Il punto sull’energia nucleare in Italia (e prospettive future)
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Il punto sull’energia nucleare in Italia (e prospettive future)

Negli ultimi anni si è tornato a parlare in Italia di energia nucleare e di un “ritorno all’atomo” nel Paese. Ma a che punto siamo veramente e cosa aspettarci per il futuro?

L'energia nucleare in Italia è uno dei capitoli più complessi della storia energetica del Paese. Dopo un periodo di attività tra il 1963 e il 1990, infatti, l'Italia ha assistito a un cambiamento radicale nella sua politica energetica, sancito da un referendum del 1987 figlio dei fatti di Chernobyl, che ha segnato “l’inizio della fine” per le centrali.

C’è da dire, però, che il dibattito sull'energia nucleare in Italia non si è mai completamente spento. 

La (breve) storia del nucleare in Italia

L’avventura nucleare in Italia è iniziata nel 1963, con la costruzione e l'attivazione della prima centrale a Latina. Negli anni immediatamente successivi, vennero terminati i lavori per le centrali di Trino Vercellese, Caorso e Garigliano.  Nel 1966, l'Italia era il terzo produttore al mondo dopo Stati Uniti d'America e Regno Unito, sebbene la produzione totale riuscisse a coprire una percentuale molto bassa del fabbisogno energetico nazionale.

A cambiare le carte in tavola furono eventi nazionali e internazionali che hanno influenzato profondamente la percezione pubblica sui rischi del nucleare. Tra tutti, il terremoto dell’Irpinia del 1980 e l’incidente di Chernobyl, che portarono a un crescente scetticismo e preoccupazione per la sicurezza delle centrali nucleari.

In Italia, questa preoccupazione si concretizzò nel referendum del 1987, in cui la maggioranza degli italiani espresse il desiderio di allontanarsi dall'energia nucleare. Di conseguenza, le centrali esistenti furono gradualmente dismesse, segnando la fine di un'era.

Negli anni successivi, nonostante ci siano stati tentativi di riconsiderare il nucleare come fonte energetica alternativa, ci fu una nuova frenata, con la tragedia di Fukushima in Giappone nel 2011. Il secondo referendum del 2011, infatti, vide un'ulteriore conferma della volontà popolare di non perseguire il nucleare.

Questo fino al 2022, anno in cui la crisi energetica per la guerra in Ucraina e l’inflazione hanno riaperto nuovamente il dibattito. Tanto che, nel maggio 2023, la Camera dei Deputati ha espresso il suo consenso a una mozione che impegna l'esecutivo a prendere in considerazione l'energia nucleare nel mix energetico nazionale.


Si potrebbe davvero tornare al nucleare in Italia?

La questione di un possibile ritorno al nucleare in Italia è complessissima e rispondere con un sì o con un no a questo quesito sarebbe riduttivo.

Da un lato, l'urgenza di trovare soluzioni sostenibili e a basso impatto ambientale per soddisfare la domanda energetica spinge i Governi a riconsiderare anche il nucleare. Con i progressi tecnologici nel campo del nucleare, in particolare con lo sviluppo delle centrali di quarta generazione, ci sarebbero prospettive di sicurezza ed efficienza maggiori, rendendo questa opzione più attraente di quanto non fosse in passato.

D'altro canto, la storia nucleare italiana è sempre stata segnata da una forte resistenza pubblica, cristallizzata nei referendum del 1987 e del 2011, che hanno espresso chiaramente la volontà popolare di allontanarsi dal nucleare.

Da alcuni sondaggi, però, sembrerebbe che ci sia un cambiamento nella percezione del nucleare, soprattutto da parte dei più giovani: secondo una ricerca di Swg presentata durante l’incontro “Nucleare, si può fare?” del 2023, la percentuale dei favorevoli al nucleare varia dal 49 e il 55%, con il sì dei giovani superiore di 16 punti percentuali a quello degli over 55 (63% contro 47%).


I pro e i contro del nucleare

Supponendo di avere il sostegno popolare (fattore affatto scontato fino ad appena 10 anni fa), il nucleare porterebbe comunque con sé alcune sfide importanti da affrontare.

La sicurezza rimane una delle sfide più grandi, così come la gestione dei rifiuti nucleari, con la necessità di trovare soluzioni sicure e a lungo termine per lo stoccaggio di materiali radioattivi. A tal proposito, un aggiornamento del dicembre 2023 è la pubblicazione, da parte del MASE, della Carta Nazionale delle Aree Idonee per la realizzazione del Deposito Nazionale di rifiuti radioattivi. Nello specifico, sono stati individuati 51 potenziali siti su tutto il territorio italiano, prendendo in considerazione parametri come la densità di popolazione, la distanza dalle città, il rischio sismico e la stabilità idrogeologica.

Tornando alle sfide del nucleare, un altro aspetto critico è il costo associato alla costruzione e manutenzione delle centrali nucleari, che richiedono investimenti importanti e tempi lunghi di realizzazione.

D’altra parte, però, il nucleare è una fonte di energia in grado di produrre grandi quantità di energia con una minima emissione di gas serra. Le centrali nucleari, inoltre, possono operare ininterrottamente per lunghi periodi, offrendo una fonte di energia stabile e affidabile, a differenza di alcune fonti rinnovabili che dipendono dalle condizioni ambientali.


Il nucleare nel mondo: gli aggiornamenti dalla COP28

Gli ultimi aggiornamenti sul tema nucleare arrivano direttamente dalla COP28 di Dubai, in cui ventidue Paesi, tra cui Stati Uniti e la Francia, hanno aderito alla "Declaration to Triple Nuclear Energy". Questo accordo impegna i Paesi firmatari a triplicare la capacità di produzione di energia nucleare globale entro il 2050, un obiettivo che riflette la crescente rilevanza del nucleare nel dibattito sull'energia sostenibile.

L'accordo riconosce l'energia nucleare come un mezzo importantissimo per ridurre le emissioni di gas serra nei prossimi decenni, sottolineando il suo ruolo nel facilitare la transizione energetica lontano dai combustibili fossili. Questa posizione è supportata anche dall'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA), che vede il nucleare come un percorso rapido ed efficace verso un futuro energetico più pulito. Tra i paesi aderenti, gli Stati Uniti attualmente producono il 18% della loro elettricità dal nucleare, mentre la Francia, il più grande produttore europeo di energia nucleare, ricava circa il 70% della sua elettricità da questa fonte.

Se è vero che, per Macron, il nucleare è una “soluzione indispensabile” per la lotta al cambiamento climatico, dall’altra parte l’accordo dovrà fronteggiare anche grandi sfide, tra cui i già discussi costi elevati e i lunghi tempi necessari per costruire nuovi reattori.


Immagine di copertina: Pixabay

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