 ottobre 2026. L’analisi affronta il finanziamento pubblico, la spesa sanitaria, i Livelli essenziali di assistenza (LEA), il personale, il PNRR Salute e il ruolo della sanità privata, delineando un quadro nel quale il problema non riguarda soltanto quante risorse vengono stanziate, ma anche la capacità di tradurle in servizi disponibili per i cittadini. 

Il finanziamento sanitario: contano anche le risorse reali

Secondo le elaborazioni della Fondazione GIMBE, tra il 2023 e il 2026 il Fondo sanitario nazionale è aumentato nominalmente di 17,5 miliardi di euro, passando dai 125,4 miliardi del 2022 ai 142,9 miliardi previsti per il 2026. Considerando però il rapporto tra finanziamento e prodotto interno lordo, il quadro cambia: mantenendo nel periodo 2023-2026 la stessa quota del PIL destinata alla sanità nel 2022, il Servizio sanitario nazionale avrebbe avuto a disposizione 18,8 miliardi di euro in più. GIMBE definisce questa differenza un insieme di “tagli invisibili”, precisando che si tratta di un confronto con uno scenario ipotetico e non di tagli nominali al fondo.

La questione riguarda anche gli anni successivi. Le previsioni di finanza pubblica analizzate dalla Fondazione indicano, per il triennio 2027-2029, una differenza cumulativa di 32,3 miliardi tra la spesa sanitaria prevista e le risorse del Fondo sanitario nazionale. Si tratta di stime previsionali, che potranno cambiare con le successive decisioni di bilancio, ma che pongono un interrogativo sulla sostenibilità del sistema nel medio periodo.

Anche il confronto internazionale aiuta a contestualizzare il tema. Nel rapporto Health at a Glance 2025, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) stima per l’Italia una spesa sanitaria pari all’8,4% del PIL, contro una media OCSE del 9,3%. La spesa sanitaria pro capite, espressa a parità di potere d’acquisto, è pari a 5.164 dollari, rispetto ai 5.967 della media dell’organizzazione. Le percentuali OCSE si riferiscono alla spesa sanitaria complessiva, pubblica e privata, e non vanno quindi confuse con il solo finanziamento pubblico del SSN. 

Liste d’attesa e rinuncia alle cure: quando l’accesso diventa una barriera

Le difficoltà del sistema si misurano soprattutto nell’esperienza quotidiana delle persone. Secondo il 9° Rapporto GIMBE, nel 2024 oltre 5,8 milioni di italiani, pari al 9,9% della popolazione, hanno dichiarato di aver rinunciato ad almeno una visita o a un esame specialistico. Tra le motivazioni figurano i tempi d’attesa e le difficoltà economiche; le due cause possono sovrapporsi.

Il dato è coerente con quanto rilevato dall’ISTAT nel Rapporto annuale 2025: la quota di persone che nel 2024 ha rinunciato a visite o esami specialistici è salita al 9,9%, rispetto al 7,5% del 2023 e al 6,3% del 2019. Le lunghe liste d’attesa sono state indicate dal 6,8% della popolazione, mentre il 5,3% ha segnalato difficoltà economiche.

La rinuncia alle prestazioni non rappresenta soltanto un problema organizzativo. Può ritardare diagnosi, controlli e trattamenti, con conseguenze che dipendono dal tipo di prestazione e dalle condizioni individuali. Per questo motivo, valutare l’efficienza della sanità richiede di considerare non soltanto il numero di prestazioni erogate, ma anche la possibilità concreta per i cittadini di ricevere quelle necessarie.

Un contributo alla trasparenza arriva dalla Piattaforma nazionale delle liste di attesa di AGENAS, accessibile attraverso il Portale della Trasparenza del Servizio sanitario nazionale. Il monitoraggio dei tempi è uno strumento utile per individuare criticità e confrontare le performance, anche se la disponibilità dei dati deve accompagnarsi a interventi organizzativi e capacità effettiva di erogare le prestazioni.

Personale sanitario: la sfida non è soltanto formare nuovi professionisti

Un sistema sanitario può contare su strutture, tecnologie e finanziamenti, ma senza personale adeguato non riesce a trasformare queste risorse in assistenza.

Il rapporto GIMBE evidenzia una difficoltà che riguarda sia la quantità dei professionisti sia la capacità del servizio pubblico di attrarli e trattenerli. Secondo i dati OCSE riportati dalla Fondazione, l’Italia dispone di 5,8 medici ogni 1.000 abitanti, contro una media OCSE di 4. Tuttavia, almeno 88.258 dei medici censiti non lavorano nel SSN né frequentano percorsi di formazione post-laurea. Per gli infermieri, invece, il Paese conta 6,9 professionisti ogni 1.000 abitanti, contro una media OCSE di 9,7.

Questi numeri richiedono una lettura attenta: la disponibilità complessiva di medici non coincide necessariamente con quella di professionisti impiegati nel servizio pubblico, né garantisce una distribuzione omogenea tra specializzazioni e territori. La carenza di infermieri, inoltre, evidenzia una criticità specifica per l’assistenza ospedaliera e territoriale.

Tra le leve da considerare rientrano condizioni di lavoro sostenibili, retribuzioni competitive, opportunità di carriera e organizzazione dei servizi. La programmazione del personale deve inoltre tenere conto dell’invecchiamento della popolazione e della crescente domanda di assistenza continuativa.

Le disuguaglianze territoriali mettono alla prova l’universalità del SSN

Il principio di universalità prevede che il diritto alla salute non dipenda dalla capacità economica individuale. Nella pratica, però, la possibilità di ricevere una prestazione può variare in base alla Regione di residenza e alla disponibilità locale dei servizi.

Nel rapporto GIMBE, il tema emerge anche dall’analisi dei Livelli essenziali di assistenza. Nel 2024, 18 Regioni e Province autonome su 21 risultavano adempienti ai LEA, rispetto alle 13 del 2023. Il miglioramento del risultato formale non elimina, tuttavia, tutte le differenze nell’accessibilità delle prestazioni: una Regione può rispettare gli indicatori previsti e continuare a presentare difficoltà in alcune aree o per specifici servizi.

Il confronto tra territori deve quindi considerare non soltanto gli adempimenti amministrativi, ma anche i tempi di accesso, la continuità assistenziale e la possibilità di trovare risposte adeguate vicino al luogo in cui si vive.

La mobilità sanitaria interregionale rappresenta un altro indicatore di queste differenze. Secondo GIMBE, nel 2023 ha raggiunto 5,15 miliardi di euro, il valore più alto dal 2010. La mobilità può riflettere la scelta di rivolgersi a centri specializzati, ma può anche essere il segnale di una distribuzione non uniforme dell’offerta. 

Innovare il sistema significa rendere le cure accessibili

La sostenibilità della sanità pubblica non si esaurisce nel finanziamento. Richiede anche una migliore organizzazione dei servizi, una distribuzione efficace delle risorse, investimenti nel personale e strumenti per misurare i risultati.

In questo contesto, la digitalizzazione può contribuire a semplificare i percorsi assistenziali, migliorare la condivisione delle informazioni cliniche e facilitare il coordinamento tra ospedali, medici di medicina generale e servizi territoriali. La tecnologia, tuttavia, non può sostituire la disponibilità di professionisti e strutture: deve essere integrata nei processi di cura e accompagnata da competenze, interoperabilità e adeguate garanzie per i dati personali.

Anche il PNRR Salute rappresenta un passaggio rilevante. La Missione 6 prevede interventi per rafforzare l’assistenza territoriale, sviluppare le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità e ammodernare le dotazioni tecnologiche. La Fondazione GIMBE segnala nel suo ultimo rapporto la necessità di rendere disponibili dati pubblici sufficienti per verificare in modo completo i risultati raggiunti. Per seguire gli interventi è possibile consultare la sezione dedicata al PNRR del Ministero della Salute.

Il punto, quindi, non è scegliere tra nuove risorse e maggiore efficienza, ma affrontare entrambe le dimensioni. Gli investimenti devono tradursi in capacità di cura, mentre il monitoraggio deve consentire di individuare ritardi, differenze territoriali e bisogni non soddisfatti.

Il diritto alla salute si misura nella possibilità di curarsi

Il quadro delineato dalla Fondazione GIMBE mostra che la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale non può essere valutata soltanto attraverso gli stanziamenti, il numero di strutture o il rispetto formale degli indicatori. Occorre verificare se il sistema riesce a garantire prestazioni tempestive, personale adeguato e accesso alle cure senza che il reddito o la residenza diventino ostacoli.

La sfida dei prossimi anni sarà quindi tenere insieme finanziamento pubblico, organizzazione, innovazione e riduzione delle disuguaglianze. Perché il valore di un sistema sanitario universale non si misura soltanto nella tutela riconosciuta dalla legge, ma nella possibilità concreta di esercitarla quando se ne ha bisogno.

Fonti:

  • Fondazione GIMBE - 9° Rapporto sul Servizio sanitario nazionale, presentato il 7 ottobre 2026: comunicato e dati del rapporto;
  • OCSE - Health at a Glance 2025: Italy, confronto internazionale su spesa, accesso alle cure e personale: scheda Italia;
  • ISTAT - Rapporto annuale 2025, dati sulla rinuncia a visite ed esami specialistici: rapporto integrale;
  • Ministero della Salute - Liste di attesa, quadro normativo e strumenti di monitoraggio: pagina ufficiale;
  • Ministero della Salute - PNRR, informazioni sugli interventi per il rafforzamento del sistema sanitario: portale istituzionale.

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