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Materie prime critiche, la strategia europea

Materie prime critiche, la strategia europea

Il Parlamento europeo propone una strategia che stimoli l'approvvigionamento autonomo delle materie prime critiche in Europa, così da ridimensionarne la dipendenza dai Paesi estrattori.

Grafite, litio, cobalto: le materie prime critiche (Crm - Critical Raw Materials)- necessarie per la transizione digitale ed energetica- sono concentrate in poche regioni del mondo. Per ridimensionare la dipendenza dai Paesi estrattori e stimolare l'approvvigionamento autonomo di tali materiali, il Parlamento europeo propone una strategia che punti sulla diversificazione, sul riciclaggio e sulla realizzazione di miniere estrattive sul territorio continentale.


Materie prime critiche, a cosa servono 

Come si legge nel testo approvato lo scorso 24 novembre dall'eurocamera, le materie prime critiche sono fondamentali per la produzione di una vasta gamma di beni e applicazioni, fra cui le tecnologie necessarie a concretizzare l'auspicata transizione verso le economie digitali, altamente efficienti dal punto di vista energetico e neutrali dal punto di vista climatico. Ne consegue un rovescio della medaglia non trascurabile, che comprende un'impennata della domanda di Crm. Solo per le batterie delle auto elettriche e lo stoccaggio dell'energia, ad esempio, si calcola che il fabbisogno di litio in Europa aumenterà fino a 18 volte entro il 2030 e fino a 60 entro il 2050.

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Dove si estraggono le Crm: la dipendenza europea 

Il testo di Strasburgo ha evidenziato ben 30 Critical Raw Materials, dalla quale l'Europa è dipendente in larga parte. Quasi il 50% di cobalto si trova nella Repubblica Democratica del Congo, mentre il 58% del litio impiegato dal mercato mondiale proviene dal Cile. Circa l’80% delle riserve di grafite naturale si trovano in Cina, Brasile e Turchia, mentre il 75% delle riserve di manganese appartengono ad Australia, Brasile, Sudafrica e Ucraina. Secondo una nota diffusa dal Parlamento europeo, la Cina è responsabile del 98% della fornitura dell'UE di elementi delle terre rare, la Turchia garantisce il 98% dell’approvvigionamento di borato e il Sudafrica assicura il 71% del fabbisogno di platino dell'UE. “Non possiamo permetterci di sostituire l'attuale dipendenza dai combustibili fossili con la dipendenza dalle materie prime critiche. Le perturbazioni provocate dal coronavirus sulle nostre catene del valore strategiche hanno reso manifesto il problema”, ha dichiarato il vicepresidente della Commissione europea Maroš Šefčovič, presentando il piano d'azione europeo per le materie prime critiche nel settembre 2020.

Aumentare l'autonomia: la strategia europea  

Nel testo approvato lo scorso novembre, gli eurodeputati hanno chiesto, dunque, all'Unione una strategia che accresca l'autonomia per la fornitura di materie prime critiche. Una prima possibilità, è quella di mantenere e sviluppare nel Vecchio Continente le competenze tecniche nell’ambito delle tecnologie estrattive e di lavorazione. Si legge sul sito del Ministero dello sviluppo economico: “Considerando che gli standard e norme ambientali europei per attività estrattive sono tra i più rigorosi al mondo, e che le attività estrattive creano migliaia di posti di lavoro altamente qualificati, si è espressa l’opportunità di intraprendere progetti di attività mineraria primaria all’interno del territorio dell’Unione Europea”.

La relazione auspica, inoltre, la costruzione di un mercato secondario che preveda risorse riciclate, provenienti dal territorio dell'Ue, utilizzate fissando obiettivi di riciclo validi e predisponendo un solido, costante, monitoraggio. Per quanto riguarda il commercio di Crm, il documento propone, in particolare, un rafforzamento dei partenariati e degli accordi commerciali esistenti a livello europeo, valutando al tempo stesso diverse opzioni con nuovi Paesi. Ma non è tutto. Il testo sottolinea, infatti, l'importanza di prendere in considerazione le importazioni, includendo nelle valutazioni degli imprescindibili valori in termini di sostenibilità: da un lato, l'impronta ambientale delle attività estrattive; dall'altro, la provenienza responsabile delle risorse, nel rispetto della salute dei lavoratori, della loro sicurezza e di condizioni di lavoro dignitose.

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Tags: Biodiversità, Ambiente