Il land grabbing diventa un crimine perseguibile

 

Il land grabbing diventa un crimine perseguibile

La Corte Penale Internazionale (ICC) estende la concezione di “crimini contro l’umanità” includendovi anche i crimini ambientali come il Land Grabbing. Intanto, anche le comunità e i governi locali si stanno mobilitando per osteggiare il fenomeno in continua espansione.

Sin dalla sua fondazione, la Corte Penale Internazionale (ICC) si è concentrata sui reati contro l’umanità commessi durante i conflitti armati. In assenza di scenari di guerra, tutte le atrocità compiute in tempi di pace, comprese le innumerevoli efferatezze dettate da mire economiche, non sono mai state realmente perseguite.

Il 15 settembre 2016, il Tribunale per crimini internazionali dell’Aia ha deciso di voltare pagina e ampliare i confini della concezione di “crimine contro l’umanità”. Deportazione forzata e distruzione ambientale, conseguenze primarie del Land Grabbing - ormai consuetudine per i business di sfruttamento delle risorse nei Paesi sottosviluppati – non potranno più essere insabbiate dai tribunali nazionali. Ai crimini ambientali sarà riservato lo stesso trattamento dei crimini di guerra.

Una novità importante, perché, escluse le direttive non cogenti della Fao emanate nel 2012, fino a oggi non si registravano azioni per arginare un fenomeno esistente da mezzo Secolo e divenuto critico dal 2007-2008. In quegli anni di crisi finanziaria, la scarsità dei raccolti e delle scorte agricole, le condizioni climatiche impervie e il costante aumento della popolazione sanciscono un incremento sostanziale dei costi delle derrate alimentari. Così, i Paesi importatori di materie prime agricole iniziano ad accaparrarsi i terreni senza il consenso delle comunità abitanti questo il concetto alla base del Land Grabbing - e i lotti diventano area fertile per colture alimentari o commerciali, produzione di biocarburanti o semplice proprietà privatizzata da rivendere a condizioni favorevoli.

Obiettivo dell’appropriazione terriera sono soprattutto zone dell’Africa subsahariana e dell’Asia oceanica prive di una concreta intitolazione della proprietà, sulle quali i locali vivono da generazioni considerando il possesso legittimo perché consuetudinario. Secondo i dati LandMatrix di settembre 2016, tra i dieci Paesi più interessati figurano Papua Nuova Guinea (3,7 mln di ettari), Repubblica Democratica del Congo (3,1 mln), Sud Sudan (2,6 mln) e Mozambico (2,4).

Giustificando l’affare come occasione di sviluppo economico, occupazionale e infrastrutturale, i governi possono rivendicare il terreno privo di giurisdizione e avanzare pretese economiche, mentre gli acquirenti, siano essi Stati, multinazionali o privati, ottengono un contratto di locazione a lungo termine a prezzo irrisorio. Ma nessuno tiene conto dell’importanza strategica delle risorse primarie per gli abitanti e, se talvolta le acquisizioni riescono davvero a iniettare preziose risorse da investire e a risultare proficue per tutti, in altri casi sfociano in abusi che impediscono alle comunità locali di accedere a beni essenziali e pongono le basi per conflitti civili.

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Secondo i dati (2015) del report On Dangerous Ground dell’ONG Global Witness, nell’ultimo anno sono state 185 le vittime accertate tra coloro che lottavano per difendere terre, foreste e fiumi in opposizione alle politiche invasive. “Il land grabbing non è meno pericoloso della guerra, in termini di impatto sui civili”, commenta Alice Harrison, consulente della Global Witness, “l’annuncio dell’ICC dovrebbe mandare un avvertimento alle aziende e agli investitori: l’ambiente non è più il loro parco giochi. Da qui in avanti chi si appropria illegalmente di terreni, rade al suolo le foreste o avvelena le fonti d’acqua sarà processato”. 

Ma non è soltanto la Corte Penale Internazionale (ICC) a prendere le prime contromisure. In Liberia si sta discutendo in questi giorni sull’approvazione del Land Rights Act, una legge fondiaria a favore delle comunità locali che potrebbe riscrivere la storia del Paese, in Nigeria è entrata in vigore la The Lagos State Properties Protection Law a difesa dell’appropriazione indebita dei suoli e in Ghana si moltiplicano i movimenti di protesta per chiedere l’istituzione di una legge nazionale simile.

Tuttavia, la Corte Penale Internazionale non potrà perseguire crimini ambientali avvenuti successivamente al 2002, suo anno di fondazione, né responsabili provenienti da Paesi non firmatari dello Statuto di Roma. Tra questi, peraltro, non figurano i tre investitori più coinvolti nel fenomeno - Stati Uniti (6,6 mln di ettari), Malesia (3,8 mln) e Singapore (3,2) – ma tale presa di coscienza giuridica rappresenta comunque una prima azione globale per accertarsi in futuro non vi sia sfruttamento di risorse umane e agricole, sia garantito l’accesso alle terre ai piccoli produttori e vi siano investimenti inclusivi per le comunità oggi marginalizzate.

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Tags: Biodiversità