Food sustainability, Italia terza nel mondo per numero di startup innovative

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La lotta allo spreco alimentare e alla sostenibilità delle filiere può contare su newco che puntano al miglioramento grazie alle nuove tecnologie, ma la scarsità di fondi rischia di essere un freno.

La difficoltà nel garantire a tutti gli esseri umani cibo sufficiente per la salute o la sopravvivenza si lega a un dato fortemente contrastante: secondo i più recenti rilevamenti condotti da The Boston Consulting Group, ogni anno circa 1.6 tonnellate di cibo vengono buttate, per un valore di 1.200 miliardi di dollari. L’obiettivo fissato dalla Nazione Unite per il 2030 è un dimezzamento di questi sprechi: per raggiungerlo, l’Italia è oggi nella posizione di giocare un ruolo cruciale.

L’eliminazione degli sprechi alimentari è un processo che ha a che fare non solo con il cambio di abitudini del consumatore finale, ma che interessa l’intera supply chain del settore agroalimentare: è proprio su questo fronte che l’Italia è in prima linea per la ricerca di soluzioni innovative che consentano di ottimizzare produzione e gestione delle risorse.

La prima survey dell’Osservatorio Food Sustainability del Politecnico di Milano ha effettuato un censimento globale delle nuove imprese con obiettivi dichiarati di sostenibilità socio-ambientale ed economica nell’agroalimentare, rilevando che l’Italia figura al terzo posto, dopo Israele e Spagna.

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La survey ha individuato 399 startup in tutto il mondo con obiettivi di sostenibilità dichiarati, pari al 20% circa delle startup globali attive nel campo dell’agrifood. Le principali problematiche che le 399 startup virtuose puntano a risolvere o migliorare sono l’uso efficiente delle risorse, l’introduzione di filiere corte e l’utilizzo di materiali naturali nei cicli produttivi.

Le startup affrontano il tema prevalentemente dal punto di vista dell’innovazione tecnologica: delle 399 individuate dal Politecnico di Milano, il 47% rientra nell’ambito dei Service Provider, fornendo software e app, o servizi di consulenza nell’ambito della sostenibilità. Il 16% si occupa di tecnologie per l’agricoltura di precisione, mentre il 13% è impegnato nel ridurre l’impatto ambientale del Food Processing. 

Le startup israeliane, in particolare, puntano molto sulle innovazioni tecnologiche per l’ambiente, mentre Spagna e Italia aggiungono spesso una componente sociale a quella ambientale, lavorando sul fronte della gestione delle eccedenze alimentari e il sostegno delle produzioni locali.

In Italia le startup impegnate nel miglioramento della sostenibilità della filiera agroalimentare costituiscono il 38% delle newco alimentari ma, pur risultando una media molto alta che porta il nostro Paese sul podio a livello mondiale, non mancano le difficoltà.

Le startup italiane devono infatti fare i conti con risorse finanziarie limitate, che ne rallentano lo sviluppo. In media le realtà italiane possono fare affidamento su 300mila dollari, contro i 2.4 milioni di dollari a disposizione delle startup a livello mondiale e i 3.4 milioni ottenuti da quelle statunitensi. Si tratta di un forte limite, che in molti casi impedisce la scalabilità e il raggiungimento di una solidità economica.

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Tags: agroalimentare