La crisi climatica non è uguale per tutti: le mappe che mostrano come sta cambiando l’Italia
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La crisi climatica non è uguale per tutti: le mappe che mostrano come sta cambiando l’Italia

Quando si parla di cambiamento climatico siamo abituati a ragionare in termini globali: la temperatura media della Terra aumenta, i ghiacciai si ritirano, il livello dei mari sale.

Ma per capire davvero cosa sta succedendo bisogna fare un passo in più: scendere di scala. La crisi climatica non si manifesta nello stesso modo ovunque. Una città può affrontare soprattutto ondate di calore e notti tropicali, una zona agricola può essere più esposta alla siccità, mentre un territorio costiero deve fare i conti con l'innalzamento del mare e l'erosione. Ed è proprio qui che i dati climatici ad alta risoluzione stanno cambiando il modo in cui possiamo leggere il futuro.

Il pianeta continua a riscaldarsi

Il quadro globale resta inequivocabile.

Secondo l'ultimo State of the Global Climate della World Meteorological Organization, il periodo 2015-2025 comprende gli undici anni più caldi mai registrati. Il 2025 è stato il secondo o terzo anno più caldo della serie storica, con una temperatura media globale di circa 1,43 °C superiore al livello del periodo 1850-1900.

Nello stesso anno il contenuto di calore degli oceani ha raggiunto il valore più alto dei 66 anni di osservazioni disponibili.

L'Europa, inoltre, continua a riscaldarsi più rapidamente della media globale. Secondo il rapporto European State of the Climate 2025 di Copernicus Climate Change Service e WMO, l'Europa è il continente che si sta riscaldando più velocemente e nel 2025 almeno il 95% del territorio europeo ha registrato temperature annuali superiori alla media.

Ma questi numeri, per quanto importanti, raccontano soltanto una parte della storia. La domanda più utile è un'altra: cosa significa tutto questo per il territorio italiano?

L'Italia ha bisogno di mappe, non soltanto di medie

La particolare conformazione geografica italiana rende estremamente difficile descrivere il clima utilizzando soltanto dati medi nazionali. Montagne, coste, pianure e aree urbane producono condizioni climatiche molto differenti anche a distanze relativamente ridotte.

Per questo la Fondazione CMCC - Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici ha sviluppato nuovi dataset climatici ad alta risoluzione specificamente dedicati all'Italia.

Il dataset CMIP6 prodotto dal CMCC fornisce valori giornalieri con una risoluzione di circa 5,5 chilometri per variabili come temperatura media, massima e minima, vento, umidità e precipitazioni, coprendo il periodo dal 1985 fino al 2100 e utilizzando due diversi scenari climatici futuri. Tradotto: non si tratta più soltanto di dire che "l'Italia diventerà più calda".

È possibile studiare dove, quanto e con quali conseguenze il cambiamento potrebbe manifestarsi.

Il caso di Roma: il futuro è già dentro i dati

Un esempio concreto arriva dalla capitale.

Nel luglio 2026 il CMCC ha presentato il Secondo Rapporto di Monitoraggio Climatico per Roma Capitale, realizzato per fornire dati ad alta risoluzione utili alla pianificazione e alla Strategia di Adattamento Climatico della città.

Il quadro che emerge è tutt'altro che astratto. Nel 2025 Roma ha registrato oltre 40 giornate con una temperatura massima superiore ai 35 °C, collocandosi al quarto posto dal 1991 per numero di giornate estremamente calde.

Ma c'è un dato ancora più interessante: le notti tropicali, cioè quelle in cui la temperatura minima non scende sotto i 20 °C, sono state 101, contro una media di 76 nel periodo 1991-2020. Significa che il problema non riguarda soltanto il picco di temperatura raggiunto durante il giorno. La città fa sempre più fatica a raffreddarsi anche durante la notte.

Ed è un elemento importante per la salute delle persone, perché le temperature notturne elevate riducono la possibilità di recuperare dopo giornate caratterizzate da forte stress termico.

E il futuro potrebbe essere ancora più caldo

Il rapporto del CMCC non si limita a descrivere ciò che è già successo.

Gli scenari analizzati per Roma indicano, rispetto al periodo 1991-2020, un aumento della temperatura media giornaliera compreso tra 1,2 e 1,8 °C, a seconda dello scenario considerato.

Le notti tropicali potrebbero aumentare di 26 o 36 giorni, mentre il numero di ondate di calore estive potrebbe arrivare a essere circa 2,5 volte o tre volte superiore rispetto al periodo di riferimento. Ed è qui che il dato climatico smette di essere una semplice statistica.

Più notti tropicali significa maggiore stress per la popolazione. Più giornate oltre i 35 °C significano maggiore domanda di raffrescamento. Temperature più elevate significano anche nuove pressioni su infrastrutture, acqua, energia e sistemi sanitari.

Il cambiamento climatico, quindi, non modifica soltanto il termometro: modifica il modo in cui una città deve essere progettata.

Dalla previsione alla pianificazione

Questo è forse l'aspetto più interessante della nuova generazione di strumenti climatici.

Se sappiamo quali aree saranno maggiormente esposte alle ondate di calore, possiamo individuare dove aumentare il verde urbano, dove intervenire sugli edifici, quali quartieri necessitano di maggiore ombreggiamento e dove la domanda energetica estiva potrebbe diventare più problematica.

Se sappiamo dove aumenteranno le precipitazioni intense, possiamo ripensare la gestione delle acque meteoriche. Se sappiamo quali territori saranno maggiormente esposti alla siccità, possiamo pianificare prima infrastrutture e strategie di gestione della risorsa idrica.

Il CMCC ha applicato questo approccio anche alla Campania, dove nel maggio 2026 è stato presentato il Campania Climate Hub, una piattaforma digitale sviluppata insieme alla Regione Campania per mettere a disposizione di amministrazioni e tecnici mappe, indicatori comunali e provinciali e proiezioni climatiche.

Le proiezioni evidenziano, tra gli altri elementi, un aumento delle temperature e delle ondate di calore, fenomeni di siccità più intensi e persistenti e una maggiore frequenza di eventi di precipitazione estrema, anche in scenari caratterizzati da una possibile diminuzione delle precipitazioni complessive.

È un paradosso solo apparente: può piovere meno nel complesso e, contemporaneamente, aumentare il rischio di precipitazioni estremamente intense.

Il vero salto: sapere dove intervenire

Per anni il dibattito sul clima si è concentrato soprattutto sulla domanda: quanto aumenterà la temperatura globale?

Oggi una domanda altrettanto importante è: dove si concentreranno i rischi?

La differenza è enorme.

Una media nazionale può dirci che una situazione sta peggiorando. Una mappa ad alta risoluzione può indicare dove costruire una scuola, come progettare una strada, dove piantare alberi, quali quartieri proteggere dal caldo e quali infrastrutture rendere più resilienti.

È il passaggio dalla semplice osservazione alla capacità di pianificare. E forse è proprio questa una delle trasformazioni più importanti nella gestione della crisi climatica: non aspettare che l'emergenza arrivi per intervenire, ma utilizzare i dati per capire dove arriverà prima e con quale intensità.

La crisi climatica è globale ma le sue conseguenze sono locali. E più le mappe diventano precise, più diventa difficile dire che non sapevamo dove guardare.

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