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Rifiuti: nuova classificazione e nuove problematiche

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Le nuove Direttive Europee in vigore dal 1 giugno comportano cambiamenti per i quali è richiesto l'adeguamento tempestivo da parte di enti, aziende ed operatori del settore. Le criticità si aggiungono a quelle non ancora risolte del Sistri.

In vigore dal 1 giugno, la nuova classificazione dei rifiuti non smette di destare preoccupazioni e allarmi da parte degli operatori del settore della gestione dei rifiuti, così come delle aziende e degli enti che ne sono produttori. Molte sono le criticità che si legano alle nuove disposizioni, già oggetto di forti critiche durante il periodo di approvazione, tra conflitti con norme nazionali e punti ancora oscuri.

In particolare, a inizio mese sono entrati in vigore due provvedimenti: il Regolamento Europeo n. 1357/2014, relativo alla classificazione dei rifiuti pericolosi, e la Decisione europea2014/955/Ue, istitutiva del nuovo elenco armonizzato europeo dei rifiuti.

E' a carico delle imprese, dunque, verificare la necessità o meno di variare la classificazione finora utilizzata per i rifiuti prodotti, valutando la sussistenza di criteri tali da portare alla definizione di rifiuti pericolosi e alla necessità di mettere in atto le relative misure per il corretto trattamento. Da quest'obbligo emerge la prima criticità legata all'entrata in vigore delle nuove disposizioni e messa recentemente in luce anche da Fise Assoambiente, Fise Unire e Atia-Iswa : esse sono da considerarsi valide a tutti gli effetti e non è stato previsto nessun periodo di transizione. Le aziende e gli enti sono quindi tenuti a recepire le disposizioni e ad attivarsi in modo tempestivo per la messa in regola.

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Un secondo elemento di criticità riguarda, invece, proprio il nuovo sistema di attribuzione della caratteristica di pericolosità HP14 (in una scala che va da HP 1 ad HP 15). La categoria di rifiuti HP14 si riferisce a rifiuti definiti eco - tossici. Per quanto riguarda i requisiti necessari all'attribuzione di tale categoria, infatti, la nuova disposizione in vigore da pochi giorni rimanda ad uno studio supplementare, il quale non è ancora a disposizione.

Le difficoltà non finiscono qui e comportano delle conseguenze tutt'altro che irrilevanti per le aziende che devono farsi carico della gestione dei rifiuti prodotti. Questo perché il variare dei criteri vigenti comporta anche il variare della classificazione di alcuni rifiuti da non pericolosi a pericolosi, nocivi oppure tossici. Le conseguenze, anche economiche, sono interamente a carico delle aziende, tenute all'immediato adeguamento indipendentemente dall'eventuale variare dei costi da sostenere.

Un quadro complesso, insomma, che proprio in Italia trova terreno per ulteriori difficoltà: l'incombenza di intervenire sulla classificazione e sulla gestione dei rifiuti non è certo resa più semplice dal Sistri, il sistema per il controllo e la tracciabilità dei rifiuti, ad oggi ancora ben lontano da una funzionalità efficiente e a misura di azienda.

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Tags: Diritto e Legislazione