Rischio idrogeologico, il maltempo incombe su terreni secchi e più fragili

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Dopo un settembre secco e un autunno molto caldo, il maltempo si è abbattuto sull'Italia. L'allarme di Coldiretti: i terreni secchi sono più fragili ed esposti a rischio idrogeologico.

I terreni non sono tutti uguali, così come non lo è la loro capacità di assorbimento. Un terreno secco, avverte Coldiretti, è un terreno fragile, esposto più di altri al rischio idrogeologico.

Ecco perché il tempismo della recente ondata di maltempo che ha coinvolto e sconvolto l'Italia ha giustamente preoccupato non poco. Secondo la stima di Coldiretti, basata su dati Isac Cnr, settembre 2018 si è infatti distinto per una secchezza anomala, in cui le precipitazioni sono state addirittura il 61% in meno rispetto alla media storica. Insolito anche il caldo che, anche durante le piogge, si è mantenuto elevato a causa di venti di Foehn e di scirocco.

E così gli effetti del surriscaldamento globale si amplificano dando, da un lato, origine a fenomeni meteorologici estremi, dall'altro acuendo un dissesto idrogeologico capace di causare vittime (10 i morti accertati nella sola giornata del 29 ottobre) e gravi ferite ai territori.

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Che il quadro del rischio idrogeologico italiano sia tutt'altro che confortante non è un mistero. Un recente rapporto ISPRA  in materia ha, infatti, sottolineato la precarietà e la scarsa resilienza di grandissima parte delle aree della Penisola: 7275 sono i comuni complessivamente a rischio frane e alluvioni. Si tratta del 91,3% del totale ma la percentuale sale al 100% per Valle D’Aosta, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Molise, Basilicata e Calabria e tra il 90% e il 100% in Abruzzo, Lazio, Piemonte, Campania, Sicilia e in Provincia di Trento.

A rischio anche, inevitabilmente, le colture con ingenti danni al settore agricolo e vitivinicolo. Secondo Coldiretti, “a preoccupare sono gli effetti sulle coltivazioni agricole nelle campagne dove si sta per concludere la vendemmia ed è in pieno svolgimento la raccolta delle olive, dopo che dall’inizio dell’anno si contano perdite superiori ai 600 milioni di euro a causa degli eventi estremi […]. L’andamento anomalo di quest’anno conferma i cambiamenti climatici in atto che si manifestano con la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense e il rapido passaggio dal sole al maltempo”.

Tanto in campo agricolo quanto nell'ambito della sicurezza, le armi migliori a disposizione per fronteggiare anomalie climatiche tanto feroci restano la prevenzione e la pianificazione ragionata. Un'adeguata analisi e una conseguente gestione del rischio potrebbe fare realmente la differenza e scongiurare future tragedie annunciate.

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