Turismo e clima: l’Italia rischia di perdere la sua stagione più importante?
Economia sostenibile

Turismo e clima: l’Italia rischia di perdere la sua stagione più importante?

Per decenni il turismo italiano ha beneficiato di un vantaggio competitivo quasi naturale: un clima favorevole, estati lunghe, coste attrattive, città d'arte visitabili gran parte dell'anno e una straordinaria varietà di paesaggi. Oggi, però, proprio quel fattore che ha contribuito a rendere l'Italia una delle principali destinazioni turistiche mondiali sta diventando una delle sue maggiori vulnerabilità.

Il cambiamento climatico non rappresenta più soltanto una questione ambientale. Sta iniziando a influenzare direttamente la competitività economica dei territori, modificando comportamenti, stagionalità e preferenze dei viaggiatori.

Secondo il World Travel & Tourism Council (WTTC), nel 2024 il settore turistico ha generato in Italia oltre 215 miliardi di euro di valore economico, pari a circa il 10,8% del PIL nazionale. Si tratta di uno dei comparti più importanti dell'economia italiana, capace di sostenere occupazione, investimenti e sviluppo locale. Proprio per questo la sua esposizione ai rischi climatici merita un'attenzione crescente.

Quando il caldo diventa un problema economico

Per anni il sole è stato uno dei principali asset turistici del Mediterraneo. Oggi il fenomeno delle ondate di calore sta iniziando a cambiare questa percezione.

Secondo il programma europeo Copernicus, il 2024 è stato l'anno più caldo mai registrato in Europa e l'area mediterranea continua a essere identificata come uno degli hotspot climatici più vulnerabili al riscaldamento globale.

Le temperature estreme non incidono soltanto sul comfort dei residenti. Influiscono direttamente sull'esperienza turistica. Visitare una città d'arte con temperature superiori ai 40 gradi, affrontare lunghe code sotto il sole o trascorrere giornate in località costiere colpite da fenomeni di siccità e scarsità idrica può modificare profondamente la percezione della destinazione.

Secondo l'European Environment Agency (EEA), l'Europa meridionale sarà una delle regioni maggiormente esposte all'aumento delle ondate di calore nei prossimi decenni con conseguenze dirette su turismo, salute pubblica e produttività economica.

La questione non riguarda soltanto il numero di visitatori. Riguarda il modo in cui e quando i visitatori scelgono di viaggiare.

La trasformazione delle stagioni turistiche

Uno degli effetti più interessanti del cambiamento climatico riguarda la possibile redistribuzione dei flussi turistici. Diversi studi europei suggeriscono che le stagioni intermedie, come primavera e autunno, potrebbero diventare sempre più attrattive rispetto ai mesi estivi tradizionali.

In pratica, alcune destinazioni potrebbero registrare una riduzione della domanda durante luglio e agosto e un aumento delle presenze nei mesi di aprile, maggio, settembre e ottobre. Questo fenomeno potrebbe rappresentare sia una sfida sia un'opportunità.

Da un lato, molte imprese turistiche sono organizzate attorno a una forte concentrazione estiva dei ricavi. Dall'altro, una distribuzione più equilibrata delle presenze potrebbe ridurre il fenomeno dell'overtourism e migliorare la sostenibilità economica delle destinazioni.

Acqua: la risorsa che potrebbe fare la differenza

Se il caldo rappresenta il problema più visibile, la disponibilità idrica rischia di diventare uno dei fattori più critici. Secondo ISPRA, negli ultimi anni l'Italia ha registrato una crescente frequenza di eventi siccitosi, soprattutto nelle regioni meridionali e nelle aree maggiormente dipendenti dal turismo balneare.

Alberghi, strutture ricettive, piscine, impianti sportivi, servizi di ristorazione e attività turistiche consumano quantità significative di acqua, soprattutto durante i mesi estivi quando la disponibilità della risorsa tende a diminuire.

La pressione aumenta ulteriormente nei piccoli comuni costieri e nelle località insulari, dove la popolazione può moltiplicarsi durante l'alta stagione.

La gestione della risorsa idrica sta quindi diventando una questione strategica non solo per l'ambiente ma anche per la competitività turistica.

Le coste italiane sotto pressione

Un altro elemento spesso sottovalutato riguarda l'erosione costiera. Secondo ISPRA, circa il 23% delle coste italiane è interessato da fenomeni erosivi. L'innalzamento del livello del mare, associato a mareggiate sempre più intense, rischia di compromettere progressivamente alcune delle aree turistiche più frequentate del Paese.

Le spiagge rappresentano uno degli asset più importanti del turismo italiano. La loro riduzione non comporta soltanto una perdita ambientale, ma anche un impatto diretto sull'economia locale, sul valore immobiliare e sulla capacità di attrarre visitatori.

In molte aree costiere si stanno già rendendo necessari interventi di protezione, ripascimento e adattamento, con costi crescenti per amministrazioni pubbliche e operatori privati.

Le città d'arte di fronte a una nuova sfida

Il cambiamento climatico non riguarda soltanto le località balneari. Anche le città d'arte stanno sperimentando nuove criticità. Le cosiddette "isole di calore urbane" possono generare temperature significativamente superiori rispetto alle aree circostanti, rendendo più difficoltosa la fruizione turistica durante i mesi estivi.

Roma, Firenze, Milano, Bologna e molte altre città stanno già affrontando episodi di caldo estremo che incidono sulla vivibilità degli spazi pubblici e sull'esperienza dei visitatori. Per questo sempre più amministrazioni stanno investendo in:

  • verde urbano;
  • ombreggiamento degli spazi pubblici;
  • pavimentazioni drenanti;
  • infrastrutture climatiche;
  • sistemi di monitoraggio ambientale.

Misure che fino a pochi anni fa erano considerate interventi ambientali e che oggi diventano anche investimenti economici e turistici.

La competitività del turismo passa dall'adattamento

La vera domanda non è se il turismo italiano continuerà a crescere: la domanda è quali territori saranno in grado di adattarsi più rapidamente alle nuove condizioni climatiche.

La competitività delle destinazioni dipenderà sempre meno dal semplice patrimonio naturale o culturale e sempre più dalla capacità di gestire acqua, energia, mobilità, verde urbano e resilienza climatica.

Le destinazioni che sapranno investire in adattamento potrebbero trasformare una minaccia in un vantaggio competitivo. Quelle che continueranno a considerare il cambiamento climatico come un problema futuro rischiano invece di trovarsi impreparate di fronte a trasformazioni che sono già in corso.

Una questione economica, prima ancora che ambientale

Per lungo tempo il cambiamento climatico è stato trattato come una questione prevalentemente ambientale. Oggi appare sempre più evidente che si tratta anche di una questione economica.

Il turismo rappresenta una delle principali industrie italiane. Proteggerne la competitività significa proteggere occupazione, investimenti e sviluppo territoriale.

Per questo il tema non è se il clima influenzerà il turismo, lo sta già facendo. La vera sfida sarà capire se l'Italia riuscirà ad adattare il proprio modello turistico abbastanza rapidamente da continuare a trasformare una delle sue più grandi ricchezze in un vantaggio competitivo duraturo.

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