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#SustainableTalks: Utilitalia

SustainableTalks Utilitalia

In occasione del Salone CSR deli scorsi 3, 4 e 5 ottobre come Direttore di nonsoloambiente.it ho avuto il privilegio di moderare un convegno sul tema “Strategie di sostenibilità nel mondo delle utilities"1. tema quanto mai attuale alla luce del problema sempre più ingente delle perdite d’acqua, dei costi e della mancata efficienza nella gestione del servizio idrico e nella scarsa sensibilizzazione e disseminazione esistente sul tema – motivo per cui organi d’informazione come il nostro si pongono l’obiettivo di colmare lacune informative con pareri e best practice realizzate da esponenti di rilievo nel settore.

Questa è la premessa con cui annuncio la pubblicazione delle prossime 4 interviste frutto di confronti e commenti raccolti da GORI, Gruppo CAP, Utilitalia e Mesa Group.

Buona lettura!

Per i #SustainableTalks di oggi abbiamo intervistato Mattia Galipò di Utilitalia.

Le utilities si pongono in una posizione di mediazione all’interno della catena di fornitura che porta la risorsa acqua dalla fonte alla casa. In tal senso hanno una responsabilità riguardo alla distribuzione della risorsa e a come la stessa possa subire variazioni penalizzanti durante il percorso. In tal senso che importanza ha per l’Utilites che rappresentate il tema della sostenibilità? Avete intrapreso un percorso in tal senso e a che punto siete dello stesso?

La sostenibilità è uno dei punti cardine entro cui viene elaborata la strategia delle Utilities: all’interno di essa vengono pianificati i percorsi di sviluppo industriale coniugando target economici e finanziari con obiettivi di natura ambientale e sociale, e includendo la crescita del capitale umano, del capitale intellettuale e del capitale naturale. La sostenibilità, tuttavia, non deve essere vista come una buona pratica ma deve essere intesa come una cultura manageriale per il governo di tutte le dimensioni aziendali al fine di creare valore con continuità per tutti gli stakeholder, e tanto da allargare questa attenzione anche a tutti gli attori partner della catena di fornitura. Per far evolvere la sostenibilità da “buona pratica” a leva per generare innovazione e vantaggio competitivo è necessario integrarla all’interno della strategia e dei processi decisionali aziendali. E’ necessaria una visione ampia, sistemica e misurabile delle politiche ed attività di sostenibilità, soprattutto attraverso strumenti di analisi, pianificazione, gestione e controllo. Soltanto la condivisione dell’approccio e della cultura della sostenibilità ai più alti livelli può garantire un suo ruolo attivo nella definizione di una strategia che non solo sia condivisa e attuata all’interno della società secondo un meccanismo top-down, ma che sia anche apprezzata dagli stakeholder esterni. Investire nella sostenibilità non è solo fondamentale nel percorso verso la transizione ecologica, ma assicura anche migliori performance aziendali a vantaggio delle comunità servite. L’impresa oggi, per essere competitiva, deve necessariamente essere sostenibile.

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La risorsa acqua è per definizione risorsa scarsa contrariamente a quanto i cittadini credono considerandola risorsa presente in natura e per tanto disponibile senza costi di accesso. Ma sappiamo che non è così. Gestirla e distribuirla è un costo e una gestione efficace ed efficiente permette di ridurre i costi a vantaggio dei cittadini e del sistema nel suo complesso. Come vive questa situazione l’utility che rappresenta?

La regolazione di settore ha ormai consolidato un percorso di progressivo miglioramento della qualità commerciale e tecnica dei servizi di acquedotto, fognatura e depurazione, grazie ad importanti investimenti programmati e realizzati dai gestori. Tuttavia noi Italiani siamo i primi consumatori d'acqua in bottiglia in Europa, secondi al mondo, nonostante la qualità dell'acqua in Italia sia tra le migliori del nostro continente. Secondo i dati, il 62% delle famiglie preferisce quella in bottiglia, spendendo circa 240 euro l'anno, con 208 litri d'acqua in bottiglia bevuti in media all'anno da ogni italiano, a fronte di una media europea di 106 litri, dato che mette il nostro Paese al secondo posto a livello mondiale dopo il Messico con 244 litri. 

Con una recente indagine sulla percezione e valutazione della qualità e del servizio da parte dell’utenza idrica abbiamo voluto verificare se, ed in quale misura, il livello qualitativo espresso dai gestori si rifletta nella percezione dell’utenza. Dal sondaggio emerge che, in ambito domestico, la destinazione d’uso dell’acqua di rete presenta aspetti di particolare sensibilità rispetto all’acqua da bere che, con un marcato rilievo nell’area del Sud del Paese, ne vede uno scarso utilizzo a favore invece del consumo delle acque in bottiglia. Vale tuttavia la pena di osservare un dato interessante che emerge dall’indagine, relativo alla effettiva conoscenza, da parte degli utenti del servizio, dell’attività di controllo da parte dei gestori sulla salubrità dell’acqua, sia di rete che in bottiglia. La maggior parte degli intervistati non ha conoscenza della tipologia, qualità e frequenza delle analisi che vengono condotte, reputandole spesso uguali tra le due tipologie di acque. Questo dato dimostra una perdurante scarsa conoscenza del servizio idrico e delle attività svolte dai gestori per garantire la sicurezza e qualità della risorsa erogata. Occorre potenziare e diffondere, con maggiore incisività, informazioni corrette sul funzionamento del Servizio Idrico Integrato, sulle attività di analisi e controllo svolte dai gestori a garanzia della sicurezza dell’acqua ed anche al rilevante contributo ambientale che un uso consapevole della risorsa idrica comporta per i territori. Inoltre è necessario sensibilizzare i cittadini sul valore dell’acqua: come Utilitalia abbiamo realizzato un decalogo del risparmio Idrico, per sensibilizzare i cittadini ad adottare alcuni accorgimenti che potrebbero far risparmiare fino a 100mila litri d’acqua all’anno pro capite. Si tratta di buone pratiche e piccoli gesti quotidiani che possono contribuire in modo concreto a fare la differenza.

 

Le perdite d’acqua sono l’annoso problema che tutti conosciamo e che, ad oggi, non ha trovato ancora soluzione per motivazioni di ordine economico e forse anche politico. Quali dovrebbero essere, a suo avviso, politiche adeguate per colmare un gap storicamente esistente?

Il trend dei cambiamenti climatici in corso sta incidendo fortemente sul servizio, introducendo sfide emergenti di forte impatto sia infrastrutturale che organizzativo. Lo stato delle infrastrutture, come evidenziato nell’ultima relazione ARERA, è particolarmente critico: è emerso a livello nazionale un valore delle perdite idriche percentuali pari al 40,7%, con perdite più contenute al Nord e valori medi più elevati al Centro e nel Sud, dove poco meno della metà della risorsa idrica immessa nei sistemi di acquedotto viene dispersa. L’analisi del fabbisogno di investimenti per il periodo 2020-2023 a livello nazionale conferma la concentrazione degli sforzi dei gestori al contenimento del livello di perdite idriche, che pertanto risulta obiettivo prioritario nelle scelte di pianificazione degli Enti di governo dell’ambito. Complessivamente le risorse destinate agli interventi per il miglioramento delle perdite costituiscono circa il 22% del fabbisogno totale. Tuttavia è strettamente necessario che siano attuate tutta una serie di riforme strutturali che possano colmare il divario tra il Nord e il Sud del Paese.

Occorre innanzitutto che sia completata la riforma di governance per il servizio idrico nel Meridione, in tutte quelle realtà in cui la riforma stessa non sia stata attuata. E’ fondamentale, inoltre, favorire le gestioni industriali superando le gestioni in economia, che al Sud rappresentano il 26% della tipologia di affidamento; ciò ha anche un impatto anche sugli investimenti: se le gestioni industriali investono 50€/ab*anno, il dato delle gestioni in economia si attesta ad 8€/ab*anno. Il settore vive un momento storico particolarmente favorevole per realizzare gli investimenti necessari e superare definitivamente gli ostacoli che ancora ne limitano le potenzialità. E’ strettamente necessario:

  • Usare efficacemente le risorse messe a disposizione dal PNRR per il settore, anche grazie alla previsione di riforme strutturali a supporto;
  • Intercettare l’espansione della finanza green, facendo leva sulla natura sostenibile del settore, promuovendo una trasformazione dei modelli di business dei gestori e favorendo l’apertura del capitale a nuovi investitori.

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