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Il 15 ottobre 2026 è entrata in vigore la legge 169/2026 sul nucleare sostenibile. Il provvedimento affida al Governo il compito di definire le regole per un eventuale sviluppo della filiera nucleare italiana, dalla produzione di energia alla gestione dei rifiuti radioattivi. Ma il percorso è appena iniziato.
L’Italia riapre ufficialmente il percorso normativo verso l’energia nucleare. Il 15 ottobre 2026 è entrata in vigore la Legge 29 settembre 2026, n. 169, che delega il Governo a definire la disciplina in materia di energia nucleare sostenibile. Il provvedimento, approvato in via definitiva dal Senato il 23 settembre e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 settembre, rappresenta un passaggio importante nella strategia energetica nazionale.
La legge individua alcuni obiettivi: contribuire alla decarbonizzazione, rafforzare la sicurezza e l’indipendenza energetica del Paese e contenere i costi dell’energia per famiglie ed imprese. Per raggiungerli, tuttavia, sarà necessario tradurre la delega in norme operative, definendo requisiti, responsabilità e condizioni per l’eventuale sviluppo della tecnologia nucleare in Italia.
Che cosa prevede la legge sul nucleare sostenibile?
Il provvedimento non autorizza automaticamente la costruzione di nuove centrali. Affida invece al Governo il compito di adottare, entro dodici mesi dall’entrata in vigore, uno o più decreti legislativi per disciplinare la produzione e l’utilizzo dell’energia nucleare sul territorio nazionale.
L’intervento riguarda un insieme ampio di attività: dalla produzione energetica alla fabbricazione e al riprocessamento del combustibile nucleare, fino alla disattivazione degli impianti, allo smantellamento delle strutture esistenti e alla gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito. La legge comprende inoltre la ricerca, lo sviluppo e l’utilizzo dell’energia da fusione e prevede una riorganizzazione delle competenze pubbliche in materia.
Il percorso coinvolgerà diverse amministrazioni e richiederà il confronto istituzionale previsto dalla legge, compresi i passaggi con la Conferenza unificata, il Consiglio di Stato e le commissioni parlamentari competenti.
La scadenza dei dodici mesi costituisce quindi il primo riferimento temporale per definizione del quadro normativo. Saranno i decreti attuativi a chiarire le modalità concrete con cui il settore potrà svilupparsi.
Le nuove tecnologie e il ruolo dei reattori modulari
Nel dibattito sul possibile ritorno del nucleare in Italia, una particolare attenzione è rivolta ai reattori modulari di piccola taglia, noti come Small Modular Reactors (SMR), e alle tecnologie nucleari avanzate.
Gli SMR sono progettati per avere dimensioni e potenza inferiori rispetto a quelle delle grandi centrali tradizionali. La modularità e la possibilità di realizzare componenti in fabbrica sono tra gli elementi su cui si concentrano le aspettative del settore. I potenziali vantaggi, però, devono essere valutati considerando costi effettivi, tempi di realizzazione, autorizzazioni, sicurezza e gestione del combustibile.
Le tecnologie avanzate, comprese quelle che puntano a migliorare l’utilizzo del combustibile o la gestione dei materiali, presentano livelli di maturità differenti. Non tutte sono disponibili per un impiego commerciale su larga scala e non è possibile considerarle già una soluzione pronta per il sistema energetico italiano.
Per questo, l’eventuale scelta tecnologica dovrà basarsi su valutazioni tecniche ed economiche verificabili, oltre che sulla capacità di garantire controlli indipendenti e standard di sicurezza adeguati.
Nucleare e transizione energetica: opportunità e questioni aperte
L’energia nucleare produce elettricità senza emissioni dirette di anidride carbonica durante il funzionamento del reattore. Le emissioni associate all’intero ciclo di vita, tuttavia, comprendono anche quelle legate all’estrazione e alla lavorazione del combustibile, alla costruzione degli impianti e alla loro dismissione.
Il suo possibile contributo alla decarbonizzazione deve quindi essere valutato nel contesto del sistema energetico nel suo complesso, insieme alle fonti rinnovabili, alle reti, agli accumuli e alle misure di efficienza energetica. La capacità di fornire produzione programmabile può essere un elemento rilevante, ma non determina da sola la convenienza di una specifica soluzione.
Restano inoltre questioni che richiedono risposte concrete. Tra queste figurano gli investimenti necessari, i tempi per la progettazione e l’autorizzazione degli impianti, la disponibilità di competenze specialistiche e la gestione dei rifiuti radioattivi. A questi aspetti si aggiungono la localizzazione delle eventuali infrastrutture, il coinvolgimento dei territori e la necessità di mantenere elevati livelli di trasparenza.
La nuova legge inserisce questi temi in un percorso normativo che dovrà ancora essere definito. L’entrata in vigore della delega non equivale dunque all’avvio dei lavori per una centrale, né permette di stabilire quando il nucleare potrebbe contribuire concretamente alla produzione elettrica italiana.
Una nuova fase per la politica energetica italiana
La legge delega segna un cambiamento nel quadro normativo italiano ed apre una fase in cui saranno determinanti le decisioni attuative. Il Governo dovrà precisare le regole per l’intera filiera, tenendo insieme obiettivi energetici, sicurezza, sostenibilità economica e gestione dei materiali radioattivi.
Il confronto sul nucleare non si esaurisce quindi nell’approvazione della legge. La sua efficacia dipenderà dalla qualità delle norme successive, dalla solidità delle valutazioni tecniche e dalla capacità di integrare eventuali nuove tecnologie con gli altri strumenti della transizione energetica.
Per l’Italia, la prossima tappa sarà capire quale modello verrà definito e a quali condizioni potrà essere realizzato. Solo allora sarà possibile valutare con maggiore precisione il contributo del nucleare al futuro energetico del Paese.
Fonti:
- Normattiva - Legge 29 settembre 2026, n. 169
- Gazzetta Ufficiale - Legge 29 settembre 2026, n. 169
- Senato della Repubblica - Iter del disegno di legge
- Commissione europea - Direttiva sulle energie rinnovabili e quadro normativo
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