ARERA e Terna al lavoro per rivedere la delibera 385
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ARERA e Terna al lavoro per rivedere la delibera 385

ARERA e Terna al lavoro per rivedere la delibera 385. L'autorità per l'energia e l'azienda che di fatto rappresenta lo Stato italiano nel settore dello sviluppo della rete elettrica, stanno discutendo su come aggiornare la delibera che di fatto ha mandato in crisi lo sviluppo del fotovoltaico in Italia. Rivediamo i fatti: prima della scorsa estate l'Italia ha manifestato un chiaro interesse nello sviluppo della rete e soprattutto delle energie rinnovabili con un piano di incentivi che ha attirato investimenti da tutto il mondo. Le aziende aprivano e spendevano, perché il sistema era favorevole. Poi è accaduto un fatto che ha fatto sbandare il treno in corsa: il mega blackout della Spagna. Le cause sono state molteplici, ma ciò che non si può negare è che la rete nazionale fosse vetusta e che i picchi causati dalle rinnovabili avessero avuto un ruolo nel farla saltare. Come spesso accade, il governo italiano è corso ai ripari in tutta fretta con il provvedimento dell'ARERA di cui sopra. E, proprio come capita puntualmente, il provvedimento non era a misura del mercato: gli obblighi messi nero su bianco hanno messo in difficoltà tutto il settore e quindi si è arrivati come di consueto a lavorare per prorogare le scadenze prima improrogabili. 

Oggi il dialogo tra ARERA e Terna apre uno spiraglio per ripensare il sistema in modo più equilibrato. Non si tratta di rinunciare alla sicurezza della rete, ma di ripensare il rapporto tra regolazione e sviluppo, tra tutela del sistema elettrico e promozione della transizione energetica. I principali attori istituzionali e industriali chiedono chiarezza, gradualità e coerenza. Un sistema regolatorio efficace deve saper guardare al medio e lungo termine, evitando oscillazioni che rischiano di trasformare la transizione in un percorso a ostacoli. Per l’Italia, che nel 2024 ha superato i 30 GW di potenza fotovoltaica installata e punta a raggiungere i 70 GW entro il 2030, la posta in gioco è alta. La transizione energetica non può prescindere da una rete robusta, intelligente e flessibile. Ma non può nemmeno prescindere dalla fiducia degli investitori, dalla solidità del quadro normativo e dalla capacità del Paese di garantire coerenza tra gli obiettivi dichiarati e le regole applicate.

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