Quando la sostenibilità diventa responsabilità: il nuovo ruolo delle imprese lungo la filiera
Sostenibilità

Quando la sostenibilità diventa responsabilità: il nuovo ruolo delle imprese lungo la filiera

La sostenibilità d’impresa non riguarda più soltanto la riduzione delle emissioni o l’efficienza energetica. Diritti umani, condizioni di lavoro, integrità, impatti ambientali e gestione delle catene di fornitura stanno entrando sempre più nel modo in cui le aziende definiscono strategie, controllano i rischi e rendicontano le proprie attività.

È il passaggio da una visione della sostenibilità concentrata prevalentemente sugli impatti ambientali a un approccio più ampio, nel quale la responsabilità dell’impresa comprende anche le persone, le relazioni lungo la filiera e il modo in cui vengono prese e comunicate le decisioni.

È questo il perimetro nel quale si inserisce il Global Compact Network Italia, rete nazionale collegata al UN Global Compact delle Nazioni Unite, che porta nel dibattito tra imprese e stakeholder i dieci principi dell'iniziativa ONU dedicati a diritti umani, lavoro, ambiente e lotta alla corruzione. 

Dai principi alle pratiche aziendali

Il punto di partenza è rappresentato dai Dieci Principi del Global Compact.

I primi due chiedono alle imprese di sostenere e rispettare i diritti umani riconosciuti a livello internazionale e di evitare qualsiasi coinvolgimento in violazioni. I principi dedicati al lavoro riguardano invece la libertà di associazione e contrattazione collettiva, eliminazione del lavoro forzato e minorile e contrasto alle discriminazioni.

Sul fronte ambientale, il Global Compact richiama il principio di precauzione, la responsabilità ambientale e la diffusione di tecnologie rispettose dell'ambiente. Il decimo principio riguarda infine la lotta alla corruzione in tutte le sue forme, comprese estorsione e concussione.

Non si tratta quindi di un elenco limitato alla funzione sustainability. Questi principi toccano direttamente acquisti, risorse umane, governance, compliance, gestione dei fornitori e strategia aziendale. E proprio questa integrazione rappresenta una delle principali sfide per le imprese.

La filiera è il punto in cui aumentano i rischi

Una parte significativa degli impatti ambientali e sociali associati alle attività economiche non si produce direttamente all’interno degli stabilimenti o degli uffici di un’impresa ma lungo la sua catena di fornitura.

Lo evidenzia anche l'OECD Responsible Business Outlook 2026: le aziende sono chiamate a individuare e affrontare gli impatti negativi effettivi e potenziali nelle proprie attività, nelle supply chain e nelle relazioni commerciali. L'OCSE sottolinea inoltre che molti degli impatti più significativi si verificano proprio nella catena del valore. Questo cambia concretamente il significato di "filiera sostenibile".

Non basta infatti chiedere ad un fornitore di sottoscrivere un codice di condotta. La due diligence richiede di comprendere dove si concentrano i rischi, valutarne la gravità, intervenire sulle situazioni più rilevanti e monitorare nel tempo i risultati.

Il modello proposto dall'OCSE è basato proprio su una due diligence fondata sul rischio, applicata alle attività dell'impresa, alla supply chain e alle relazioni commerciali. 

Diritti umani e lavoro: la sostenibilità entra nelle relazioni industriali

Il tema sociale assume un peso particolare quando si guarda alle condizioni di lavoro lungo le filiere globali.

L'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) identifica cinque categorie di principi e diritti fondamentali: libertà di associazione e contrattazione collettiva, eliminazione del lavoro forzato, abolizione del lavoro minorile, eliminazione delle discriminazioni nell'occupazione e diritto a un ambiente di lavoro sicuro e salubre.

Sono principi che non riguardano esclusivamente il rapporto tra azienda e dipendenti diretti. In filiere internazionali complesse, la capacità di conoscere e gestire le condizioni di lavoro dei partner commerciali diventa parte della gestione del rischio.

Anche per questo la sostenibilità sta progressivamente coinvolgendo funzioni aziendali che tradizionalmente non si occupavano direttamente di ESG: procurement, legal, compliance, HR e gestione della supply chain.

Dalla responsabilità volontaria alla due diligence

Il quadro europeo sta inoltre rendendo più strutturato questo approccio.

La Corporate Sustainability Due Diligence Directive, entrata in vigore nel 2024 e successivamente modificata nell'ambito del pacchetto Omnibus I, prevede per le imprese che rientrano nel perimetro della normativa obblighi di individuazione e gestione degli impatti negativi sui diritti umani e sull'ambiente nelle proprie attività, nelle controllate e nelle catene di attività.

Le modifiche introdotte nel 2026 hanno ristretto e ridefinito il perimetro della direttiva. Secondo la Commissione europea, nella versione modificata le regole riguarderanno le grandi imprese UE con almeno 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di euro di fatturato netto mondiale. Gli Stati membri dovranno recepire le modifiche entro il 26 luglio 2028, mentre l'applicazione delle nuove disposizioni è prevista dal 26 luglio 2029, con alcune specificità per gli obblighi di reporting.

Questo non significa che le aziende escluse dal perimetro possano ignorare il tema. Le grandi imprese, infatti, operano attraverso reti di fornitori e partner di dimensioni molto diverse, e le richieste di informazioni e di gestione dei rischi possono propagarsi lungo la catena del valore.

Anche il reporting cambia

Un altro elemento centrale è la capacità di dimostrare ciò che l'impresa dichiara.

Nel sistema del Global Compact, la Communication on Progress (CoP) costituisce il principale meccanismo di rendicontazione dell'iniziativa ed è un requisito annuale per le imprese partecipanti. La CoP raccoglie informazioni sulle azioni e sulle performance relative ai Dieci Principi e agli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Per il ciclo 2026, il questionario del Global Compact è organizzato in cinque aree di disclosure: governance, diritti umani, lavoro, ambiente e anticorruzione. L'obiettivo dichiarato non è attribuire un punteggio alle aziende, ma favorire trasparenza e progresso.

È un passaggio importante: il reporting non dovrebbe limitarsi a raccontare iniziative, ma rendere leggibili politiche, azioni, risultati e aree ancora da migliorare.

Gli SDGs come quadro di riferimento

Alla responsabilità d'impresa si collega anche il contributo agli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Il Global Compact considera gli SDGs parte integrante del proprio approccio: le aziende sono chiamate a individuare gli obiettivi più rilevanti rispetto alle proprie attività e a collegare ad essi strategie, azioni e risultati.

Per un'impresa questo significa, ad esempio, poter collegare una politica sulla salute e sicurezza al tema del lavoro dignitoso, una strategia di riduzione delle emissioni agli obiettivi climatici, oppure interventi sulla catena di fornitura a diritti umani, consumo responsabile e partnership.

Il valore degli SDGs, in questo contesto, non sta quindi soltanto nel citarli nei documenti aziendali, ma nel renderli parte di obiettivi e processi verificabili.

La sfida è integrare, non aggiungere

Il vero cambiamento riguarda quindi il modo in cui la sostenibilità viene inserita nell'organizzazione.

Una politica ambientale separata dalle decisioni industriali, un codice etico non collegato alla selezione dei fornitori o un report che non dialoga con i dati utilizzati dal management rischiano di rimanere strumenti isolati.

Le indicazioni internazionali vanno invece verso una maggiore integrazione tra strategia, gestione dei rischi, supply chain, diritti umani, ambiente e reporting. L’OCSE, per esempio, indica la due diligence come parte integrante della condotta d’impresa responsabile e invita le aziende ad incorporarla nei propri sistemi di gestione.

Per le imprese questo significa soprattutto una cosa: conoscere meglio la propria catena del valore, stabilire priorità sulla base dei rischi, raccogliere dati affidabili e trasformare gli impegni in processi concreti.

La sostenibilità, in questa prospettiva, non è più soltanto ciò che un'azienda decide di raccontare. È sempre più legata a come prende le decisioni, con chi lavora, quali impatti genera e come dimostra di gestirli.

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