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Data Center, energia e sovranità digitale nel nuovo report redatto da Key to Energy per ENGIE
Il 2026 segna l’anno della consapevolezza: la transizione digitale non è più solo un concetto astratto che fluttua nel "cloud", ma un’infrastruttura pesante, fatta di cemento, silicio e, soprattutto, energia.
Dall’evento organizzato da ENGIE in collaborazione con Il Sole 24 Ore “Powering Data Center” emerge con chiarezza che i Data Center oggi possono essere considerati a tutti gli effetti anche veri poli dell'industria pesante italiana.
Oltre a questo, i Data Center possono rappresentare dei formidabili abilitatori di quel processo di elettrificazione che deve sempre più accelerare per poter competere come industria Made in Italy nel contesto internazionale. Il tutto guidato da un'integrazione di filiera che abbraccia non solo l'infrastruttura elettrica, ma anche la domanda e tutte le risorse. Risorsa, quella dell’energia, che ha cambiato paradigma. Per decenni la produzione è stata concentrata in poche grandi centrali; oggi, invece, la rete è sempre più distribuita grazie alla crescita delle rinnovabili, soprattutto del fotovoltaico domestico.
Tutto questo in un’epoca dove il dato rappresenta il nuovo “potere”, diventando quindi anche potenziale bersaglio e obiettivo d’instabilità (come abbiamo visto in L'Eclissi di Hormuz: se il Rubinetto del Mondo chiude, si spegne anche il Cloud) che mina la continuità operativa e sicurezza nazionale. Tema quest’ultimo molto critico per un’Europa che non è ancora riuscita a creare una piattaforma unica tra i paesi, perdendo sempre più terreno rispetto soprattutto a US e Cina (senza considerare le nuove potenze come l’India che stanno velocemente scalando le gerarchie).
I Main Take-Away del report: L'Alleanza Strategica tra Bit e Watt
Lo studio Bit Watt: un’alleanza strategica per accelerare la transizione energetica digitale, redatto da Key to Energy per ENGIE, evidenzia come il mondo dei Data Center rappresenti il perno di una filiera che non può più essere analizzata a compartimenti stagni. Ecco i punti chiave emersi dall'evento:
- L’Infrastruttura
come Fondamento della Sovranità: come da noi già esplorato in L'oro
digitale: come i data center stanno ridisegnando l'industria (e il
territorio) italiano, i Data Center stanno
ridisegnando il territorio e l’industria italiana: non sono più
"scatole grigie" in periferia, ma giacimenti di valore
strategico e i più potenti abilitatori di innovazione. Lo studio conferma
che la capacità di attrarre questi investimenti (si stima una crescita del
mercato della colocation e dell'hosting senza precedenti) è
direttamente proporzionale alla nostra capacità di garantire connessione,
potenza e tempi certi di permitting.
- Da
business locale ai grandi operatori: si è passati da mercato di
nicchia locale, fino al 2015, a mercato attrattivo per i grandi player
internazionali. Che oggi sta vivendo una fase di consolidamento del
business tra big players, con una particolare attenzione anche allo sviluppo
di infrastrutture EDGE più vicine agli utenti e a bassa latenza
- La
Dipendenza Energetica è la Nuova Geopolitica: come accennato in introduzione,
il legame tra la stabilità dei flussi energetici e la continuità del dato
è inscindibile. Se il "Rubinetto del Mondo" dovesse chiudersi completamente,
non si fermerebbero solo le auto: imploderebbe l'intero sistema dei
servizi digitali che gestisce la nostra quotidianità. Il Data Center è il
luogo dove la sicurezza energetica diventa sicurezza nazionale e deve
essere alimentato attraverso una politica energetica chiara sia lato
investitore che lato di governance istituzionale/legislativa.
- Dalla
Compliance al Valore Territoriale: lo studio ha ribadito che il Data
Center deve essere un "buon vicino". Non basta che sia
efficiente (PUE - Power Usage Effectiveness), deve sapersi integrare
anche nel tessuto industriale e sociale locale, portando competenze e
infrastrutture (HV/MV) che restano a disposizione del territorio.
Alle tavole rotonde si sono susseguiti importanti interventi da parte dei più grandi players del settore convenendo tutti sul fatto che il contributo del digitale alla crescita del PIL è sempre più rilevante. Approccio che quindi deve avere, vista anche la velocità di sviluppo delle tecnologie:
- una intrinseca flessibilità e resilienza nella progettazione (considerando anche che si è passati in pochi anni da data center da 8/10 MW come misura massima, a strutture che superano i 100/200 MW);
- uno stretto dialogo con i DSO e TSO (Enel e Terna);
- piani di sostenibilità economici, ambientali e sociali chiari e definiti;
- accogliere anche fonti di approvvigionamento energetico varie e modulari;
- superare il paradigma di considerare industrie energivore solo quelle realtà che consumano su un unico contatore (come ad esempio le acciaierie). Infatti, con i prezzi italiani tra i più alti d'Europa, sarebbe utile che il legislatore considerasse le telco come industrie 'energivore distribuite': con reti e data center diffusi sul territorio, sono infrastrutture energetiche a tutti gli effetti.
Oltre il Rumore di Fondo: Una Visione di Filiera
La vera sfida, emersa chiaramente nel dibattito, è quindi quella di trovare il modo di governare questa crescita, in modo che l'atomo (le infrastrutture fisiche), il bit (il dato) e l’industria corrano alla stessa velocità.
Nei prossimi articoli di questa collana entreremo nel "motore" di questa trasformazione. Analizzeremo nel dettaglio:
1. com'è possibile alimentare questi colossi infrastrutturali in modo sostenibile
2. l'importanza di un approccio end-to-end industriale che gestisca l'intera catena del valore: dalla progettazione tecnica al Permitting, fino alla gestione operativa.
3. il ruolo cruciale dei BESS (Battery Energy Storage Systems) come stabilizzatori di rete, di disponibilità energetica e di saving economico
Questo perché, se l'oro digitale deve brillare in Italia, dobbiamo assicurarci che la luce che lo alimenta sia solida, locale, strategica e realmente sostenibile (per tutti).
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