Il nuovo inizio possibile: le proposte di ASviS in linea con Agenda 2030

Il nuovo inizio possibile: le proposte di ASviS in linea con Agenda 2030

Ripartire dopo l’emergenza sanitaria con le misure promosse da ASviS, attivando una serie di azioni in linea con i 17 goal dello Sviluppo Sostenibile.

Negli ultimi mesi il mondo in cui abitiamo ha subito una trasformazione totale: si vive, ci si relaziona e ci si pone diversamente. La nuova normalità post Covid-19 risponde alle regole del distanziamento sociale fatto di filtri e schermature che ostacolano i rapporti sociali tradizionalmente intesi. A cascata ci si sta ritrovando a fare i conti con i danni all'occupazione e al sistema produttivo. A fare il punto sulla nuova rinascita necessaria è l’ ASviS, L’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile nel Rapporto Politiche per fronteggiare la crisi da COVID-19 e realizzare l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, realizzato grazie al contributo degli oltre 600 esperti.

Tra le azioni urgenti vengono presi in considerazione investimenti per sostenere il sistema produttivo, occupazione ed istruzione, arginare povertà e disuguaglianze, in linea con l’Agenda 2030 e il Green deal europeo. Il portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini sottolinea la necessità di arrivare ad un scelta: “Proseguire nella direzione indicata dalla Legge di Bilancio per il 2020, molto più orientata alla sostenibilità delle precedenti, e degli orientamenti strategici dell’Unione europea o, in nome della crescita del Pil a tutti i costi, sacrificare i progressi fatti o programmati per i prossimi anni, primo fra tutti il processo di decarbonizzazione, la sicurezza dei lavoratori e l’equità sociale”.

In linea con gli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile promossi dall'Agenda 2030, realizzare un’Europa “resiliente, sostenibile e giusta” per ASviS è ancora possibile. Attraverso la semplificazione delle procedure amministrative e l’attivazione rapida degli investimenti pubblici e dei fondi europei insieme al ripensamento del ruolo dello Stato per la salvaguardia dei beni comuni e la promozione di comportamenti economici orientati al benessere di tutti, è possibile accelerare la transizione all'economia circolare.

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Così facendo si  garantisce maggiore protezione della salute e dei diritti dei lavoratori,  l’obbligo anche alle  medie imprese di rendicontazione dell’impatto sociale e ambientale e l’introduzione di finanziamenti con garanzia pubblica per lo sviluppo sostenibile. L’Asvis si concentra poi sull'ambito digitale come driver per lo sviluppo sostenibile. L’esperienza dello smart working ha avuto effetti positivi sulla mobilità e vantaggi per il clima e la qualità dell’aria. Inoltre rappresenta un mezzo utilissimo per la conciliazione tra vita e lavoro, soprattutto nel caso delle mamme lavoratrici. Stessa cosa per la didattica a distanza utile per migliorare l’accesso alla conoscenza, la qualità dell’apprendimento, riducendo le disuguaglianze e offrendo anche agli adulti occasioni di formazione continua lungo l’intero arco della vita.

Il documento di Asvis considera centrale il capitale naturale, base della nostra salute, del nostro benessere e del modello di sviluppo. Necessario dunque un piano di azione per le politiche abitative, per la rigenerazione urbana e la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio. Salvaguardare e rafforzare l’infrastruttura culturale, in ogni territorio e a livello nazionale, favorirebbe poi una relazione integrata fra mondi della cultura, dell’educazione e del turismo. In ultimo è fondamentale utilizzare i fondi di coesione europei e nazionali della programmazione 2014-2020 ancora non impegnati dallo Stato e dalle Regioni per progetti nel Mezzogiorno.

Da un sondaggio condotto nella prima settimana di maggio da Bva Doxa per l’ASviS sull'impatto della crisi da Covid-19 sui 17 Obiettivi dell’Agenda 2030, a due mesi dall'inizio dell’emergenza pandemica, il 46% degli intervistati ritiene che il lavoro e la crescita economica (Goal 8) siano le priorità dell’azione politica, il 44% privilegia la salute e il benessere (Goal 3), il 21% il consumo e la produzione responsabili (Goal 12), il 20% il cambiamento climatico (Goal 13) e le azioni a favore di imprese, innovazione e infrastrutture (Goal 9). La tutela degli ecosistemi marini (Goal 14) e terrestri (Goal 15) rappresenta una priorità solo per, rispettivamente, il 10% e il 3% degli italiani.

Le posizioni espresse variano significativamente in relazione all'area geografica di residenza. In Lombardia, ad esempio, il 27% degli intervistati ritiene prioritario ripartire dal sostegno alle imprese (Goal 9), a fronte di un 15% dei residenti al Sud e nelle isole. La lotta alla povertà (Goal 1) e la riduzione delle disuguaglianze (Goal 10) sono invece ritenute più importanti nel Mezzogiorno rispetto al resto del Paese. L’Agenda 2030 continua dunque ad essere il punto di riferimento comune anche a livello europeo e l’Italia dovrà impegnarsi a rispettare il grande piano d’azione globale sottoscritto nel 2015.

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