Seguire la stagionalità del cibo: solo vantaggi e bontà

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Pensare alla stagionalità di frutta e verdura è diventata un’attività troppo complessa per la pigrizia scaturita dalla globalizzazione che ci permette di avere di avere tutto e subito quando vogliamo. Basta pagare certo. Ma che prezzo paga l’ambiente?

Tante sono le implicazioni quando si affronta la parola cibo: il consumo di suolo che riduce la capacità di produrlo, lo spreco ancora molto elevato, l’inquinamento da CO2 e sostanze chimiche sistemiche come glifosati ampiamente usati in agricoltura, lo sfruttamento incivile dei braccianti per la raccolta solo per citarne alcuni. Grazie  all’avanzamento tecnologico dalle serre riscaldate ai mezzi di trasporto possiamo acquistare tutto l’anno ogni genere di alimento: persino le fragole a Natale!”.

Antonella Ferrari, Presidente di Slow Food Parma

Ci siamo abituati ad entrare nei supermercati e comprare quello che ci dice il nostro palato, dimenticandoci quale stagione stiamo attraversando. Così, prima nel carrello, passando dalla cassa ed infine nel nostro frigo, compaiono fragole per il cenone della vigilia di Natale e a giugno, invece dell’anguria, spremiamo le arance per dissetarci e combattere l’afa.

Seguire il ciclo delle stagioni e mangiare solo i cibi che la terra produce durante l’anno porterebbe ad enormi cambiamenti: primo tra tutti la diminuzione delle emissioni di CO2 in atmosfera. Pensiamo alle distanze che devono percorrere i camion per il trasporto di frutta e verdura; al sapore dei cibi, quanto sono più saporiti e ricchi di vitamine e minerali quando sono coltivati nei campi seguendo la stagionalità e senza l’utilizzo di pesticidi; quanto si può incentivare l’agricoltura biologica locale cercando di razionalizzare gli spostamenti alimentari. Pensiamo infine ad un'intera filiera ecologica che parte dalla terra con un seme, cresce in armonia con la natura e giunge sulle nostre tavole di un colore intenso e gustoso da assaporare. 

Per fare un esempio, secondo la Coldiretti, in Occidente in media un pasto percorre 1900 km prima di giungere sulla tavola: basterebbe acquistare prodotti locali e stagionali, prestando attenzione agli imballaggi e una famiglia all’anno potrebbe ridurre fino a 1000 kg le emissioni di gas serra oltre che guadagnaci in bontà.

"Recuperare armonia tra uomo e ambiente, mangiando sano – prosegue Antonella Ferrari – si traduce in stagionale locale da produzione di piccola scala senza uso di sostanze chimiche invasive, allevamenti rispettosi del benessere animale senza l’uso di mangimi OGM: solo un sistema agricolo a bassa impronta ecologica può dirsi sostenibile. Gli alimenti coltivati seguendo i cicli naturali sono ricchi di vitamine, di sapore, rispecchiano la biodiversità agricola territoriale e generano effetti positivi su ambiente, società ed economia”.

In molti ci chiedono come orientarsi per una spesa eco-compatibile – conclude la Presidente di Slow Food Parma – Semplice: iniziando a cambiare il modo di acquistare, rifornendosi dai mercati contadini dove vengono esposti i raccolti e dove possiamo instaurare un rapporto di reciproca fiducia remunerando  equamente il lavoro svolto, leggendo attentamente gli ingredienti e informandoci per avere una giusta conoscenze perché più ne sai meglio scegli e meglio vivi”.

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