Pelagos Blue Energy Cluster, ENEA coordina l’hub italiano di energia marina
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Pelagos Blue Energy Cluster, ENEA coordina l’hub italiano di energia marina

PELAGOS Blue Energy Cluster per il Mediterraneo è un progetto di ricerca transfrontaliero dedicato all'energia blu nel Mediterraneo. Enea lancia l'hub italiano, per il quale fornirà le sue competenze sullo sfruttamento dell'energia delle onde e sulla mappatura delle risorse energetiche marine.

La forza del Mediterraneo per cambiare rotta alla politica energetica italiana ed europea. PELAGOS Blue Energy Cluster è un progetto di ricerca transfrontaliero dedicato all'energia blu. Sette i Paesi coinvolti nel cluster di hub nazionali (Francia, Italia, Spagna, Grecia, Croazia, Cipro e Portogallo); una l'iniziativa, concepita nell’ambito programma Interreg-Med e cofinanziata dal Fondo europeo di sviluppo regionale. L'intento comune: incrementare la capacità di innovazione e di cooperazione internazionale in tema di energia marina, in tutte le sue possibili declinazioni.

L’hub italiano è stato inaugurato formalmente lo scorso 29 settembre durante il convegno “Blue Energy, Trend tecnologici e opportunità di mercato per le imprese italiane”, organizzato da Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile) in collaborazione con Unioncamere del Veneto. L'obiettivo? Fornire un'opportunità di confronto tra enti di ricerca, imprese, autorità pubbliche, organizzazioni di interesse economico, ONG, agenzie per l’energia, agenzie di consulenza e associazioni del settore energetico, per analizzarne i trend tecnologici e le opportunità di mercato.

E proprio Enea avrà un ruolo primario nel coordinamento del progetto italiano, mettendo a disposizione il suo know how in merito allo sfruttamento dell'energia delle onde e alla  mappatura delle risorse energetiche marine.

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“Nel progetto PELAGOS, ENEA svolge il ruolo di leader per diverse linee di attività, oltre ad essere parte attiva nella pianificazione e nella gestione generale del progetto, che può contare su 2,4 milioni di euro finanziati dalla UE nell’ambito del programma Interreg-MED” ha spiegato Gianmaria Sannino, responsabile del Laboratorio ENEA di modellistica climatica e impatti che sviluppa tecnologie per l’energia dal mare. “Daremo inoltre il nostro contributo per la realizzazione di piani di trasferimento dei risultati e di disseminazione scientifica, a livello industriale e presso i decisori politici nazionali ed europei”.

Uno studio dell'agenzia classifica ben sei tipologie di fonti reperibili: onde, maree, correnti di marea, correnti marine, gradienti di temperatura e salinità. Tutte sfruttabili mediante processi ad emissioni molto basse, e quindi sostenibili.

E così, il Mediterraneo diventa un campo sperimentale privilegiato, come gli oltre 8 mila chilometri di costa dello Stivale diventeranno laboratorio e impianto di produzione. A livello geografico, sono sfruttabili in particolare lo stretto di Messina, la laguna di Venezia, le bocche di Bonifacio in Sardegna.

“Il Mar Mediterraneo offre notevoli opportunità di sfruttamento dell’energia dal mare” ha continuato Sannino. Ed effettivamente, stando alle stime dell’European Ocean Energy Association, in Europa i dispositivi per la conversione dell’energia marina dovrebbero raggiungere una potenza installata di circa 3,6 GW entro il 2020 e 188 GW entro il 2050. Un trend che ben si situa all'interno della strategia europea e mondiale contro i gas serra e il riscaldamento globale. In piena ottica- è proprio il caso di dirlo-blue economy.  

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