Geotermia, l’energia nascosta sotto i nostri piedi: il potenziale italiano e le sfide ancora aperte
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Geotermia, l’energia nascosta sotto i nostri piedi: il potenziale italiano e le sfide ancora aperte

È una fonte rinnovabile capace di fornire elettricità e calore in modo continuativo. L’Italia vanta una lunga esperienza nello sfruttamento del calore terrestre, ma ricerca, investimenti e semplificazione dei processi autorizzativi saranno decisivi per valorizzarne le potenzialità.Quando si parla di transizione energetica, il dibattito si concentra soprattutto su fotovoltaico ed eolico. Eppure, sotto la superficie terrestre si trova una risorsa che può contribuire alla decarbonizzazione con una caratteristica importante: la capacità di produrre energia senza dipendere direttamente dalle condizioni meteorologiche.

È la geotermia, ovvero l’utilizzo del calore naturalmente presente nel sottosuolo per produrre elettricità, riscaldare gli edifici e alimentare alcuni processi industriali. Una tecnologia che non è nuova, ma che oggi sta attirando rinnovato interesse grazie all’evoluzione delle tecniche di perforazione e alla possibilità di raggiungere risorse prima difficili da sfruttare.

Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), la geotermia può contribuire sia alla produzione elettrica sia alla fornitura di calore. Nel 2023, gli impianti geotermici a livello globale hanno registrato un tasso medio di utilizzo della capacità superiore al 75%, una caratteristica che li distingue da fonti variabili come sole e vento. La continuità di produzione può quindi renderli complementari alle altre rinnovabili. 

Dall’elettricità al riscaldamento: non esiste una sola geotermia

Il termine geotermia comprende applicazioni differenti, che è importante distinguere per comprenderne il contributo alla transizione energetica.

La geotermia ad alta entalpia sfrutta fluidi sotterranei ad alta temperatura per alimentare centrali che producono elettricità. In Italia questa attività è storicamente concentrata in Toscana, dove si trovano le principali aree geotermoelettriche del Paese.

La geotermia può però essere utilizzata anche per il calore. Le risorse a temperatura medio-bassa possono contribuire al riscaldamento di edifici, alle reti di teleriscaldamento e ad alcuni processi produttivi. A queste applicazioni si aggiunge il geoscambio superficiale, che sfrutta la temperatura relativamente stabile del terreno attraverso pompe di calore geotermiche.

Queste ultime non producono autonomamente elettricità: utilizzano energia elettrica per trasferire calore tra l’edificio e il terreno, contribuendo al riscaldamento in inverno e, nei sistemi reversibili, al raffrescamento estivo.

La distinzione è rilevante anche per valutare il potenziale di sviluppo della risorsa. Non tutte le aree presentano condizioni adatte alla produzione elettrica, mentre le applicazioni termiche possono essere valutate in contesti territoriali più ampi, sulla base delle caratteristiche geologiche, degli edifici e della domanda di calore.

L’Unione Geotermica Italiana (UGI) mette a disposizione materiali sulla produzione geotermoelettrica italiana e sugli usi diretti del calore, comprese le applicazioni con pompe di calore e reti di teleriscaldamento. Queste informazioni aiutano a leggere la geotermia non come una singola tecnologia, ma come un insieme di soluzioni con funzioni differenti.

L’Italia e una tradizione geotermica che parte dalla Toscana

Il nostro Paese ha un ruolo storico nello sviluppo di questa fonte. La Toscana, in particolare l’area di Larderello e quella del Monte Amiata, ospita impianti che sfruttano il calore del sottosuolo per generare elettricità.

La presenza di queste infrastrutture non significa, tuttavia, che l’intero territorio nazionale abbia le stesse possibilità di sviluppo. Le condizioni geologiche, la profondità delle risorse, la temperatura dei fluidi e la disponibilità di acqua nel sottosuolo incidono sulla fattibilità tecnica ed economica dei progetti.

Per conoscere il quadro amministrativo e autorizzativo è possibile consultare la sezione dedicata alle risorse geotermiche del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che pubblica gli elenchi dei titoli minerari per la ricerca e la coltivazione delle risorse e le informazioni sulle istanze presentate. Si tratta di dati utili per seguire le attività del settore, pur non equivalendo, da soli, a una misura della capacità produttiva o del potenziale economico nazionale.

Per valutare l’evoluzione del comparto occorre quindi affiancare ai dati amministrativi le statistiche sulla produzione elettrica, le informazioni sugli impianti in esercizio e gli studi sulle risorse effettivamente sfruttabili.

Le nuove tecnologie possono ampliare le possibilità

Uno dei principali limiti della geotermia tradizionale è la necessità di individuare risorse con caratteristiche geologiche e termiche favorevoli. Le tecnologie di nuova generazione puntano ad ampliare le aree in cui è possibile sfruttare il calore terrestre, anche attraverso perforazioni più profonde e sistemi geotermici avanzati.

Nel rapporto The Future of Geothermal Energy, pubblicato nel dicembre 2024, la IEA evidenzia che l’evoluzione delle tecniche di perforazione e il trasferimento di competenze dall’industria petrolifera e del gas potrebbero rendere accessibili risorse oggi difficili da raggiungere. Lo studio stima che, in uno scenario di costi in diminuzione e diffusione delle nuove tecnologie, la geotermia avanzata potrebbe arrivare a soddisfare fino al 15% della crescita della domanda mondiale di elettricità entro il 2050. Si tratta di una proiezione condizionata allo sviluppo tecnologico ed economico, non di un risultato già raggiunto.

L’opportunità riguarda anche il calore. La possibilità di utilizzare risorse geotermiche a temperature differenti può favorire applicazioni negli edifici, nell’industria e nelle reti di teleriscaldamento, a condizione che vi siano adeguate caratteristiche del sottosuolo e una domanda compatibile con il progetto.

L’innovazione, però, non elimina automaticamente gli ostacoli. La perforazione profonda comporta investimenti iniziali significativi e rischi legati all’incertezza sulle caratteristiche della risorsa. Servono indagini preliminari, competenze specialistiche, strumenti finanziari adeguati e tempi autorizzativi compatibili con la complessità degli interventi.

Sostenibilità ambientale e rapporto con i territori

La geotermia viene spesso descritta come una fonte pulita e continua, ma il suo impatto deve essere valutato sulla base delle caratteristiche di ogni impianto.

Le attività possono comportare emissioni di gas naturalmente presenti nei fluidi geotermici, gestione di acque e sali minerali, utilizzo del suolo e possibili effetti legati alle operazioni nel sottosuolo. Per alcuni progetti devono essere valutati anche i rischi di microsismicità indotta e le eventuali interferenze con le risorse idriche.

Questo non significa che la geotermia sia incompatibile con la tutela ambientale. Significa, piuttosto, che la sostenibilità dipende dalla progettazione, dalle tecnologie adottate, dal monitoraggio e dalla capacità di prevenire o gestire gli impatti.

Un ruolo importante è svolto dalla trasparenza verso le comunità locali. La disponibilità di informazioni accessibili su caratteristiche degli impianti, controlli ambientali, benefici attesi e criticità può contribuire a costruire fiducia e a rendere più consapevole il confronto sui nuovi progetti.

Una risorsa da integrare nella transizione energetica

La geotermia non sostituirà da sola le altre fonti rinnovabili, né rappresenta una soluzione applicabile nello stesso modo in ogni territorio. Il suo valore sta nella possibilità di affiancare fotovoltaico ed eolico, offrendo produzione elettrica programmabile e calore utilizzabile in diversi contesti.

Per l’Italia, valorizzare questa risorsa significa investire nella conoscenza del sottosuolo, sostenere la ricerca, sviluppare competenze tecniche e valutare con attenzione le opportunità offerte dalle nuove tecnologie. Significa anche distinguere tra potenziale teorico e progetti realmente realizzabili, considerando costi, tempi, caratteristiche geologiche e impatti ambientali.

La transizione energetica richiede un insieme di soluzioni, non una tecnologia unica. E la geotermia, proprio perché può contribuire sia alla produzione di elettricità sia alla decarbonizzazione del calore, merita di essere valutata con dati aggiornati, aspettative realistiche e una visione di lungo periodo.

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