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Artifishal, online il film di Patagonia sull'estinzione di salmoni e pesci selvaggi

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Artifishal è il docufilm di Patagonia che racconta gli interessi economici dell’industria della pesca: enormi vivai destinati all’allevamento ittico industriale che mettono a rischio l’esistenza, la salute e il proliferare di specie selvatiche.

Un film di 80 minuti che racconta di pesci selvaggi e salmoni che non risalgono la corrente, ma che restano chiusi all’interno di vivai per essere destinati all’allevamento e agli incroci genetici e per poi ritornare nelle acque dei fiumi e dei mari dove essere pescati. Il documentario Artifishal, prodotto dal fondatore di Patagonia Yvon Chouinard, è finalmente online e disponibile su YouTube.

Il film di Liars & Thieves esplora gli elevati costi ecologici, finanziari e culturali dell’uomo, convinto che la tecnologia possa compensare la distruzione degli habitat. Il film denuncia l'impatto dei vivai e degli allevamenti ittici, un'industria che ostacola il recupero dei pesci selvaggi, inquina i nostri fiumi e contribuisce al problema che invece dichiara di risolvere. Invece di aumentare il numero di pesci selvatici, l'uso diffuso dei tradizionali programmi di incubazione ha favorito il declino generale delle popolazioni selvatiche, tra cui diverse specie di salmoni un tempo abbondanti, portandole verso l’estinzione.

Il terzo prodotto a marchio Patagonia esplora la situazione problematica dei pesci selvaggi dovuta agli allevamenti ittici. Attraverso le immagini dei vivai americani negli stati di California, Washington, Oregon e Idaho vengono mostrate le condizioni in cui vengono prodotte enormi quantità di salmone geneticamente e qualitativamente inferiore.

La maggior parte delle aziende europee di allevamento di salmoni si trova in Norvegia e in Scozia. Gli allevamenti ittici in recinti di rete contribuiscono in modo determinante alla drammatica estinzione del salmone selvaggio dell'Atlantico perchè consentono il libero flusso di malattie e inquinamento nell'ambiente circostante, dove salmoni e trote di mare lottano per sopravvivere.

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“Durante la mia ultima battuta di pesca in Norvegia - racconta Jasper Pääkkönen, Ambassador Patagonia Fly Fishing- ho raccolto campioni da un pesce con una malattia simile a un fungo che aveva danneggiato gravemente la sua pelle. Li ho inviati alle autorità norvegesi che controllano la pesca perché volevo scoprire se si trattasse di un pesce scappato da un allevamento o di un pesce selvaggio infettato da un altro”.

Negli ultimi 40 anni, la presenza nei mari del salmone dell'Atlantico è scesa da dieci a tre milioni e se non riusciamo a proteggere il loro habitat potrebbero diventare presto una specie in via di estinzione. È il caso del tonno pinna blu: “La maggior parte degli esperti -conclude Jasper Pääkkönen- sostiene che questa specie scomparirà nei prossimi due decenni se continueremo a mangiarla. È in pericolo come molti dei mammiferi che sappiamo essere a rischio, e tuttavia continuiamo a mangiarlo, semplicemente perché ha un buon sapore”.

Con questo progetto Patagonia si prefigge l’obiettivo di proteggere l'habitat fluviale selvaggio e di lavorare per un futuro in cui le prossime generazioni abbiano ancora l'opportunità di pescare e mangiare pesce. La campagna europea, che documenta le azioni dell'industria del salmone in Islanda, Norvegia, Scozia e Irlanda, chiede al pubblico di unirsi alla causa, firmando la petizione rivolta ai governi di questi Paesi per vietare la pratica dell'allevamento dei pesci in recinti di rete in mare aperto.

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Tags: Biodiversità