Gli edifici devono cambiare: perché il futuro dell’edilizia passa dalla decarbonizzazione
Sostenibilità

Gli edifici devono cambiare: perché il futuro dell’edilizia passa dalla decarbonizzazione

L’edilizia non è più soltanto una questione di costruire meglio. Tra consumi energetici, emissioni, materiali e qualità degli spazi, il patrimonio costruito è uno dei terreni decisivi della transizione climatica. E la nuova frontiera è misurare quanto un edificio sia davvero sostenibile lungo tutto il suo ciclo di vita.

Un edificio può essere nuovo, tecnologico e persino efficiente. Ma questo non significa necessariamente che sia sostenibile.

Per capire quanto un immobile incida davvero sull’ambiente bisogna guardare molto più lontano della bolletta energetica: come è stato progettato, quali materiali sono stati utilizzati, quanta energia consuma, quanta acqua richiede, quanto è confortevole per chi lo abita e cosa succede a quelle risorse quando l’edificio arriva alla fine della sua vita utile.

È questa la trasformazione che sta investendo il settore delle costruzioni: dall’idea di green building come edificio efficiente alla visione di un ambiente costruito decarbonizzato, circolare e resiliente.

Il problema parte dagli edifici che abbiamo già

La transizione non può riguardare soltanto le nuove costruzioni.

Secondo la Commissione europea, circa l’85% degli edifici dell’UE è stato costruito prima del 2000 e il 75% presenta prestazioni energetiche scarse. Inoltre, il tasso annuo di ristrutturazione energetica rimane intorno all'1%. Gli edifici rappresentano circa il 40% dell'energia consumata nell'Unione europea.

Il problema, quindi, è anche quello di intervenire su un patrimonio già esistente.

In Italia la situazione presenta una sfida analoga. Il rapporto ENEA-CTI sulla certificazione energetica 2025, basato su oltre 1,2 milioni di Attestati di Prestazione Energetica (APE) emessi nel 2024, evidenzia comunque un miglioramento progressivo delle prestazioni energetiche, soprattutto nel residenziale.

I dati mostrano che gli edifici residenziali nelle classi energetiche più efficienti, da A4 a B, sono arrivati nel 2024 al 20%, mentre quelli nelle classi F e G sono scesi al 45,3%, oltre due punti percentuali in meno rispetto all'anno precedente. Nel non residenziale la quota A4-B è anch'essa del 20%, mentre F-G scende al 30,9%.

Il miglioramento c'è, ma i numeri raccontano anche quanto lavoro resti da fare.

Dal consumo energetico alle emissioni

L'efficienza energetica rimane fondamentale, ma non è più sufficiente considerare soltanto quanta energia utilizza un edificio durante il suo funzionamento.

La decarbonizzazione richiede di guardare all'intero ciclo di vita dell'edificio. Significa considerare anche le emissioni incorporate nei materiali, i processi produttivi, il trasporto, la fase di costruzione, la manutenzione, le ristrutturazioni e, infine, il fine vita. È una prospettiva che sta entrando anche nelle politiche europee.

La nuova Energy Performance of Buildings Directive (EPBD) punta, infatti, a un patrimonio edilizio europeo completamente decarbonizzato entro il 2050. Per i nuovi edifici, il percorso prevede il passaggio allo standard degli edifici a zero emissioni: dal 2028 per quelli di proprietà di enti pubblici e dal 2030 per tutte le nuove costruzioni, con le specifiche eccezioni previste dalla normativa.

La direttiva chiede inoltre agli Stati membri di predisporre piani nazionali di ristrutturazione degli edifici e di accelerare la trasformazione del patrimonio esistente.

La direzione, quindi, è abbastanza chiara: non basta costruire edifici che consumano meno. Bisogna ridurre progressivamente l'impatto dell'intero sistema edilizio.

Che cosa significa davvero “edificio sostenibile”?

È proprio qui che entrano in gioco i sistemi di certificazione.

Un edificio sostenibile non si definisce soltanto attraverso una tecnologia particolarmente efficiente o attraverso la presenza di pannelli fotovoltaici.

I protocolli di certificazione possono infatti valutare diverse dimensioni contemporaneamente: energia, acqua, materiali, qualità ambientale interna, sito, innovazione e altri aspetti legati al contesto.

È il principio alla base dei sistemi sviluppati da Green Building Council Italia, organizzazione che opera nel campo dell'edilizia sostenibile, delle certificazioni e della decarbonizzazione del costruito.

Un esempio è GBC HOME, sistema di rating sviluppato per il contesto abitativo italiano, che considera sostenibilità del sito, gestione delle acque, energia e atmosfera, materiali e risorse, qualità ambientale interna, innovazione nella progettazione e priorità regionali.  Ma la logica della certificazione può essere applicata anche a contesti molto diversi.

Per gli edifici storici, ad esempio, GBC Italia ha sviluppato GBC Historic Building, protocollo dedicato agli interventi di conservazione, recupero e riqualificazione sostenibile del patrimonio storico. Il sistema considera, tra gli altri aspetti, acqua, energia, materiali, qualità ambientale interna e la specifica dimensione della valenza storica.

La certificazione, in questo senso, diventa qualcosa di più di un riconoscimento finale: può diventare uno strumento per orientare il progetto.

Misurare l'impatto, non soltanto dichiararlo

Il punto più interessante arriva quando si passa dalle intenzioni ai numeri.

Nel 2023 GBC Italia ha presentato il primo Impact Report sull'edilizia sostenibile certificata in Italia, realizzato analizzando circa 19 milioni di metri quadrati di edifici registrati e certificati in Italia dal 2008 attraverso i protocolli della famiglia LEED-GBC.

L'analisi ha preso in considerazione diverse aree di impatto: ecosistemi, energia ed emissioni, acqua, materiali ed economia circolare, comfort e salubrità.

Il valore di un'analisi di questo tipo sta proprio nel passaggio dalla teoria alla misurazione.

Dire che un edificio è “green” racconta poco. Sapere quanta energia consuma, quali emissioni evita, quali risorse utilizza e quali prestazioni raggiunge permette invece di confrontare, valutare e migliorare.

È una differenza importante anche per il mercato immobiliare e finanziario, dove la qualità ambientale degli edifici può incidere sempre di più sulle decisioni di investimento, sulla gestione degli asset e sulla loro capacità di mantenere valore nel tempo.

La nuova sfida: decarbonizzare senza perdere resilienza

La decarbonizzazione è però soltanto una parte della trasformazione.

Un edificio progettato per consumare poco ma incapace di affrontare un'ondata di calore, una pioggia estrema o altri eventi climatici può diventare rapidamente vulnerabile.

Per questo la nuova Roadmap 2025-2026 di GBC Italia amplia la prospettiva e accompagna il percorso verso un ambiente costruito caratterizzato da neutralità climatica, circolarità e resilienza. La roadmap considera non soltanto la riduzione delle emissioni, ma anche l'uso efficiente delle risorse, materiali e processi a minore impatto, fonti energetiche rinnovabili e decarbonizzate, resilienza agli eventi climatici estremi e al rischio sismico e qualità della vita.

La roadmap è costruita secondo una logica di filiera: non riguarda quindi soltanto architetti e imprese edili, ma anche pubbliche amministrazioni, settore finanziario, sviluppatori e gestori immobiliari, aziende energetiche, produttori di materiali e componenti, professionisti e consulenti.

Ed è probabilmente questa la vera difficoltà della transizione: l'edificio non è un oggetto isolato, ma il risultato di una catena di decisioni.

Costruire meglio non significa soltanto costruire nuovo

La sfida dei prossimi anni sarà quindi doppia.

Da una parte, progettare edifici nuovi che nascano già con standard energetici e ambientali molto più elevati. Dall'altra, trasformare il patrimonio esistente, evitando che la transizione rimanga confinata alle nuove costruzioni.

La certificazione può aiutare a rendere misurabile questo percorso. La normativa europea stabilisce la direzione. Gli investimenti e le scelte della filiera determinano quanto rapidamente quella direzione possa diventare realtà.

E in questo scenario il green building smette di essere una nicchia del settore edilizio. Diventa una questione di energia, clima, materiali, finanza, salute e qualità della vita. Perché il vero edificio sostenibile non è quello che semplicemente promette di consumare meno, è quello di cui possiamo misurare l'impatto, conoscere le prestazioni e dimostrare, dati alla mano, che costruire meglio significa davvero lasciare un'impronta più leggera.

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