La raccolta non basta: la vera sfida è dare un mercato ai materiali riciclati
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La raccolta non basta: la vera sfida è dare un mercato ai materiali riciclati

L’Europa punta sulla circolarità ma il passaggio dal rifiuto alla risorsa non si completa con la raccolta differenziata. Servono impianti, regole e soprattutto imprese disposte a utilizzare materiali riciclati. È qui che si gioca la prossima partita dell’economia circolare.

Separare un rifiuto è soltanto l'inizio. Perché un materiale possa davvero rientrare nell'economia, deve essere raccolto, selezionato, trattato, trasformato e infine riacquistato da qualcuno che lo utilizzi per realizzare un nuovo prodotto.

È in questo passaggio che l'economia circolare europea incontra uno dei suoi problemi più difficili: non sempre esiste una domanda sufficiente e stabile per i materiali riciclati.

La questione è tornata al centro del dibattito europeo anche grazie a FEAD - European Waste Management Association, l'associazione che rappresenta l'industria privata della gestione dei rifiuti e delle risorse in Europa. FEAD riunisce associazioni nazionali di 21 Paesi e rappresenta un settore che coinvolge circa 3.000 imprese, con oltre 500.000 addetti e un fatturato complessivo di circa 75 miliardi di euro. 

L'Italia ricicla di più, ma la partita non è chiusa

I dati italiani mostrano che il sistema della raccolta e del riciclo ha fatto passi avanti.

Secondo l'ultimo Rapporto Rifiuti Urbani di ISPRA, nel 2024 l'Italia ha prodotto poco più di 29,9 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, il 2,3% in più rispetto al 2023.

La raccolta differenziata ha raggiunto il 67,7%, con una forte differenza territoriale: 74,2% al Nord, 63,2% al Centro e 60,2% al Sud.

Anche il tasso di riciclaggio dei rifiuti urbani è cresciuto, arrivando al 52,3%, rispetto al 50,8% dell'anno precedente. Ma il dato deve essere letto insieme agli obiettivi europei: entro il 2025 il target è del 55%, mentre sale al 60% nel 2030 e al 65% nel 2035.

Il sistema, quindi, sta migliorando, ma la quantità di rifiuti raccolti separatamente non coincide automaticamente con la quantità di materiali che tornano effettivamente nell'economia. Ed è proprio qui che la questione diventa industriale.

Dal cassonetto alla fabbrica

Pensare al riciclo soltanto come a una questione ambientale rischia di lasciare fuori metà del problema.

Carta, plastica, vetro, metalli, tessili, apparecchiature elettriche ed elettroniche e altri materiali recuperati possono diventare materie prime seconde. Ma per farlo hanno bisogno di impianti, tecnologie, logistica, standard di qualità e soprattutto di un mercato.

FEAD ha messo questo tema al centro di una recente posizione sul futuro Circular Economy Act dell'Unione europea: secondo l'associazione, l'Europa non soffre in generale di una carenza strutturale di materiali riciclabili, ma di una domanda ancora insufficiente e volatile che rende più difficile giustificare nuovi investimenti nella capacità di raccolta, selezione e riciclo.

Il problema è quindi quasi paradossale: possiamo essere in grado di recuperare un materiale senza essere ancora in grado di venderlo in modo competitivo. E se manca un mercato stabile, diventa più difficile investire negli impianti necessari per aumentare qualità e quantità del riciclo.

L'Europa vuole raddoppiare la circolarità

Il tema assume ancora più peso guardando agli obiettivi europei.

Nel 2024 il 12,2% dei materiali utilizzati nell'Unione europea proveniva da materiali riciclati, il valore più alto mai registrato. L'Italia ha raggiunto il 21,6%, tra le percentuali più elevate dell'UE. Il risultato italiano è significativo, ma il dato europeo mostra quanto sia ancora lunga la strada.

L'obiettivo dell'Unione è infatti raddoppiare la quota di materiali riciclati utilizzati nell'economia entro il 2030, portandola al 23,2%.

Non si tratta quindi soltanto di riciclare più rifiuti, bisogna fare in modo che i materiali recuperati sostituiscano davvero una parte delle materie prime vergini. È una differenza sostanziale.

Il nuovo Circular Economy Act

La Commissione europea sta lavorando al Circular Economy Act, previsto per il 2026, con l'obiettivo di rafforzare il mercato unico delle materie prime seconde, aumentare la disponibilità di materiali riciclati di qualità e stimolare la domanda di questi materiali all'interno dell'UE.

La Commissione ha individuato proprio nella creazione di un mercato più funzionante uno dei passaggi necessari per accelerare la transizione circolare.

Durante il confronto con gli stakeholder dell'aprile 2026, tra le questioni discusse sono emerse infatti la necessità di rafforzare il mercato delle materie prime seconde, facilitare i flussi transfrontalieri e recuperare dai rifiuti materiali strategici, comprese alcune materie prime critiche.

Il quadro europeo, quindi, sta progressivamente spostando il focus: dal problema “come gestiamo i rifiuti?” alla domanda “come facciamo a far funzionare il mercato delle risorse recuperate?”

Anche la prevenzione resta fondamentale

C'è però un rischio: parlare di economia circolare soltanto in termini di riciclo.

La gerarchia europea dei rifiuti mette infatti al primo posto la prevenzione, seguita dalla preparazione per il riutilizzo, dal riciclo e dalle altre forme di recupero, mentre lo smaltimento rappresenta l'ultima opzione.

E i dati dell'European Environment Agency mostrano quanto sia difficile raggiungere gli obiettivi puntando soltanto sul riciclo.

Negli ultimi anni la quantità di rifiuti urbani residui nell'UE è rimasta sostanzialmente stabile, intorno a 113 milioni di tonnellate l'anno. L'EEA stima che, anche raggiungendo il target del 60% di riciclo dei rifiuti urbani nel 2030, il quantitativo di rifiuti residui potrebbe comunque rimanere superiore agli obiettivi europei.

Per questo servono contemporaneamente meno rifiuti, più riuso e un riciclo più efficace.

Il riciclo diventa una questione industriale

Il passaggio più interessante è forse proprio questo.

Se un materiale riciclato deve competere con una materia prima vergine, non basta che sia tecnicamente recuperabile. Deve essere disponibile, affidabile, di qualità e economicamente utilizzabile.

Questo significa intervenire lungo tutta la filiera: dalla progettazione dei prodotti alla raccolta, dagli impianti di selezione alle tecnologie di riciclo, dalla logistica fino alle aziende che acquistano e utilizzano le materie prime seconde.

FEAD sottolinea proprio il ruolo dell'industria della gestione dei rifiuti come infrastruttura della circolarità europea: raccolta, selezione e riciclo permettono di riportare materiali e risorse nel sistema produttivo e ridurre la dipendenza dalle materie prime vergini.

E la questione riguarda anche la competitività.

Una maggiore disponibilità di materiali recuperati può contribuire a ridurre la dipendenza europea dalle importazioni di materie prime e a rafforzare la resilienza delle filiere industriali. La stessa Commissione europea collega il Circular Economy Act agli obiettivi di competitività, sicurezza economica e riduzione delle dipendenze dalle risorse esterne

La prossima sfida è far circolare davvero le risorse

La raccolta differenziata rimane quindi fondamentale ma non può essere considerata il punto di arrivo. Il vero successo dell'economia circolare si misura dopo il cassonetto: nella capacità di trasformare ciò che abbiamo scartato in una risorsa nuovamente utilizzabile.

L'Europa ha già fissato obiettivi ambiziosi. L'Italia ha migliorato i propri risultati. E il settore della gestione dei rifiuti sta chiedendo regole e condizioni che rendano possibile investire nella capacità industriale necessaria.

Ma resta una domanda decisiva: chi comprerà i materiali che siamo riusciti a recuperare?

Perché senza domanda, il riciclo rischia di fermarsi proprio nel punto in cui dovrebbe cominciare la seconda vita dei materiali e la vera economia circolare comincia esattamente lì.

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