Nel 2023 è boom di nidi di tartarughe marine in Italia
Ambiente

Nel 2023 è boom di nidi di tartarughe marine in Italia

I cambiamenti climatici hanno cambiato le rotte di questi animali, mai così presenti sulle coste italiane come quest’anno: occorrono iniziative di sensibilizzazione e tutela.

Sono attualmente 293 i nidi di Caretta caretta, ovvero della tartaruga marina comune, ritrovati e messi in sicurezza lungo le spiagge italiane: un numero che è destinato ad aumentare prima della fine della stagione estiva e che già segna il superamento del record maggiore mai registrato in Italia. 

Allo stesso modo, anche Spagna e Francia stanno registrando presenze, rispettivamente con 22 e 7 nidi individuati. 

Boom di caretta caretta, dati e cause

A confermare questa impennata sono i dati raccolti tramite il progetto Life Turtlenest, cofinanziato dall’Unione europea attraverso il programma LIFE e coordinato da Legambiente. L’elaborazione di Legambiente sui dati di Tartapedia.it, che raccoglie le segnalazioni delle associazioni impegnate sul territorio, evidenza come il numero di nidi sia già raddoppiato rispetto alla stagione 2022.

Un fattore influenzato dai cambiamenti climatici e dal surriscaldamento delle acque, che spinge un maggior numero di tartarughe a nidificare sulle coste del Mediterraneo Occidentale, e che mette in evidenza l’importanza di una corretta messa in sicurezza e tutela dei nidi. 

Come tutelare i nidi e la specie

Messa in sicurezza dei nidi, monitoraggio, ricerca scientifica, campagne di informazione e sensibilizzazione sono appunto le principali attività al centro del progetto Life Turtlenest. Attività che rendono oggi cruciale anche il ruolo di bagnanti e gestori balneari.

Stefano Di Marco, project manager del progetto europeo Life Turtlenest, ha recentemente sottolineato l’importanza di questa sinergia: “È necessario garantire a questa specie protetta adeguate misure di conservazione. Per questo il progetto prevede una serie di azioni integrate che vanno dall’informazione alla sensibilizzazione delle comunità locali e degli operatori balneari, fino alla definizione di misure di salvaguardia. Il coinvolgimento dei comuni sarà di fondamentale in questa operazione: le amministrazioni locali possono infatti fare molto per disincentivare l’uso dei mezzi meccanici per la pulizia delle spiagge, disciplinare i ripascimenti delle spiagge e limitare l’inquinamento acustico e luminoso, che rappresentano una minaccia sia durante le fasi di deposizione che di schiusa”. 

Ecoturismo, ma con i giusti accorgimenti

A fronte della necessità di sensibilizzare e diffondere l’adozione di buone pratiche a tutela delle tartarughe marine, si nota già – sottolinea Stefano Di Marco – anche una ricaduta positiva dal punto di vista del turismo, “con alcune località che iniziano a legare la propria identità proprio alla presenza della Caretta caretta, invitando a forme di turismo sostenibile”.

E proprio l’equilibrio tra “turismo” e “sostenibilità” è ciò che oggi deve essere il più possibile promosso e valorizzato: un connubio che rischia di essere offuscato dall’impatto negativo di alcune forme di “ecoturismo”, che offrono la possibilità di vivere esperienze a contatto con la natura, a scapito della fauna che può essere messa in pericolo da un eccessivo avvicinamento da parte dell’uomo.

Esistono però anche forme virtuose di ecoturismo: un esempio è costituito dalle crociere di ricerca organizzate da WWF: esperienze in barca, in presenza di biologi marini, durante le quali al piacere della vacanza in barca si associa una vera e propria esperienza da “ricercatore” partecipando attivamente ad attività di monitoraggio e identificazione di esemplari di cetacei o di altri abitanti del mare.


Immagine: Marc-André Julien

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