Edilizia sostenibile: l’Europa punta a costruire meglio e ridurre l’impatto degli edifici
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Edilizia sostenibile: l’Europa punta a costruire meglio e ridurre l’impatto degli edifici

L’efficienza energetica è soltanto una parte della sostenibilità in edilizia. Produzione dei materiali, consumo di suolo, emissioni incorporate e gestione dei rifiuti incidono sull’impronta ambientale degli immobili. Con nuove indicazioni e requisiti normativi, l’Unione europea punta a trasformare il settore mediante riqualificazione, decarbonizzazione e circolarità.

Un edificio può essere efficiente durante il suo utilizzo ed avere comunque un’impronta ambientale significativa. Può consumare poca energia per il riscaldamento, essere dotato di pannelli fotovoltaici ed utilizzare impianti tecnologicamente avanzati ma aver richiesto grandi quantità di cemento, acciaio ed altri materiali la cui produzione comporta emissioni, consumo di risorse e trasformazioni del territorio.

È proprio questa contraddizione che sta modificando il modo in cui l’Europa affronta la sostenibilità del settore edilizio. Il parametro non è più soltanto quanto un immobile consuma una volta completato, ma quanto impatta sull’ambiente durante tutte le fasi della sua esistenza: dall’estrazione delle materie prime alla produzione dei componenti, dalla costruzione alla manutenzione, fino alla demolizione ed al recupero dei materiali.

Il passaggio è importante perché sposta l’attenzione dalla singola prestazione energetica ad una valutazione più ampia del patrimonio costruito. Non basta realizzare edifici efficienti: occorre ridurre le risorse necessarie per costruirli e prolungarne la vita utile.

Il carbonio incorporato cambia il modo di misurare la sostenibilità

Per comprendere questa evoluzione, è necessario distinguere due componenti dell’impatto climatico degli edifici. La prima riguarda le emissioni operative, generate dall’energia utilizzata durante la fase di esercizio, ad esempio per riscaldamento, raffrescamento, illuminazione e funzionamento degli impianti. La seconda comprende le emissioni incorporate, associate alla produzione e al trasporto dei materiali, alle attività di cantiere, alla manutenzione e alla gestione dei componenti a fine vita.

Questa seconda componente è spesso indicata con l'espressione embodied carbon. Considerarla significa riconoscere che anche le scelte costruttive hanno un peso climatico, indipendentemente dai consumi energetici successivi.

La questione è tutt'altro che marginale. Secondo la Commissione europea, le nuove costruzioni rappresentano il 18% delle emissioni complessive del patrimonio edilizio lungo il ciclo di vita, pur costituendo soltanto l'1% della superficie totale. Un dato che evidenzia quanto la fase di costruzione possa incidere sull'impronta ambientale complessiva.

A questo si aggiunge il peso dei rifiuti: secondo la stessa Commissione, i rifiuti da costruzione e demolizione rappresentano circa il 40% dei rifiuti prodotti nell'Unione europea.

La valutazione dell'intero ciclo di vita, nota come Life Cycle Assessment (LCA), permette di analizzare questi impatti e confrontare materiali, soluzioni progettuali e scenari di intervento. Non si tratta semplicemente di scegliere il materiale con le emissioni più basse, ma di considerare prestazioni, durata, possibilità di manutenzione, riutilizzo e riciclabilità.

Riqualificare prima di demolire: il valore ambientale del patrimonio esistente

Se la costruzione di nuovi edifici comporta un impatto significativo, una delle strategie più importanti consiste nel valorizzare ciò che è già stato realizzato.

La riqualificazione energetica, il recupero degli immobili inutilizzati e il riuso delle strutture esistenti possono ridurre la necessità di nuove materie prime e limitare le emissioni associate a demolizioni e ricostruzioni. Questo approccio richiede naturalmente una valutazione tecnica: non tutti gli edifici sono recuperabili alle stesse condizioni e non ogni intervento di ristrutturazione garantisce automaticamente un beneficio ambientale. Tuttavia, considerare il patrimonio esistente come una risorsa, anziché come un ostacolo da sostituire, rappresenta un cambiamento importante nella pianificazione urbana.

Il tema è affrontato anche dall'Agenzia europea dell'ambiente nel rapporto Addressing the environmental and climate footprint of buildings, pubblicato nel 2024. Secondo l'EEA, gli edifici generano oltre il 30% dell'impronta ambientale complessiva dell'Unione europea. Tra le priorità individuate figurano proprio la ristrutturazione del patrimonio immobiliare, l'impiego di materiali più sostenibili e l'integrazione di soluzioni che migliorino la resilienza climatica degli insediamenti.

La riqualificazione, inoltre, non riguarda soltanto il risparmio energetico. Un intervento ben progettato può migliorare il comfort degli ambienti, la qualità dell'aria interna, la protezione dalle ondate di calore e la capacità degli edifici di adattarsi a condizioni climatiche sempre più impegnative.

In questa prospettiva, recuperare un edificio significa anche ridurre la pressione sulle risorse e sul territorio, evitando che la crescita urbana si traduca necessariamente in nuove superfici costruite.

Economia circolare: progettare gli edifici pensando al loro futuro

Un altro elemento centrale riguarda la gestione dei materiali. Il modello tradizionale dell’edilizia è stato, a lungo, caratterizzato da una sequenza lineare: estrazione delle materie prime, produzione, utilizzo e smaltimento. L’economia circolare propone, invece, di mantenere materiali e componenti in uso il più a lungo possibile attraverso manutenzione, riparazione, recupero e riutilizzo.

Applicato alle costruzioni, questo principio richiede un cambiamento già nella fase di progettazione. Un edificio dovrebbe essere concepito tenendo conto non soltanto delle sue prestazioni immediate, ma anche della possibilità di sostituire singoli componenti, recuperare materiali e adattare gli spazi a nuove funzioni.

Tra gli strumenti utili rientrano la progettazione modulare, l'utilizzo di materiali riciclati o riciclabili, la tracciabilità dei prodotti e la cosiddetta progettazione per lo smontaggio, che consente di separare più facilmente gli elementi costruttivi al termine della loro vita utile.

Il World Green Building Council Europe lavora proprio su queste direttrici, promuovendo la diffusione di pratiche di edilizia sostenibile, la decarbonizzazione, l'efficienza energetica, le certificazioni e l'impiego circolare dei materiali. La rete europea coinvolge Green Building Council nazionali, imprese, professionisti e altri soggetti della filiera, con l'obiettivo di favorire un cambiamento che non riguardi soltanto le singole tecnologie, ma l'intero sistema delle costruzioni.

Le nuove regole europee: dal consumo energetico alle emissioni lungo il ciclo di vita

Questa evoluzione trova riscontro anche nella normativa comunitaria. La Direttiva (UE) 2024/1275 sulla prestazione energetica nell'edilizia, conosciuta come EPBD, introduce un percorso progressivo verso un patrimonio immobiliare europeo a emissioni zero entro il 2050.

La direttiva stabilisce che i nuovi edifici di proprietà di enti pubblici dovranno essere ad emissioni zero dal 1° gennaio 2028, mentre il requisito si estenderà a tutti i nuovi edifici dal 1° gennaio 2030. La definizione di edificio ad emissioni zero riguarda immobili con un fabbisogno energetico molto basso, senza emissioni in loco da combustibili fossili e alimentati attraverso fonti energetiche pulite, secondo le condizioni previste dalla normativa.

Un passaggio particolarmente significativo riguarda il calcolo del potenziale di riscaldamento globale lungo il ciclo di vita, il Global Warming Potential (GWP). La direttiva prevede che venga calcolato e dichiarato per i nuovi edifici con superficie utile superiore a 1.000 metri quadrati dal 2028 e per tutte le nuove costruzioni dal 2030.

La Commissione europea ha inoltre pubblicato, il 4 maggio 2026, il quadro metodologico comune per il calcolo del GWP degli edifici. L'obiettivo è rendere più confrontabili le valutazioni tra i Paesi membri, pur lasciando spazio alle specificità nazionali.

A completare il quadro, il 27 marzo 2026 la Commissione ha diffuso il documento Life Cycle Approaches to Decarbonise European Buildings, dedicato proprio alla riduzione delle emissioni in tutte le fasi della vita degli edifici e all'utilizzo più efficiente delle risorse.

La sostenibilità si misura anche nelle scelte che si evitano

La trasformazione dell'edilizia europea non dipenderà soltanto dalla diffusione di materiali innovativi, impianti efficienti e certificazioni ambientali. Sarà determinante anche la capacità di ripensare le priorità: valutare quando costruire, quando recuperare, quali materiali utilizzare e come prolungare la vita degli immobili.

La vera innovazione, quindi, non coincide necessariamente con la realizzazione di edifici sempre più tecnologici. Può consistere anche nel recupero di una struttura esistente, nella riduzione dei materiali impiegati, nella progettazione di spazi adattabili o nella possibilità di riutilizzare componenti che altrimenti diventerebbero rifiuti.

Per il settore delle costruzioni si apre una sfida industriale, ambientale e culturale. La sostenibilità non può essere aggiunta ad un progetto una volta concluso: deve orientarne le decisioni sin dall’inizio. Un edificio realmente sostenibile non è soltanto quello che consuma meno durante il suo utilizzo ma quello che riesce a garantire la propria funzione con il minor impiego possibile di risorse e con un impatto ambientale ridotto lungo tutto il suo ciclo di vita.

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