PFAS: perché i “forever chemicals” sono diventati una delle emergenze ambientali più costose d’Europa
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PFAS: perché i “forever chemicals” sono diventati una delle emergenze ambientali più costose d’Europa

Per anni sono rimasti invisibili. Presenti in padelle antiaderenti, tessuti impermeabili, schiume antincendio, imballaggi alimentari e numerosi processi industriali, i PFAS - sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche - sono stati utilizzati per decenni grazie alla loro capacità di resistere all'acqua, al calore e ai grassi.

Oggi, però, queste stesse caratteristiche stanno diventando un problema.

I PFAS vengono infatti definiti "forever chemicals", sostanze chimiche eterne, perché possono persistere nell'ambiente per decenni o addirittura secoli senza degradarsi completamente. La loro presenza è stata rilevata in fiumi, laghi, acque sotterranee, terreni agricoli e perfino nell'acqua potabile di numerosi Paesi europei.

La questione non riguarda più soltanto l'ambiente. Oggi i PFAS rappresentano una sfida che coinvolge salute pubblica, gestione delle risorse idriche, attività industriali e sostenibilità economica.

Una contaminazione diffusa in tutta Europa

Secondo una recente analisi dell'Agenzia Europea dell'Ambiente (EEA), il PFOS - una delle sostanze appartenenti alla famiglia dei PFAS - è ampiamente presente nelle acque europee.

Tra il 2018 e il 2022, tra il 51% e il 60% dei fiumi monitorati in Europa ha superato gli standard ambientali previsti per questa sostanza. Anche laghi, aree costiere e acque di transizione mostrano livelli di contaminazione significativi.

Parallelamente, il progetto internazionale "Forever Pollution" ha identificato migliaia di siti contaminati nel continente, evidenziando come il fenomeno non riguardi più singole aree industriali ma un problema diffuso su scala europea.

L'Italia conosce bene il problema

Nel nostro Paese il caso più noto è quello del Veneto, considerato uno dei più grandi episodi di contaminazione da PFAS in Europa.

Per anni sostanze fluorurate provenienti da attività industriali hanno contaminato falde acquifere e reti idriche, coinvolgendo numerosi comuni e centinaia di migliaia di cittadini. Studi epidemiologici e monitoraggi ambientali hanno portato il tema all'attenzione nazionale e internazionale.

Negli ultimi anni il problema è emerso anche in altre regioni italiane. Un'indagine di Greenpeace Italia ha rilevato la presenza di PFAS nel 79% dei campioni di acqua potabile analizzati in diversi territori del Paese.

Perché i PFAS preoccupano così tanto

La principale criticità è legata alla loro persistenza. Una volta rilasciati nell'ambiente, questi composti possono accumularsi nel suolo, nelle acque e negli organismi viventi.

Secondo numerosi studi scientifici, l'esposizione prolungata ad alcuni PFAS è stata associata ad effetti sulla salute che includono alterazioni del sistema immunitario, problemi metabolici e un aumento del rischio di alcune patologie. Per questo motivo le autorità sanitarie di molti Paesi stanno introducendo limiti sempre più severi per la loro presenza nell'acqua potabile.

La sfida economica della bonifica

Oltre agli aspetti sanitari e ambientali, esiste una questione economica spesso sottovalutata. Bonificare le aree contaminate da PFAS è complesso e costoso.

Secondo stime pubblicate nell'ambito del Forever Pollution Project, il costo della decontaminazione in Europa potrebbe raggiungere cifre comprese tra 95 miliardi e 2 trilioni di euro nei prossimi vent'anni, a seconda dell'estensione degli interventi e delle tecnologie adottate.

Molti sistemi tradizionali di trattamento delle acque non sono infatti progettati per rimuovere efficacemente queste sostanze, rendendo necessari investimenti significativi in nuove tecnologie e infrastrutture.

L'Europa accelera sulla regolamentazione

Negli ultimi anni l'Unione Europea ha intensificato le attività normative per limitare l'utilizzo dei PFAS e migliorare il monitoraggio della qualità delle acque.

La Direttiva europea sulle acque potabili ha introdotto specifici parametri per il controllo di queste sostanze, mentre l'Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche (ECHA) sta valutando una delle più ampie restrizioni mai proposte per l'utilizzo dei PFAS sul mercato europeo.

L'obiettivo è agire alla fonte del problema, riducendo le emissioni future e limitando i costi economici e ambientali che altrimenti ricadrebbero su cittadini e amministrazioni pubbliche.

Una questione che riguarda il futuro della sostenibilità

Il caso PFAS mostra come le sfide ambientali del futuro non riguardino soltanto il cambiamento climatico.

La qualità dell'acqua, la sicurezza chimica, la tutela della salute e la resilienza delle infrastrutture sono temi sempre più interconnessi.

Affrontare questi problemi significa investire in innovazione, monitoraggio, prevenzione e governance. Significa anche riconoscere che la sostenibilità non è soltanto una questione ambientale, ma una componente essenziale della competitività e della qualità della vita.

Per approfondire

La gestione delle risorse naturali, la resilienza dei territori e le sfide della sostenibilità sono alcuni dei temi affrontati nel report "Agenda 2030: dalla consapevolezza all'azione", realizzato da Nonsoloambiente in occasione del Festival dello Sviluppo Sostenibile di ASviS.

👉 Scarica gratuitamente il report completo dal sito di Nonsoloambiente.

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