L’inquinamento che non si sente e non si respira: perché le notti stanno diventando troppo luminose
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L’inquinamento che non si sente e non si respira: perché le notti stanno diventando troppo luminose

Quando si parla di inquinamento, il pensiero corre quasi sempre allo smog, alla plastica dispersa nell'ambiente o alle emissioni di gas serra.

Esiste però una forma di inquinamento molto meno visibile che non lascia rifiuti sulle strade, non produce cattivi odori e raramente occupa le prime pagine dei giornali: è l'inquinamento luminoso.

Per decenni abbiamo associato la luce artificiale a un simbolo di progresso, sicurezza e sviluppo. Strade illuminate, monumenti valorizzati e città sempre più brillanti sono diventati il volto della modernità.

Oggi, però, la ricerca scientifica invita a guardare anche l'altra faccia della medaglia.

L'eccesso di illuminazione artificiale durante le ore notturne sta modificando gli ecosistemi, alterando il comportamento di numerose specie animali, aumentando il consumo energetico e cambiando persino il nostro rapporto con la notte.

Un fenomeno in continua espansione

Negli ultimi vent'anni il pianeta è diventato progressivamente più luminoso.

Uno studio pubblicato sulla rivista Science Advances ha stimato che tra il 2012 e il 2016 la superficie terrestre illuminata artificialmente è aumentata di circa il 2,2% ogni anno, sia in estensione sia in intensità luminosa.

L'introduzione dei sistemi LED, più efficienti dal punto di vista energetico, ha contribuito in molti casi ad aumentare il numero dei punti luce anziché ridurne l'utilizzo, un fenomeno noto come "effetto rebound", per cui un miglioramento dell'efficienza porta a un maggiore consumo complessivo della risorsa.

Secondo gli autori dello studio, la crescita dell'illuminazione notturna rappresenta una delle trasformazioni ambientali più rapide osservate negli ultimi decenni.

Il cielo stellato sta scomparendo

Le conseguenze non riguardano soltanto gli astronomi.

Secondo l'Atlante mondiale della luminosità artificiale del cielo, oltre l'80% della popolazione mondiale vive oggi sotto cieli interessati dall'inquinamento luminoso.

In Europa il dato supera addirittura il 99%. Questo significa che milioni di persone non riescono più a osservare la Via Lattea semplicemente uscendo di casa.

Un cambiamento culturale oltre che ambientale, che modifica il rapporto delle nuove generazioni con il cielo notturno.

Quando la luce diventa un problema per la biodiversità

L'effetto più rilevante riguarda però gli ecosistemi.

Molte specie hanno sviluppato il proprio ciclo biologico seguendo l'alternanza naturale tra luce e buio. Insetti impollinatori, pipistrelli, anfibi, tartarughe marine e uccelli migratori utilizzano la notte come riferimento per orientarsi, alimentarsi o riprodursi.

L'illuminazione artificiale può alterare questi comportamenti.

Le falene, ad esempio, vengono attratte dalle sorgenti luminose, riducendo il tempo dedicato all'impollinazione. Gli uccelli migratori possono perdere l'orientamento durante il volo notturno. Alcune specie di pipistrelli evitano completamente le aree illuminate, modificando i propri percorsi di caccia.

Per questo motivo la Commissione Europea considera oggi l'inquinamento luminoso una pressione crescente sulla biodiversità e ha finanziato numerosi progetti di ricerca dedicati al tema.

Tra questi c'è LIGHTSTAR, progetto europeo che studia come riprogettare l'illuminazione pubblica per ridurre gli effetti sugli ecosistemi senza compromettere sicurezza e vivibilità delle città.

Anche la salute umana entra nel dibattito

Negli ultimi anni il tema ha iniziato a interessare anche la medicina.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità e numerose società scientifiche ricordano che l'alternanza naturale tra luce e buio è uno dei principali regolatori del ritmo circadiano, cioè dell'orologio biologico che governa sonno, metabolismo e numerose funzioni fisiologiche.

L'esposizione eccessiva alla luce durante la notte, soprattutto quella ricca di componenti blu, può interferire con la produzione di melatonina e influenzare la qualità del riposo.

Sebbene siano ancora necessari ulteriori studi per comprendere pienamente gli effetti a lungo termine, cresce il consenso sull'importanza di limitare l'esposizione luminosa non necessaria durante le ore notturne.

Illuminare meglio, non illuminare di più

Affrontare il problema non significa lasciare le città al buio, significa progettare un'illuminazione più intelligente. Le principali strategie individuate dagli esperti comprendono:

  • apparecchi che dirigono la luce esclusivamente verso il suolo;
  • intensità luminosa regolabile in base all'orario;
  • sensori di movimento nelle aree meno frequentate;
  • utilizzo di LED con temperatura di colore più calda;
  • spegnimento delle insegne e delle illuminazioni decorative quando non necessarie.

Secondo uno studio pubblicato dall'Ufficio delle Pubblicazioni dell'Unione Europea, queste soluzioni consentono contemporaneamente di ridurre il consumo energetico, limitare i costi per le amministrazioni e diminuire l'impatto sugli ecosistemi.

Una risorsa naturale da proteggere

Per anni abbiamo pensato che la sostenibilità riguardasse soprattutto aria, acqua e suolo. Oggi scopriamo che anche il buio è una risorsa da preservare.

La notte non rappresenta semplicemente l'assenza di luce. È un elemento fondamentale per l'equilibrio degli ecosistemi, per il benessere delle persone e per il corretto funzionamento di numerosi processi naturali.

Ripensare il modo in cui illuminiamo città, strade e spazi pubblici non significa rinunciare alla sicurezza o al progresso. Significa utilizzare la tecnologia in modo più consapevole.

La vera innovazione non consiste nell'aggiungere sempre più luce ma nell'accenderla solo dove serve, quando serve e nella quantità necessaria.

Fonti:

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