Turismo invernale, quali le opzioni più sostenibili?
Sostenibilità

Turismo invernale, quali le opzioni più sostenibili?

Cambiamenti climatici e impatto ambientale costringono a ripensare il turismo invernale. Legambiente analizza errori e buone pratiche sostenibili.

 Negli ultimi decenni, il turismo invernale basato sullo sci in quota ha sconvolto la fisionomia paesaggistica e la struttura sociale di molte località montane, danneggiandone il patrimonio naturalistico e rendendo le economie estremamente fragili, in quanto non diversificate.

Il rischio economico diventa sempre più realistico nell’era del cambiamento climatico, che vede l’innalzamento delle temperature viaggiare a doppia velocità sulle Alpi, con inevitabili ripercussioni sulle precipitazioni nevose, sempre più rarefatte.

Turismo invernale e sostenibilità

Nonostante la necessità di concentrarsi su un turismo invernale sostenibile, sullo sci si continuano a investire milioni di euro, anche per realizzare o mantenere impianti ormai inadatti. Di contro, si riscontra una crescente sensibilità sul tema della sostenibilità da parte dell’opinione pubblica.

Ne sono un esempio le recenti polemiche sorte in seguito alla diffusione delle immagini degli escavatori al lavoro sul ghiacciaio del Teodulo, per realizzare il tracciato della competizione transfrontaliera “Matterhorn Cervino Speed Opening”.

Come ogni anno, Legambiente fa il punto su questa situazione, pubblicando il report “Nevediversa, sottolineando, tra tutti gli altri dati, come l’Italia sia tra i paesi alpini più dipendenti dalla neve artificiale, avendo il 90% di piste innevate artificialmente, con costi e consumi energetici e idrici ormai insostenibili.

Legambiente, nello stesso report, condivide anche alcune buone pratiche in fatto di turismo invernale sostenibile messe in atto nel nostro Paese, e che dimostrano come, in montagna, esistano valide alternative allo sci in quota, da proporre ai turisti. 

Turismo invernale sostenibile: buone pratiche

A Balme, in Piemonte, ad esempio, da circa 20 anni, le ciaspole sono più usate degli sci e, grazie a facili piste battute, è possibile scoprire itinerari nella natura incontaminata, di giorno o di notte.

A Moggio, in Lombardia, invece, nel 2007 sono stati smantellati gli impianti in quota, ma la funivia è ben funzionante: ciaspolatori e amanti delle camminate sulla neve sono sempre più numerosi da queste parti e affollano i rifugi in alta quota.

A Cortina D’Ampezzo, poi, un rifugio ha fatto una scelta davvero esemplare: rinunciare al trasporto dei clienti in motoslitta per tutelare l’ambiente. Se, da una parte, è stata persa la clientela con tacchi e Champagne, dall’altra è aumentata quella disposta a camminare per un’ora in mezza alla neve per arrivare al rifugio.

La lista delle buone pratiche sarebbe ancora lunga, ma è interessante notare come molte realtà che le mettono in atto si appoggino al progetto “BeyondSnow” di Alpin Space, rivolto alle località che affrontano o dovranno affrontare a breve una vera metamorfosi per rispondere alla mancanza di neve che le minaccia.


Immagine di copertina: PhotoMIX Company

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