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Biodiversità e alimentazione: a rischio il sistema di produzione mondiale.

Frutta verdura - Nonsoloambiente

La FAO pubblica “Il rapporto sullo Stato della biodiversità mondiale per l'alimentazione e l'agricoltura'' e lancia un messaggio molto chiaro: i servizi eco-sistemici sono a rischio collasso e con essi le produzioni agricole da cui dipende il sistema alimentare internazionale.

Il mondo è in continuo sviluppo e la crescita demografica ne è un chiaro indicatore: dagli anni ’90 ad oggi la popolazione mondiale è aumentata di circa 3 miliardi e si attende un’ulteriore impennata nei prossimi anni, con una popolazione che arriverà a superare abbondantemente i 9 miliardi nel 2050.

Un dato che fa riflettere, soprattutto se confrontato con lo stato del pianeta e le sue fragilità: se fino a qualche anno fa le campagne ambientaliste si concentravano sulla tutela di una specifica specie in pericolo, o sulla salvaguardia di un determinato ecosistema a rischio, oggi il tema “ambiente” sembra ancorarsi alla salute dell’uomo. “Il rapporto sullo Stato della biodiversità mondiale per l'alimentazione e l'agricoltura'', redatto dalla FAO sotto la guida della Commissione sulle risorse genetiche per l'alimentazione e l'agricoltura, evidenzia la connessione tra stato dell’ambiente e sviluppo, lanciando un chiaro allarme: se diminuisce la biodiversità, si riduce di conseguenza la capacità degli ecosistemi naturali di far fronte alle necessità di produzione legate a cibo e agricoltura.

“Oggi la situazione sta cambiando - commenta Piero Sardo presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità - pare che la gente sia più sensibile, ma forse non ci si rende conto della gravità del problema: un conto è una perdita, un conto è un collasso catastrofico. Dobbiamo sperare di essere ancora in tempo per evitare questa estinzione di massa ma abbiamo bisogno dell’impegno di tutti, non solo della Fao e di Slow Food, ma di tutta la gente di buona volontà”.

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Gli esperti riconoscono diverse minacce allo stato attuale della biodiversità; per citare i più rilevanti: la crescente domanda di prodotti ad uso alimentare dei mercati internazionali, la demografia in crescita costante, il cambiamento nell'uso del suolo, l’inquinamento, lo sfruttamento eccessivo del terreno e la diffusione di specie invasive. Tutte queste pressioni provocano disequilibri e stress negli ecosistemi naturali, portando all'intensificarsi di effetti quali il cambiamento climatico.

Senza tralasciare una dinamica altrettanto rilevante: la crescita della popolazione mondiale, la forzata urbanizzazione e la conseguente industrializzazione dei processi agricoli causano in diverse aree del pianeta la perdita degli stili di vita tradizionali. Questo compromette il mantenimento dei saperi e delle conoscenze riferite alla valorizzazione della biodiversità e al suo utilizzo per la produzione alimentare.

La transizione verso pratiche agricole intensive porta inoltre ad un impoverimento dei terreni e ad una forzata semplificazione delle colture: la produzione alimentare globale, ad esempio, deriva dall'utilizzo di circa 200 piante - su un totale di circa 6000 specie coltivate nel mondo – e di queste solo 9 soddisfano il 66% della produzione totale. 

Non ultimo, nell'era in cui il forte inquinamento mette a dura prova lo stato di salute degli ecosistemi marini, gli esperti evidenziano una eccessiva pressione sulla pesca: circa un terzo dello stock ittico a livello mondiale è sfruttato in eccesso e un terzo del pesce di acqua dolce è considerato minacciato di estinzione.

Ma non tutto è perduto: il mercato risulta essere un eccezionale driver di cambiamento e ha quindi le possibilità per invertire la rotta. Se da un lato l’innovazione tecnologica può aprire la strada a pratiche di produzione più sostenibili, dall’altro sistemi agricoli meno impattanti possono introdurre e veicolare forme di acquisto più attente al rispetto della biodiversità.

Certo, per lavorare ad una strategia condivisa su scala internazionale serve un approccio multidisciplinare e un maggior coinvolgimento dei diversi stakeholders, tra i quali si riconoscono: produttori e rispettive organizzazioni, consumatori, distributori, policy - makers, organizzazioni governative e non, nazionali e internazionali. Solo investendo in una rete di studio e ricerca integrata sarà possibile raccogliere i dati necessari per implementare azioni concrete volte alla salvaguardia degli ecosistemi naturali e dei servizi da cui l’uomo dipende.

Perché se è importante leggere ed informarsi, è altrettanto fondamentale saper trasformare i dati in azioni concrete. Come dicono gli esperti, “Next step, take action”.

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Tags: Biodiversità