L’adattamento ai cambiamenti climatici come opportunità di sviluppo per il settore agricolo e forestale

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L’ingegneria dell’adattamento ai cambiamenti climatici offre un’analisi quantitativa utile a realizzare strategie volte alla gestione e alla pianificazione delle risorse idriche e ambientali.

I cambiamenti climatici rappresentano oggi un fenomeno globale i cui effetti sono evidenti e riscontrabili a più livelli, da quello ambientale a quello sociale ed economico.

Eventi come l’aumento delle precipitazioni, episodi di siccità, la desertificazione, lo scioglimento dei ghiacci e l’innalzamento del livello dei mari, l’intensificazione di fenomeni metereologici estremi e le ondate di calore, sono il risultato del progredire dei cambiamenti climatici e hanno forti ripercussioni sulle comunità, sul paesaggio, sull’ecosistema e sull’economia.

Ciò che può fare l’uomo, oltre ovviamente a ridurre l’impatto ambientale delle proprie attività, è pianificare delle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici volte a diminuire la vulnerabilità dei sistemi esposti alle variazioni del clima, rendendoli quindi più resilienti.

Per esempio, le ondate di calore influiscono sulla vita dell’uomo e sulle sue attività: valutandone il rischio è possibile mettere in atto delle azioni per limitarne i potenziali danni.

Esiste una Strategia europea di Adattamento al Cambiamento Climatico che richiede a tutti gli stati membri di condurre nuove valutazioni al fine di:

  • determinare le soglie critiche di rischio a livello nazionale;
  • misurare le capacità di resilienza ai cambiamenti climatici partendo da un approccio locale con il coinvolgimento gli attori socio-economici.

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È la strategia europea a orientare le politiche nazionali e dunque la Strategia Nazionale di Adattamento (SNA), che ha come obiettivi la riduzione al minimo dei rischi derivanti dai cambiamenti climatici, la tutela dei sistemi naturali e sociali, oltre che sondare nuove opportunità legate alle nuove condizioni climatiche.

Il settore agricolo per esempio, risente fortemente dei fenomeni legati ai cambiamenti climatici e alle conseguenti criticità nella disponibilità idrica; basti pensare ai periodi di siccità e alle implicazioni che hanno sul raccolto, quindi sulla produzione alimentare e perciò sull’economia del Paese. Inoltre, i cambiamenti climatici possono determinare cambiamenti nella pianificazione dei tipi di colture da  effettuare in un territorio, e della relativa tempistica nell'ambito dei cicli stagionali.

L’aumento delle temperature corrisponde a un minore rendimento e all’aumento di parassiti per alcune colture, rendendole meno convenienti rispetto ad altre. Precipitazioni troppo intense e frequenti portano invece a cattivi raccolti e quindi a una diminuzione della produzione agricola per alcuni prodotti, laddove tali nuove condizioni potrebbero risultare vantaggiose per altre. In ambito forestale, nuove condizioni climatiche possono determinare il progressivo cambiamento nelle specie vegetali e arboree che costituiscono un bosco.

L’analisi del rischio e del relativo adattamento diventa in questo caso uno strumento imprescindibile per le nuove esigenze territoriali, che va a supporto delle scelte di gestione e delle strategie di pianificazione delle risorse idriche e delle attività colturali e forestali. La pianificazione quantitativa e razionale dell'adattamento inoltre, consente l'ottimizzazione di tali strategie e dei relativi costi. In particolare, nel caso del settore agroforestale sono molteplici gli stakeholder coinvolti in azioni di mitigazione e adattamento: aziende agricole, agricoltori, aziende alimentari, grande distribuzione organizzata, ma anche enti parchi e Pubbliche Amministrazioni.

Questa “rete” di attori coinvolti rappresenta un’opportunità; infatti attraverso partnership -anche tra pubblico e privato- è possibile trovare accordi e accedere più facilmente a fondi nazionali ed europei al fine di realizzare un’accurata analisi del rischio con relativo studio di adattamento ai cambiamenti climatici.

In questo caso fare rete, ottenere finanziamenti e/o dividere i costi, risulta un approccio vincente per tutte le figure coinvolte: prevenire danni al raccolto infatti giova ai gestori delle foreste, ai produttori agricoli, alimentari, ai distributori, ai consumatori e all’economia del Paese.

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