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Quando si parla di lotta allo spreco alimentare, il pensiero va quasi sempre ai comportamenti dei consumatori: acquistare solo ciò che serve, evitare gli sprechi in cucina o recuperare gli avanzi.
Ma una parte importante del problema nasce molto prima che il cibo arrivi sulle nostre tavole.
Frutta, verdura, carne, pesce, latte e vaccini hanno tutti una caratteristica in comune: per mantenere qualità e sicurezza hanno bisogno di essere conservati a una temperatura controllata lungo tutto il percorso che li porta dal luogo di produzione fino al consumatore.
È quella che gli esperti chiamano catena del freddo (cold chain): un sistema composto da celle frigorifere, magazzini refrigerati, trasporti a temperatura controllata e punti vendita attrezzati. Senza questa infrastruttura invisibile, una parte enorme del cibo prodotto ogni anno andrebbe persa ancora prima di arrivare sugli scaffali.
Un problema che riguarda milioni di tonnellate di alimenti
Secondo la FAO, circa il 13,2% del cibo prodotto nel mondo viene perso tra il raccolto e la vendita al dettaglio, mentre un ulteriore 19% viene sprecato nella distribuzione, nella ristorazione e nelle abitazioni. Complessivamente, quasi un terzo degli alimenti prodotti non viene mai consumato.
Una delle principali cause delle perdite post-raccolta è proprio la mancanza di sistemi di refrigerazione adeguati.
Il rapporto UNEP-FAO "Sustainable Food Cold Chains" stima che, solo nel 2017, l'assenza di una catena del freddo efficiente abbia provocato la perdita di 526 milioni di tonnellate di alimenti, pari a circa il 12% della produzione alimentare mondiale. Una quantità che, secondo le Nazioni Unite, sarebbe sufficiente a nutrire circa un miliardo di persone.
Perché il freddo è importante anche per il clima
A prima vista potrebbe sembrare un paradosso. I sistemi di refrigerazione consumano energia e contribuiscono alle emissioni di gas serra. Eppure, rinunciare a queste tecnologie avrebbe un impatto climatico ancora maggiore.
Ogni alimento che viene prodotto ma non consumato rappresenta infatti uno spreco di acqua, fertilizzanti, suolo, energia e trasporti utilizzati durante tutta la filiera produttiva.
Secondo UNEP, il sistema della catena del freddo è responsabile di circa il 4% delle emissioni globali di gas serra, considerando sia i consumi energetici delle apparecchiature sia le perdite alimentari dovute alla mancanza di refrigerazione. Migliorare l'efficienza di queste infrastrutture significa quindi ridurre contemporaneamente sprechi ed emissioni.
Un investimento che migliora anche la sicurezza alimentare
Nei Paesi a basso reddito, la mancanza di infrastrutture refrigerate rappresenta uno dei principali ostacoli allo sviluppo agricolo.
Secondo il rapporto UNEP-FAO, se i Paesi in via di sviluppo raggiungessero livelli di infrastrutture paragonabili a quelli delle economie avanzate, potrebbero recuperare 144 milioni di tonnellate di alimenti ogni anno.
Questo non significherebbe soltanto ridurre lo spreco. Vorrebbe dire aumentare il reddito degli agricoltori, migliorare la disponibilità di cibo fresco e rafforzare la sicurezza alimentare di milioni di persone.
La nuova sfida: raffreddare consumando meno
La soluzione, però, non consiste nel moltiplicare i frigoriferi. La vera sfida è renderli più efficienti.
Le Nazioni Unite promuovono infatti lo sviluppo di catene del freddo sostenibili, basate su impianti ad alta efficienza energetica, refrigeranti a basso impatto climatico e integrazione con fonti rinnovabili.
Attraverso i National Cooling Action Plans, diversi Paesi stanno pianificando sistemi di refrigerazione capaci di ridurre contemporaneamente consumi energetici, emissioni e perdite alimentari.
Un'infrastruttura invisibile che sostiene il nostro quotidiano
La catena del freddo non serve soltanto agli alimenti.
Gli stessi principi vengono applicati alla conservazione di vaccini, medicinali, prodotti biologici e numerosi beni sensibili alle variazioni di temperatura.
È una rete che raramente notiamo, ma dalla quale dipendono sicurezza alimentare, salute pubblica e resilienza delle filiere.
La sostenibilità passa anche da ciò che non vediamo
Quando si parla di transizione ecologica si pensa spesso a pannelli solari, auto elettriche o economia circolare.
Molto più raramente si parla di frigoriferi industriali, magazzini refrigerati o camion isotermici. Eppure, migliorare queste infrastrutture potrebbe contribuire contemporaneamente a ridurre lo spreco alimentare, limitare le emissioni di gas serra, aumentare il reddito degli agricoltori e rafforzare la sicurezza alimentare globale.
La sostenibilità, in fondo, non dipende solo dalle tecnologie più visibili. Spesso passa anche da quelle che lavorano ogni giorno lontano dai riflettori.
Fonti:
- UNEP & FAO - Sustainable Food Cold Chains: Opportunities, Challenges and the Way Forward (2022): https://www.unep.org/resources/report/sustainable-food-cold-chains-opportunities-challenges-and-way-forward
- UNEP - Sustainable Cold Chains: https://www.unep.org/topics/food-systems/food-loss-and-waste/sustainable-cold-chains
- FAO - Food Loss and Food Waste: https://www.fao.org/policy-support/policy-themes/food-loss-and-food-waste/
- FAO - Cooling the chain, cutting the waste: https://www.fao.org/energy/news-and-events/news/news-details/cooling-the-chain--cutting-the-waste/en
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