Mitigazione climatica, il rapporto IPCC: scenari e soluzioni
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Mitigazione climatica, il rapporto IPCC: scenari e soluzioni

Con la terza parte della mitigazione climatica, ora il sesto report dell'IPCC sul surriscaldamento globale è completo. Nella loro analisi, gli studiosi si concentrano sulle politiche da intraprendere- immediatamente e sinergicamente. per arginare l'emergenza.

Con la terza parte sulla mitigazione del surriscaldamento globale, si conclude il sesto rapporto dell'IPCC (Intergovernative panel on climate change), che fa una fotografia della crisi climatica globale, fissando punti di non ritorno e prospettando gli scenari futuri che corrispondono alle scelte e alle azioni dei governi. Un concetto appare chiaro e onnipresente nelle varie sezioni del report: il tempo per agire è ora. Le soluzioni esistono, ma urge un deciso cambio di rotta, in cui la drastica riduzione delle emissioni è la conditio sine qua non. Fatta salva la disponibilità di conoscenze e tecnologie, quel che serve ora sono strategie politiche focalizzate-senza distrazioni o sbandamenti di sorta- a evitare il collasso climatico e la distruzione di interi ecosistemi.

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La situazione attuale

Purtroppo- commentano gli esperti nelle due parti precedenti del rapporto- i decisori politici non sono stati in grado, fino ad ora, di rispondere adeguatamente all'emergenza. Un ritardo che si sta pagando caro, in termini ambientali e di giustizia sociale. La causa principale del riscaldamento globale è, infatti, ormai chiara da anni ed è stata identificata nell’uso sfrenato di combustibili fossili. Eppure, nell’ultimo decennio non c’è stata la diminuzione sperata e necessaria: semplicemente, le emissioni hanno avuto un tasso di crescita minore nel 2010-2019 rispetto al 2000-2009. Non siamo dunque sulla buona strada per arginare la crisi: senza un rapido cambio di passo, basteranno le sole emissioni di CO2 provenienti dalle strutture esistenti e pianificate legate alle fonti fossili (attività di ricerca, estrazione, trasporto) per sforare di gran lunga il limite di 1.5°C, fissato dall'Accordo di Parigi. L'emergenza climatica si intreccia, inoltre, con il tema delle disuguaglianze posto che, a livello globale, il 10% della popolazione più ricca è responsabile del 40% dei gas climalteranti, mentre il 50% più povero contribuisce per meno del 15% delle emissioni.

I diversi scenari futuri

Il rapporto dell'IPCC prospetta una serie di scenari che mostrano quali conseguenze avranno le differenti strade intraprese in ambito climatico. Per centrare l’obiettivo dei +1.5°C, per esempio, l'analisi constata che dobbiamo raggiungere il picco delle emissioni di gas serra entro il 2025, per poi ridurle entro il 2030 di almeno il 43% rispetto all’anno 2019. Nello stesso lasso di tempo, la dispersione di metano in atmosfera deve essere ridotta di almeno un terzo (34%). Politiche di riduzioni drastiche delle emissioni allo scopo di arrivare alla neutralità carbonica al 2050 probabilmente non impediranno di superare la soglia, ma potrebbero rendere tale superamento temporaneo. Per contenere, invece, l’aumento medio di temperatura entro 2°C, la deadline entro cui deve avvenire il picco massimo resta il 2025 ed è indispensabile ridurre le emissioni di almeno il 27% al 2030 rispetto ai livelli del 2019, per raggiungere la neutralità entro il 2070. Gli studiosi ricordano, in ogni caso, quanto questo secondo scenario sia più pesante, in termini di effetti devastanti sul Pianeta e i suoi abitanti.

Come agire

Secondo gli scienziati, il superamento di 1,5°C è ormai difficile da evitare, tuttavia tale superamento potrebbe essere temporaneo. Le temperature potrebbero, infatti, essere riportate a +1,5 C entro la fine di questo secolo, a patto di canalizzare gli investimenti verso le rinnovabili, peraltro sempre più convenienti in termini economici. Occorre, in particolare, che vengano soddisfatte tre condizioni:

  • Ridurre drasticamente le emissioni, smettendo immediatamente di utilizzare combustibili fossili e di immettere gas climalteranti in atmosfera. Si tratta di una condizione irrinunciabile, senza la quale qualunque altra azione si rivelerebbe inutile.
  • Tutelare gli ecosistemi, in primis quelli che naturalmente assorbono CO2, come le foreste, gli oceani, le paludi, le torbiere. Allo stesso tempo, sarà fondamentale rigenerare le foreste e i suoli.
  • Sottrarre la CO2 in eccesso: un ruolo importante per la neutralità climatica sarà giocato anche dalle tecnologie di rimozione dei gas climalteranti, molte ancora in fase di sviluppo e oggetto di discussione.

Imprescindibile è, inoltre, la cooperazione internazionale: un grande lavoro di coordinamento è la chiave per orientare la maggior parte della liquidità del mondo- esistente, disponibile e sufficiente allo scopo- per accelerare la transizione. Tuttavia, in questo momento, i flussi finanziari indirizzati alle politiche climatiche sono insufficienti, e troppo denaro è ancora destinato ai combustibili fossili. Le stesse reazioni attuali alla crisi energetica legata al conflitto ucraino sembrano, in Italia e nel mondo, preferire vecchie fonti altamente inquinanti ad alternative più ecologiche e resilienti.

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