La ricerca sulle microplastiche tessili in Italia: la voce del Cnr
Sostenibilità

La ricerca sulle microplastiche tessili in Italia: la voce del Cnr

Immagine: Sören Funk, Unsplash

Ipcb-Cnr al seminario Atia Iswa Italia: per ridurre la dispersione di microplastiche servono monitoraggio, nuove tecnologie e sensibilizzazione.


Le microplastiche, sostanze invisibili che rappresentano un pericolo sempre più concreto. La tematica, di stringente attualità, è stata al centro del seminario organizzato lo scorso 10 maggio dall’Ordine degli ingegneri della provincia di Roma in collaborazione con Atia Iswa Italia – Associazione italiana tecnici ingegneria ambientale e Aidic – Associazione italiana di ingegneria chimica. Un convegno dal titolo “Inquinamento da microplastiche nelle acque: stato attuale e strategie future” che ha coinvolto il mondo accademico, della ricerca e dell’industria. Nel corso della giornata di studi, gli aspetti più indagati sono stati i rischi per la salute dell’uomo e la capillare distribuzione dimicroplastiche. Minacce radicate e ubiquitarie, presenti tanto negli alimenti ingeriti quanto nei cosmetici e nei capi di abbigliamento.

Una soluzione sfaccettata

È stato l’intervento di Cristina Cocca del Cnr-Ipcb a fare luce su una nicchia preoccupante, profilando possibili strategie per arginare l’inquinamento da microplastiche fibrose, specialmente di origine sintetica.

Come si è già visto, è il processo di lavaggio dei tessuti il maggiore responsabile della dispersione di queste sostanze nelle acque. Ricerche hanno evidenziato la presenza delle microplastiche primarie (inferiori a 5 mm al momento della loro dispersione) tessili in acqua potabile nonché sui mitili.

La situazione preoccupa e impone delle soluzioni, come nuovi sistemi di filtrazioni che possono prevenire la dispersione, dispositivi che possono essere prodotti per integrare gli elettrodomestici e potenziarne l’effetto filtrante. Membrane contenitive da applicare alle lavatrici hanno, infatti, rivelato la capacità di trattenere quantità considerevoli di microplastiche. Tuttavia, ad oggi sono solo prototipi, inadatti per la produzione seriale, i ritmi industriali e bisognosi, pertanto, di migliorie tecniche.

Proteggere i tessuti

È stata evidenziata, inoltre, la necessità di arginare il problema “a monte”, anche attraverso la formulazione di nuovi detergenti. Come quello che l’Istituto per i Polimeri, Compositi e Biomateriali del Cnr ha testato, riscontrando la riduzione del circa l’85% delle microplastiche tessili. Il prodotto è attualmente commercializzato in Spagna da Zara Home, ramo aziendale che fa capo all’omonimo gruppo di abbigliamento. Perciò l’obiettivo è proprio quello di sviluppare nuovi approcci funzionali a mitigare la dispersione delle microplastiche anche durante i processi di lavaggio casalinghi. Soluzione percorribile tanto con i filtri da applicare alle lavatrici e i detersivi, quanto attraverso, ad esempio, l’adozione di coating.

Cosa sono i coating?

Si tratta di strati protettivida applicare ai tessuti per realizzare una barriera polimerica. Un tipo di studio che desta l’attenzione del mondo accademico, dall’Università di Toronto all’Cnr-Ipcb.

Proprio l’istituto italiano ha portato avanti un esperimento di coating innovativo, per il quale è stata utilizzata la pectina,una sostanza naturale, capace di generare uno strato protettivo molto sottile, eppure efficace. Infatti, a fronte di uno spessore di circa 130 nanometri, è stata riscontrata una capacità contenitiva molto soddisfacente, in grado di arginare il 90% delle microplastiche presenti sui tessuti analizzati. Un risultato estremamente incoraggiante, che indica una via per la risoluzione di un problema molto articolato.

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Altre microplastiche e strategie

Nelle strategie “a valle” ipotizzate dall’Istituto per i polimeri, compositi e biomateriali, c’è poi la realizzazione di una filiera innovativa. Si definiscono microplastiche secondariequelle originate dalla disgregazione di oggetti di maggiori dimensioni dispersi nel mare.

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