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La disponibilità di risorse idriche è una delle sfide centrali della transizione ecologica. In Italia, le criticità riguardano sia le infrastrutture di distribuzione sia l’approvvigionamento delle famiglie e delle imprese agricole.
L’acqua è una risorsa essenziale, ma la sua disponibilità non può più essere considerata scontata. In Italia, la gestione delle risorse idriche deve fare i conti con infrastrutture che disperdono parte dell’acqua immessa in rete, territori esposti a periodi di scarsità e difficoltà sempre più diffuse per il settore agricolo. Un quadro articolato, che emerge dai dati pubblicati dall’Istat nel 2026 e che richiama la necessità di investimenti strutturali, monitoraggio e uso più efficiente della risorsa.
Reti idriche: oltre un terzo dell’acqua si disperde nei capoluoghi
Uno dei problemi più rilevanti riguarda le perdite lungo le reti di distribuzione. Secondo il rapporto Istat Ambiente urbano - Anno 2024, nei capoluoghi italiani la quota media di perdite idriche totali si attesta al 35,2% dell’acqua immessa in rete. Il dato rimane stabile rispetto al 2022, ma nasconde differenze territoriali significative: nel Mezzogiorno la dispersione raggiunge il 49,1%, mentre nei capoluoghi del Nord si ferma intorno a un quarto dei volumi immessi.
In circa un capoluogo su tre, inoltre, le perdite superano il 45%. La situazione evidenzia quanto sia importante intervenire sulle infrastrutture, attraverso manutenzione, sostituzione delle condotte più obsolete e sistemi di monitoraggio capaci di individuare tempestivamente le perdite.
Il problema non riguarda soltanto l’efficienza tecnica del servizio. L’acqua dispersa rappresenta anche una risorsa che viene prelevata e trattata senza arrivare agli utenti, con conseguenze ambientali ed economiche.
Famiglie e territori: crescono le difficoltà nell’accesso all’acqua
Le criticità della gestione idrica si riflettono anche sulla vita quotidiana. Nel rapporto Le statistiche sull’acqua - Anni 2023-2025, pubblicato il 20 marzo 2026, l’Istat rileva che nel 2025 2,7 milioni di famiglie, pari al 10,2% del totale, hanno dichiarato irregolarità nel servizio di erogazione dell’acqua nelle proprie abitazioni. La quota è aumentata di 1,5 punti percentuali rispetto all’anno precedente.
Nel 2024, inoltre, oltre un milione di residenti nei capoluoghi di provincia e nelle città metropolitane è stato coinvolto da misure di razionamento dell’erogazione idrica: il 5,8% della popolazione considerata, in aumento rispetto al 4,3% del 2023. Le situazioni più critiche si sono concentrate soprattutto nel Mezzogiorno e, in particolare, in Sicilia.
Un altro dato riguarda la fiducia nell’acqua del rubinetto: nel 2025 tre famiglie su dieci hanno dichiarato di non fidarsi a berla. In Sicilia la percentuale supera la metà delle famiglie, raggiungendo il 57,6%, mentre in Sardegna arriva al 52,1%.
Agricoltura, una risorsa sempre più difficile da gestire
La disponibilità di acqua è determinante anche per la produzione agricola. Le difficoltà di irrigazione possono incidere sulla gestione delle colture, sulla programmazione delle attività e sulla capacità delle aziende di affrontare periodi caratterizzati da temperature elevate e precipitazioni irregolari.
I dati Istat relativi al 2024 mostrano che oltre il 90% delle aziende agricole italiane ha segnalato difficoltà di irrigazione. La situazione risulta particolarmente complessa nel Mezzogiorno: le percentuali raggiungono il 97,5% delle aziende al Sud e il 98,8% nelle Isole, con un picco del 99,2% in Sicilia.
Il tema riguarda anche la distribuzione territoriale delle superfici irrigabili. Nell’annata agraria 2022/2023, l’Italia contava 3,575 milioni di ettari di superficie agricola irrigabile, di cui il 66,2% concentrato al Nord. A livello nazionale, la principale fonte di approvvigionamento per le superfici irrigate è rappresentata da acquedotti, consorzi di irrigazione e bonifica o altri enti irrigui.
Questi numeri restituiscono la dimensione della sfida: rendere più efficiente l’utilizzo dell’acqua non è soltanto una questione ambientale, ma una condizione importante per la continuità delle attività produttive e la resilienza del sistema agroalimentare.
Dalla gestione delle emergenze agli investimenti strutturali
Di fronte a queste criticità, la risposta non può limitarsi agli interventi adottati durante i periodi di siccità. La riduzione delle perdite, la modernizzazione delle reti, il monitoraggio dei consumi e una pianificazione più efficace delle risorse rappresentano passaggi fondamentali per migliorare la sicurezza idrica del Paese.
Un’analisi dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica, pubblicata nell’agosto 2026, evidenzia come la dispersione idrica sia legata anche alla necessità di investimenti continui nelle infrastrutture. L’analisi richiama inoltre il ruolo della frammentazione gestionale e della disponibilità di risorse finanziarie nella programmazione degli interventi. Gli effetti delle opere avviate attraverso il PNRR, sottolinea lo studio, potranno essere valutati concretamente soltanto nei prossimi anni.
La transizione verso una gestione sostenibile dell’acqua richiede quindi un approccio integrato: infrastrutture più efficienti, dati aggiornati, tecnologie per individuare le perdite e una maggiore attenzione all’impiego della risorsa nei diversi settori economici.
L’acqua non è una risorsa inesauribile. La capacità di proteggerla, distribuirla e utilizzarla in modo responsabile sarà uno degli elementi che determineranno la resilienza ambientale, economica e sociale dell’Italia nei prossimi anni.
Fonti:
- ISTAT - Le statistiche sull’acqua, anni 2023-2025
- ISTAT - Ambiente urbano, anno 2024
- Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani - L’alta dispersione di acqua potabile e le criticità della rete nazionale
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