Data center in Lombardia, la sfida della sostenibilità: energia, acqua e consumo di suolo
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Data center in Lombardia, la sfida della sostenibilità: energia, acqua e consumo di suolo

L’intelligenza artificiale e i servizi digitali richiedono infrastrutture sempre più grandi. In Lombardia, oltre 60 richieste di nuovi data center hanno riaperto il dibattito sull’impatto energetico e ambientale del settore. La Regione valuta regole più stringenti per favorire le aree dismesse, contenere i consumi idrici e promuovere l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili.

La trasformazione digitale ha un’impronta fisica che spesso rimane invisibile agli utenti. Ogni ricerca online, applicazione basata sull’intelligenza artificiale, servizio cloud e piattaforma di streaming dipende da infrastrutture capaci di elaborare e conservare enormi quantità di dati. I data center sono il cuore di questo sistema, ma il loro sviluppo pone una questione sempre più rilevante: come sostenere la crescita digitale senza aumentare eccessivamente la pressione sulle risorse energetiche, idriche e territoriali?

Il tema è particolarmente attuale in Lombardia, dove la concentrazione di infrastrutture digitali e le nuove richieste di insediamento stanno alimentando il confronto sulle condizioni necessarie per uno sviluppo sostenibile.

Secondo un’inchiesta pubblicata da Reuters il 15 ottobre 2026, dopo l’entrata in vigore della nuova normativa regionale sono state presentate oltre 60 richieste per progetti di data center, con una capacità complessiva proposta di circa 11 gigawatt. Secondo le stime regionali riportate dall’agenzia, se questa capacità venisse interamente realizzata, potrebbe richiedere circa 90 terawattora di elettricità all’anno, a fronte di una domanda elettrica regionale attuale stimata in circa 65 terawattora.

Si tratta di progetti proposti, non di impianti già autorizzati e operativi. La distinzione è essenziale per comprendere le dimensioni della sfida senza confondere le richieste presentate con i consumi effettivi del settore.

Il costo energetico dell’intelligenza artificiale

I data center ospitano server, sistemi di archiviazione, apparati di rete e impianti di raffreddamento che devono funzionare in modo continuativo. La loro domanda energetica dipende da diversi fattori, tra cui dimensioni, tipologia dei servizi erogati, efficienza delle apparecchiature e modalità di raffreddamento.

La diffusione dell’intelligenza artificiale generativa aggiunge un ulteriore elemento di complessità. L’addestramento e l’utilizzo di modelli avanzati richiedono capacità di calcolo elevate, mentre la crescita dei servizi cloud aumenta la necessità di infrastrutture affidabili e disponibili in ogni momento.

Questo non significa che ogni applicazione di intelligenza artificiale abbia lo stesso impatto, né che la crescita dei consumi sia inevitabile nella stessa misura per tutti gli impianti. L’efficienza dei processori, la progettazione dei sistemi, il ricorso a fonti energetiche a basse emissioni e la gestione dei carichi possono influire significativamente sulle prestazioni ambientali.

La questione, quindi, non è soltanto quanta energia serva per alimentare un data center, ma anche da dove provenga, come venga utilizzata e quale impatto abbia sulle reti locali. Una rapida concentrazione di nuovi impianti può infatti richiedere potenziamenti infrastrutturali e nuova capacità di approvvigionamento, con effetti che devono essere valutati prima di autorizzare i singoli progetti.

Per approfondire il quadro europeo dei consumi energetici del digitale, è possibile consultare il Centro comune di ricerca della Commissione europea (JRC), che pubblica analisi scientifiche su energia, tecnologia e transizione industriale.

Acqua e raffreddamento: una risorsa da non sottovalutare

Accanto all’elettricità, anche l’acqua è una variabile importante. Alcuni sistemi di raffreddamento utilizzano acqua per dissipare il calore generato dai server; i consumi effettivi dipendono dalla tecnologia adottata, dal clima, dal carico di lavoro e dalle caratteristiche dell’impianto.

In territori esposti a periodi di siccità o a una crescente competizione tra usi civili, agricoli e industriali, la localizzazione dei nuovi data center deve tenere conto della disponibilità idrica. Non basta quindi valutare l’efficienza del singolo edificio: occorre considerare il bacino in cui si inserisce e gli effetti cumulativi di più infrastrutture.

Tra le possibili soluzioni figurano sistemi di raffreddamento più efficienti, il ricircolo dell’acqua, il monitoraggio dei prelievi e, laddove tecnicamente appropriato, tecnologie che riducano la dipendenza dall’acqua potabile. Ogni scelta deve però essere valutata nel contesto locale, considerando anche il consumo energetico aggiuntivo che alcune soluzioni possono comportare.

La trasparenza sui consumi idrici, insieme a quella sui consumi energetici, dovrebbe diventare una componente centrale della valutazione ambientale degli impianti.

La normativa lombarda: priorità alle aree dismesse

La Lombardia ha già introdotto una disciplina specifica con la Legge regionale 3 giugno 2026, n. 11, dedicata all’insediamento dei centri dati.

La norma mira a conciliare sviluppo tecnologico e tutela del territorio, con attenzione alla riduzione del consumo di suolo, alla salvaguardia delle risorse idriche, all’efficienza energetica e alla coerenza tra nuovi impianti e capacità delle reti infrastrutturali. Tra gli obiettivi figura, inoltre, la promozione dell’insediamento nelle aree industriali dismesse e del recupero del calore prodotto dai data center, anche attraverso reti di teleriscaldamento.

Il quadro comprende anche un procedimento unico per le autorizzazioni, introdotto a livello nazionale dal decreto-legge 20 febbraio 2026, n. 21, convertito dalla legge 10 aprile 2026, n. 49, e disciplinato in Lombardia dalla normativa regionale e dai successivi provvedimenti attuativi.

La crescita delle domande ha tuttavia spinto la Regione a valutare un rafforzamento delle regole. Reuters ha riferito il 15 ottobre che erano allo studio modifiche per limitare ulteriormente il ricorso ai terreni agricoli, favorire le aree industriali dismesse, migliorare la gestione dell’acqua e promuovere l’utilizzo di energia rinnovabile. Al momento della pubblicazione della notizia, le modifiche erano ancora un percorso annunciato, non una nuova normativa già definitivamente approvata.

Per seguire gli aggiornamenti ufficiali è possibile consultare la pagina della Regione Lombardia dedicata al procedimento unico per i centri dati.

Aree dismesse, energia rinnovabile e recupero del calore

La scelta del luogo in cui costruire un data center è una delle decisioni che possono determinare il suo impatto ambientale nel lungo periodo. Riutilizzare siti industriali dismessi può ridurre la pressione su terreni agricoli e aree naturali, contribuendo alla rigenerazione urbana e al recupero di spazi già infrastrutturati.

Questa soluzione, però, non elimina automaticamente tutti i problemi. Anche un’area industriale abbandonata può richiedere interventi di bonifica, nuove connessioni elettriche e opere infrastrutturali. La valutazione deve quindi considerare le caratteristiche del sito, la rete disponibile, la vulnerabilità ambientale e la vicinanza agli insediamenti abitati.

Un’altra opportunità è rappresentata dal recupero del calore di scarto. I server producono calore che, in determinate condizioni, può essere riutilizzato per alimentare reti di teleriscaldamento o altri processi termici. La fattibilità dipende dalla temperatura disponibile, dalla distanza dagli utilizzatori, dalla domanda di calore e dai costi delle infrastrutture necessarie.

Anche l’approvvigionamento energetico richiede una valutazione concreta. La stipula di contratti per energia rinnovabile può contribuire alla decarbonizzazione, ma è importante distinguere le dichiarazioni di approvvigionamento dalle condizioni fisiche della rete e dalla disponibilità di energia nei diversi momenti della giornata. Pianificazione, nuove capacità rinnovabili, accumuli e reti devono procedere in modo coordinato.

La sostenibilità digitale deve essere misurabile

La crescita dei data center mostra che la transizione digitale e quella ecologica non possono essere trattate come percorsi separati. I servizi digitali possono contribuire all’efficienza di numerosi settori, ma le infrastrutture che li rendono possibili devono essere progettate tenendo conto dei loro effetti ambientali.

Per valutare la sostenibilità di un impianto servono indicatori verificabili: consumi elettrici, efficienza energetica, provenienza dell’energia, prelievi idrici, riutilizzo del calore, consumo di suolo e impatti sulle reti. È inoltre importante distinguere tra dati progettuali, stime e risultati misurati dopo l’entrata in esercizio.

Il caso lombardo mette in evidenza una sfida destinata a riguardare anche altri territori: attrarre investimenti tecnologici senza compromettere la disponibilità delle risorse e la qualità degli ecosistemi. La competitività digitale non dipende soltanto dalla capacità di costruire nuove infrastrutture, ma anche dalla possibilità di inserirle in modo efficiente e responsabile nel territorio.

La questione non è scegliere tra innovazione e tutela ambientale. È stabilire condizioni chiare affinché la prima non proceda a scapito della seconda.

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