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Gulf Cooperation Council (GCC): Stati Arabi alla ricerca di un futuro sostenibile

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Come rispondono alle crescenti sfide ambientali i Paesi della Cooperazione del Golfo? Un recente convegno tenutosi ad Expo 2015 offre lo spunto per una panoramica sulle iniziative sostenibili attualmente nell'agenda del GCC.

Soddisfare i crescenti bisogni di una popolazione famelica di energia e risorse è la sfida che caratterizza l'età contemporanea a livello globale. In Paesi in cui la naturale carenza di acqua rende i territori prevalentemente desertici e ostici, la sfida si amplifica e può diventare l'ago della bilancia per l'ideazione di strategie che siano realmente efficienti e sostenibili. Nella cornice di Expo 2015, all'interno del Qatar Pavilion, si è svolto lo scorso 13 agosto il convegno "Stati Arabi del Gulf Cooperation Council (GCC) e il loro ruolo per uno sviluppo sostenibile", realizzato in collaborazione con il Segretariato generale del GCC per presentare politiche integrate di prevenzione, tutela e ripristino del territorio lungo tutto il Golfo Arabico.

Riflettori accesi e occhi puntati, dunque, sulle specificità ambientali, energetiche e demografiche che Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Arabia Saudita, Oman, Qatar e Kuwait si trovano ad affrontare. Sono questi i Paesi che compongono la Cooperazione del Golfo Persico, organizzazione creata nel 1981 allo scopo di assicurare la stabilità economica e politica della regione attraverso l'instaurazione di un mercato comune e l'unificazione del mercato finanziario degli Stati membri.

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Misure che si sono inevitabilmente intersecate con le molteplici necessità di società e territori prossimi, dalle peculiarità accomunabili ma ben distinti. "Nell'arco di mezzo secolo la popolazione di alcuni paesi del GCC è quasi decuplicata, mettendo a dura prova le infrastrutture esistenti. L'habitat naturale è stato sfruttato per far fronte alle necessità urgenti di costruire zone industriali e residenziali, andando spesso a discapito della flora e della fauna esistenti" ha affermato il dott. Mohsin Al-Yafei, Direttore del Centro Studi Ambientali dell'Università del Qatar e relatore al convegno insieme ai rappresentanti di Arabia Saudita e Kuwait. "I paesi del GCC hanno quindi costituito Enti, Ministeri e Centri Studi, impegnati nella protezione di queste risorse naturali".

Non possono e non devono mancare, dunque, politiche ambientali comuni, numerose fin dai primi anni di costituzione del Consiglio e incrementate nel corso degli anni: l'approvazione di una strategia agricola condivisa risale al 1996, mentre nel 2013 è stato creato un Comitato Ministeriale per garantire la sicurezza alimentare; nell'ambito delle riserve idriche è stato recentemente concluso uno studio sulla realizzazione di un sistema di collegamenti tra tutti gli Stati membri che, secondo un'annunciata strategia unificata a lungo termine, verrà ulteriormente implementato nel futuro prossimo.

Oltre a ciò, i Paesi hanno istituito nel tempo riserve naturali protette e stanno attualmente lavorando per fondare un Centro del Golfo per il Monitoraggio Ambientale che, oltre a garantire la giusta tutela agli ecosistemi, promuova attività di educazione e sensibilizzazione: da sempre e ovunque le migliori armi a disposizione per creare cittadini e istituzioni più consapevoli, attenti e preparati alle onnipresenti sfide in agguato.

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Tags: Studi e ricerche