Trasporto marittimo sostenibile: come le navi a vela aiutano a ridurre le emissioni
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Trasporto marittimo sostenibile: come le navi a vela aiutano a ridurre le emissioni

Quando si pensa alle navi a vela, l'immaginario corre ai grandi velieri che per secoli hanno attraversato gli oceani trasportando merci e persone. Con l'avvento dei motori a vapore prima e dei combustibili fossili poi, il vento è stato progressivamente abbandonato a favore di sistemi di propulsione più potenti e affidabili.

Oggi, però, qualcosa sta cambiando.

Di fronte alla necessità di decarbonizzare uno dei settori più difficili da elettrificare, il trasporto marittimo sta tornando a guardare proprio a quella tecnologia che sembrava appartenere al passato. Non si tratta di un ritorno romantico alla navigazione di un tempo, ma dell'integrazione di vele rigide, rotori e aquiloni ad alta tecnologia capaci di sfruttare il vento per ridurre il consumo di carburante e le emissioni di CO₂.

Una soluzione che unisce innovazione e tradizione e che potrebbe contribuire a rendere più sostenibile il commercio globale.

Il trasporto marittimo è il motore invisibile del commercio mondiale

Ogni giorno migliaia di navi attraversano gli oceani trasportando materie prime, prodotti alimentari, automobili, elettronica e combustibili.

Secondo l'International Maritime Organization (IMO), circa il 90% del commercio mondiale avviene via mare. Senza il trasporto marittimo, la globalizzazione economica così come la conosciamo sarebbe semplicemente impossibile. Ma questa enorme rete logistica ha anche un impatto ambientale significativo.

L'IMO stima che il trasporto marittimo internazionale sia responsabile di circa il 3% delle emissioni globali di gas serra, una quota paragonabile alle emissioni annuali di un grande Paese industrializzato.

Con la crescita del commercio internazionale, queste emissioni rischiano di aumentare ulteriormente se non verranno adottate nuove tecnologie.

Perché il settore è così difficile da decarbonizzare

A differenza delle automobili o di parte del trasporto ferroviario, le grandi navi cargo percorrono migliaia di chilometri senza possibilità di rifornimento frequente.

Le batterie attualmente disponibili non sono ancora in grado di garantire l'autonomia necessaria per alimentare portacontainer lunghi oltre 300 metri. Per questo motivo la ricerca si sta concentrando su più soluzioni:

  • combustibili alternativi come metanolo, ammoniaca e idrogeno;
  • maggiore efficienza dei motori;
  • ottimizzazione delle rotte;
  • e, sempre più spesso, propulsione assistita dal vento. 

Il vento torna protagonista grazie alla tecnologia

Le moderne "vele" hanno ben poco in comune con quelle utilizzate secoli fa.

Una delle soluzioni più diffuse è rappresentata dai rotori Flettner, grandi cilindri verticali rotanti installati sul ponte della nave. Quando il vento colpisce questi cilindri, si genera il cosiddetto effetto Magnus, una forza aerodinamica che contribuisce alla propulsione dell'imbarcazione riducendo il lavoro dei motori principali.

Un'altra tecnologia consiste nelle vele rigide, realizzate in materiali compositi e controllate automaticamente da software che regolano l'orientamento in base all'intensità e alla direzione del vento.

Sempre più interesse stanno suscitando anche gli aquiloni giganti installati sulla prua delle navi, capaci di volare a centinaia di metri di altezza, dove i venti sono più forti e costanti.

Tutti questi sistemi non sostituiscono completamente il motore ma lo affiancano, riducendo il consumo di carburante durante la navigazione.

Quanto si può risparmiare?

Secondo l'International Energy Agency (IEA) e numerosi studi del settore, le tecnologie di propulsione assistita dal vento possono consentire riduzioni dei consumi di carburante comprese tra il 5% e il 20%, a seconda della rotta, delle condizioni meteorologiche e della tipologia di nave.

In alcuni casi sperimentali i risparmi sono stati persino superiori, soprattutto lungo tratte oceaniche caratterizzate da venti favorevoli.

Considerando che una grande nave portacontainer può consumare decine di tonnellate di combustibile al giorno, anche una riduzione del 10% rappresenta un beneficio economico e ambientale significativo.

Le aziende stanno già investendo

Negli ultimi anni diverse compagnie di navigazione hanno iniziato a installare sistemi di propulsione eolica sulle proprie flotte.

La società finlandese Norsepower ha sviluppato rotori Flettner già installati su petroliere, traghetti e navi cargo in Europa e Asia.

L'azienda francese Airseas, nata all'interno del gruppo Airbus, ha invece sviluppato Seawing, un aquilone automatizzato che sfrutta il vento ad alta quota per trainare le navi e ridurre il consumo di carburante.

Anche la compagnia svedese Wallenius Marine sta lavorando al progetto Oceanbird, una nave cargo dotata di enormi vele rigide telescopiche che potrebbe ridurre fino al 90% le emissioni rispetto alle navi tradizionali alimentate esclusivamente da combustibili fossili.

Sebbene si tratti ancora di progetti sperimentali o in fase di sviluppo, dimostrano come il settore stia investendo concretamente in nuove soluzioni.

Non solo ambiente: anche convenienza economica

La spinta verso queste tecnologie non deriva esclusivamente dalle politiche climatiche.

Il carburante rappresenta infatti una delle principali voci di costo per le compagnie di navigazione. Ridurne il consumo significa migliorare la competitività economica delle flotte, soprattutto in un contesto in cui il prezzo dei combustibili è soggetto a forti oscillazioni.

Inoltre, dal 2024 il trasporto marittimo è entrato progressivamente nel sistema europeo di scambio delle quote di emissione (EU ETS), aumentando l'interesse verso tecnologie capaci di ridurre la CO₂ prodotta durante la navigazione.

Una transizione che richiederà più soluzioniGli esperti concordano sul fatto che il vento, da solo, non basterà a decarbonizzare completamente il trasporto marittimo.

Il futuro sarà probabilmente caratterizzato da una combinazione di tecnologie: combustibili alternativi, motori più efficienti, digitalizzazione delle rotte, miglioramento dell'idrodinamica degli scafi e sistemi di propulsione assistita dal vento.

È proprio l'integrazione di queste innovazioni a offrire le maggiori opportunità di riduzione delle emissioni.

Guardare al passato per costruire il futuro

Per secoli il vento è stato il principale alleato della navigazione. Oggi, grazie ai progressi dell'ingegneria aerodinamica, dell'intelligenza artificiale e dei materiali compositi, quella risorsa naturale torna a essere protagonista non per nostalgia, ma per rispondere a una delle sfide più urgenti del nostro tempo: rendere il trasporto marittimo più sostenibile.

Le vele del XXI secolo non assomigliano più a quelle dei grandi velieri. Sono controllate da software, dialogano con sensori meteorologici e lavorano insieme ai motori moderni per ridurre consumi ed emissioni.

In un settore che movimenta quasi tutto il commercio mondiale, anche una riduzione relativamente contenuta dei consumi può tradursi in milioni di tonnellate di CO₂ evitate ogni anno.

Forse il futuro della navigazione non sarà completamente a vela. Ma è sempre più probabile che il vento torni a occupare un posto importante nel viaggio verso un'economia a basse emissioni.

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