Solo l’uomo può fermare la possibile desertificazione italiana
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Solo l’uomo può fermare la possibile desertificazione italiana

In Sicilia, i terreni hanno già smesso di essere fertili in tre province. L’uomo ha incentivato la desertificazione, ma può anche fermarla.

L'Italia è spaccata in due. Freddo, pioggia e clima invernale a Nord. Caldo, sole e clima estivo a Sud. Il tutto in primavera. Il climate change avanza e velocemente. A Sud, Sicilia in primis, il tema della desertificazione è tornato a essere discusso, ma come se si partisse da zero. In realtà nella scorsa legislatura, la Regione Siciliana aveva istituito un Piano per la lotta alla desertificazione, inedito nel Paese. Che è rimasto inapplicato. Ma la Sicilia rischia davvero di essere la “Porta per la desertificazione” per un’Italia già alle prese con il cambiamento climatico? 

Cosa provoca la desertificazione?

Proviamo a rispondere questa domanda attraverso il Sias (Servizio informatico Agrometeorologico Siciliano), intervistando il dirigente dell’Unità Operativa della Sicilia Orientale Luigi Pasotti. “I motivi della desertificazione possono essere diversi, tra cui una siccità prevalente e prolungata. Passano molti anni prima che succeda, ma la Sicilia mostra un’alta vulnerabilità alla desertificazione. Cosa vuole dire? Non è detto che l’Isola si stia desertificando oggi (se non in alcune aree), ma l’insieme di condizioni climatiche da un lato, di uso del suolo da parte dell’uomo, fanno sì che sia più veloce, facile e probabile che il suolo perda velocemente fertilità”.

 

La responsabilità è dell’uomo. Il processo può essere accelerato

Luigi Pasotti ha spiegato che in Sicilia ci sono già alcune aree dove la desertificazione è realtà. “Ad esempio – ha detto – nell'area di Licata (Agrigento) perché per anni è stata utilizzata acqua ricca di sale. Il Fiume Salso ha riempito le falde e lì, dove quest’acqua è stata utilizzata, i suoli si sono inariditi e non cresce più vegetazione”. L’utilizzo dei dissalatori, che in Sicilia sono inattivi, avrebbero potuto probabilmente fermare il processo, ma il problema, nella zona, è anche l’allevamento intensivo oltre che il dissesto idrogeologico. “Il calpestio frequente degli animali al pascolo compatta il terreno e lo rende inospitale. Sul dissesto, in questo caso sono a rischio molte aree interne. Soprattutto in collina nella provincia di Enna e Caltanissetta, dove la coltivazione del grano e il frumento avviene con aratura profonda, mantenendo il terreno nudo per un periodo lungo, diventando vulnerabile”. Solo l’uomo è responsabile di queste attività, che non andrebbero mantenute con un sistema intensivo. In Sicilia, come nel resto d’Italia.

 

Tutta l’Italia è a rischio desertificazione 

Per capire se il processo è avviato in una zona in particolare, bisogna guardare alla combinazione di fattori naturali e antropici. Cioè le conseguenze dell’azione dell’uomo. “Il clima da un lato e l’intervento dell’uomo concretizzano un impatto reale che favorisce la desertificazione. Possiamo dire quindi un po' in tutta l’Italia sta aumentando il rischio della desertificazione, intanto perché stanno aumentando ovunque le temperature. Già questo è un fattore che spinge verso una possibile desertificazione”. L’uomo che agisce provocando il fenomeno, più o meno consapevolmente, può intervenire per invertire il processo, anche a temperature più elevate. “Possiamo contrastare il fenomeno con una fertilizzazione che ripristina la qualità del suolo per molto tempo, anche in una situazione di temperature più elevate” ha spiegato Luigi Pasotti.


Immagine di copertina: Kalmankovats, Pixabay

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