Conferenza sul clima a Marrakesh, un punto sul clima dopo Parigi
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Conferenza sul clima a Marrakesh, un punto sul clima dopo Parigi

La Cop 22 di Marrakech è iniziata: in questi giorni- dal 7 al 18 novembre 2016- sono in programma due settimane di incontri che, a quasi un anno di distanza, raccolgono il testimone del summit di Parigi del 2015 con l’intento di renderne operativo l'accordo sul clima, dopo la ratifica dello scorso 4 novembre 2016.

50.000 partecipanti di cui circa 20.000 delegati in rappresentanza di 196 nazioni, 30.000 membri della società civile (ong, enti locali, scienziati, associazioni, sindacati, popolazioni autoctone), oltre 40 capi di Stato e 30 capi di governo: tale la portata, in termini numerici, della ventiduesima Conferenza Mondiale sul Clima delle Nazioni Unite. Conferenza che, dopo i discorsi mirati a individuare una strategia comune per limitare i danni da riscaldamento globale e l'accordo storico raggiunto, deve produrre fatti e azioni concrete.

“La Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici di Marrakech rappresenta il prossimo passo cruciale per i governi al fine di rendere operativo l’accordo di Parigi adottato lo scorso anno”, spiega Patricia Espinosa, Executive Secretary dell’UNFCCC (Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici), “definendo molti dei dettagli riguardanti come la comunità globale possa andare avanti verso questa direzione comune”.

Se nella capitale francese, infatti, i leader partecipanti hanno firmato un testo nel quale era indicata la traiettoria da seguire a livello planetario, a Marrakesh occorre stabilire metodi e tempistiche reali per riuscire a mantenere la crescita della temperatura media globale a un massimo di 2 gradi centigradi, entro la fine del secolo, rispetto ai livelli pre-industriali.

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Un'impresa titanica, visto e considerato il recente allarme lanciato dal Programma ambientale delle Nazioni Unite (UNEP): allo stato attuale gli sforzi nazionali promessi (espressi dalle cosiddette Indc- Intended nationally determined contibution) nella lotta al cambiamento climatico dallo stesso accordo scaturito dalla COP21 faranno aumentare la temperatura del pianeta oltre i 3 gradi, un grado di troppo rispetto la “soglia di sicurezza” definita dagli scienziati.

Preoccupazioni giungono, poi, dalla comunità internazionale impegnata contro il riscaldamento globale e dall'opinione pubblica a seguito dell'elezione, lo scorso 9 novembre, di un neo-presidente USA “clima-refrattario” come Donald Trump. Il cambio di leadership e di prospettiva da parte del secondo Paese inquinatore al mondo sarà in grado di modificare gli equilibri planetari in modo tale da compromettere i risultati della strategia?

Il nuovo Presidente “ha detto molte sciocchezze sui cambiamenti climatici” ha affermato Hilda Heine, Presidente delle Isole Marshall, un territorio particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici. “Ora che la campagna è finita, spero si renda conto della minaccia che il clima rappresenta per il suo stesso popolo e per i Paesi che, come il mio, condividono l'oceano con gli Stati Uniti”. Da parte sua, Patricia Espinosa si è congratulata con Trump per il successo, commentando in un comunicato: “Non vediamo l'ora di collaborare con la sua amministrazione per far avanzare l'agenda globale a vantaggio dei popoli di tutto il mondo”.

Ma gli scogli non si esauriscono con il dichiarato negazionismo di Trump. La corsa contro il tempo per la ratifica dell’Accordo di Parigi ha fatto sì che solo 100 dei 197 soggetti che hanno adottato il patto abbiano fatto in tempo a depositare i rispettivi strumenti di ratifica e siano pertanto ammessi a partecipare al processo decisionale.

Ultimo, non per importanza, il problema dei finanziamenti: con quali fondi si intende sostenere i costi della necessaria transizione energetica globale? A Parigi si decise di garantire un investimento di almeno 100 miliardi di dollari all’anno fino al 2020, ma in che direzione andranno questi flussi finanziari e come saranno monitorati?

Le domande sono molte, e le risposte si attendono dal summit di Marrakech. Buon lavoro, dunque, ai soggetti coinvolti: avranno da fare, con la consapevolezza da un lato delle oggettive difficoltà, dall'altro dell'enorme posta in gioco.

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