Appunti per una Milano sostenibile

boeri

Intervista a Stefano Boeri sul tema della sostenibilità urbana.

Architetto Boeri ci racconti la sua idea di Milano, dell'architettura, del rapporto che questa ha con la sfera economica, politica e culturale, e del ruolo che oggi ha l'architetto urbanista in questo scenario?

Effettivamente l’architettura ha accompagnato da sempre la città di Milano, sia nei suoi momenti migliori ma anche in un certo senso i suoi momenti peggiori. Per restare al secolo scorso basta pensare alla Triennale, al Palazzo di Giustizia, alla Stazione Centrale che sono stati i simboli della Milano degli Anni 30; il Pirellone e la Torre Velasca, simboli del rilancio economico della Milano degli anni del dopoguerra; le torri di Porta Nuova, oggi, sono i simboli di quella Milano che mirava ad affermarsi come città internazionale, all’epoca in vista di Expo 2015. L'architettura ha segnato anche momenti difficili della storia, non dimentichiamo di quante collusioni con tangentopoli ci sono state negli anni passati. Milano è una città che si racconta attraverso l'architettura. Il ruolo che oggi ha l’architetto urbanista è quello di chi sa che le scelte che compie hanno sempre una conseguenza sulla città sociale, quindi che sa di avere un ruolo ad altissima responsabilità ma che è anche consapevole che, nonostante sia fondamentale rispondere alle domande e alle aspettative degli utenti e degli abitanti, l'architettura deve sempre anticipare il futuro.  Non si tratta solo di rispondere con un problem solving alla domanda che un certo spazio richiede, ma essere consapevoli che l’architettura ha una potenza simbolica, una capacità narrativa tale da smuovere l'immaginario. Per questo è un ruolo che bisogna giocarsi con intelligenza.

 

Essendo Milano la sua città e rindossando i panni si assessore quali sarebbero i suoi primi tre atti per una Milano più sostenibile? Da cosa partirebbe per ripensare la città?

La prima cosa che farei è ciò che dico da 12 anni cioè bloccare qualsiasi costruzione dentro il perimetro di Milano. Uno dei miei progetti per Milano è quello del Metrobosco da creare intorno alla città; un progetto che non solo riguarda la città ma anche la provincia e che 9 milioni di alberi prevede la creazione di un sistema di boschi diversificati, delle oasi naturalistica, degli spazi dove le differenti specie di animali possono vivere. L’obiettivo di questo bosco periorbitale sarebbe quello di bloccare ogni tipo di consumo di suolo. Un bosco per cingere la città e ristabilirne il bordo, netto e verde, proteggendola dalle polveri sottili e alleviandone la calura estiva. La seconda, simile al progetto del Metrobosco ma allo stesso tempo totalmente differente, è la realizzazione del “fiume verde”. In ultimo ma non per importanza, interverrei sulla demineralizzazione delle superfici, come stanno facendo in tante altre città europee e nel mondo, Parigi, Singapore, New York. È necessario partire dai tetti degli edifici pubblici, renderli verdi; proporrei una campagna per gli orti nelle scuole pubbliche, insomma tutta una serie di operazioni che cambierebbero in modo drastico e radicale le superfici. Tutte queste proposte sono occasioni che prevedono anche l’utilizzo di un sistema di incentivi. Questi tre progetti sono progetti a costo ridottissimo per l'amministrazione pubblica. Nel caso del Metrobosco, per esempio, con l’ex Provincia oggi Città Metropolitana costruito un sistema per cui il piantumare alberi diventava una forma di compensazione a tutti gli interventi di ristrutturazione e rigenerazione urbana.  Il progetto del fiume verde è un progetto totalmente finanziato dalle Ferrovie dello Stato e quindi non prevede investimento pubblico. Quanto alla demineralizzazione esiste un sistema di incentivi e facilitazioni per i progetti di recupero e ristrutturazione da parte delle normative europee. Questi progetti hanno quindi una fattibilità concreta e rappresentano una sfida straordinaria. Milano è una grande metropoli che, se si guarda oltre i confini comunali, raggiunge come una dimensione demografica di quattro o cinque milioni di abitanti. Inoltre è una delle capitali europee sia dal punto di vista produttivo che da quello della creatività. Ma è una città che oggi come non mai ha bisogno di verde, di spazi naturali, di biodiversità. Bisognerebbe ripensare una Milano che sappia integrare la sfera urbana, quella agricola e quella naturale.

 

Il fiume verde prosegue o riprende il filone del bosco verticale, ovvero quello di trasformare la città in uno spazio aperto alla natura.

Sì, la filosofia è la stessa anche se il bosco verticale è un edificio, mentre qui si tratta di aree orizzontali quindi è un intervento diverso per dimensione e forma. In tutti e due i casi l’obiettivo è di riportare a Milano una grande presenza di habitat naturali. Il Fiume Verde prevede di riconvertire gli spazi 1 milione e 200,000 kmq dei 7 scali ferroviari di Milano in un’area verde lineare che corre o in sostituzione o sui lati dei binari. Si creerebbe a Milano uno spazio verde grande tre volte il Parco Sempione all’interno della città. Non un sistema verde orbitale ma interno alla città che la percorre ad anello, dai quartieri del primo novecento alle zone più delicate della città, le province, dove ci sono le maggiori sofferenze.  Un’occasione unica per offrire a Milano un anello di parchi, di oasi, di boschi e di giardini che scorre nel cuore stesso della metropoli. Un progetto che ritengo di penso di grande importanza per ricreare un polmone verde a Milano.

 

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Qual è la Città che oggi ritiene più sostenibile in Italia/Europa/Mondo?

È una domanda difficile, In Francia Lille ha attuato una campagna di grande interesse sulla realizzazione di sistemi diffusi di accumulo di energie rinnovabili, molto interessanti. Lì gli edifici funzionano come centrali energetiche fotovoltaico, solare, eolico ma anche a geotermia: funzionano come grandi sistemi diffusi di accumulo e assorbimento di energie rinnovabili. Parigi, che ha lanciato questo grande progetto di demineralizzazione che punta a ridurre le superfici minerali della città coinvolgendo tutti gli operatori privati oltre che quelli pubblici per costruire, entro il 2020, 100 ettari di prati e boschi sui tetti e sulle superfici esterne degli edifici della città. Noi siamo in ritardo ed è paradossale perché l'Italia è il paese con il maggiore sviluppo e distribuzione del fotovoltaico, per normative e incentivi, ma poco sfruttato per via dei costi che nonostante tutto sono importanti.

 

Nel suo ruolo di urbanista pensa anche ai palazzi. Cosa pensa dell’idea di tornare a riscaldare le persone e non più gli edifici grazie a soluzioni tecnologiche come l'Hyperchair

Quello del riscaldamento è tema molto ampio con diverse sfaccettature. A Milano e in Italia in generale, vi è uno stock edilizio costruito negli anni 50/60, spesso realizzato senza tenere conto alcuna schermatura termica in grado di controllare la temperatura interna, e questo ha generato degli edifici “energivori”.  Se pensiamo al patrimonio dell'edilizia pubblica i costi del riscaldamento sono elevatissimi. La prima cosa da fare in termini di riduzione di consumo energetico sarebbe intervenire su questi edifici, studiare come migliorarne qualità e renderli più efficienti. Nei casi estremi sarebbe opportuno valutare una loro demolizione e ricostruzione come edifici con prestazioni diverse. Si possono sfruttare le tecnologie legate alla rigenerazione energetica, le fonti rinnovabili. La via della demineralizzazione è importante. Per esempio se pensa al bosco verticale di Milano abbiamo calcolato che in estate una giornata molto assolata crea una differenza di anche 30 gradi sulla facciata. I calcoli hanno mostrato che ci sono almeno 3 gradi di differenza tra interno ed esterno di riduzione dei consumo, rispetto ad una situazione in cui non c'è ombreggiatura.

 

Come immagina la Milano del futuro?

Verde e sostenibile: tanto verde pubblico e tanti spazi «risanati».

 

Cosa significa per Lei architettura ecosostenibile? C'è il rischio di trascendere nell'utopia/distopia in relazione a questa tematica?

Io sono molto concreto e tutto quello che progetto lo progetto in questa ottica di concretezza. Durante l’ultimo Salone del Mobile ho progettato una installazione in Statale che si chiama “Radura”. È una installazione che è fatta degli alberi provenienti dalla deforestazione del Friuli Venezia Giulia; si tratta di un sistema di abeti che è totalmente riciclabile. Un installazione costruita per creare dei luoghi di disconnessione dalla frenesia degli scambi della città, una nuova idea di spazio pubblico replicabile in altre zone della città. Un altro progetto è quello appunto del Bosco Verticale che lavora su una enorme quantità di piante con l’obiettivo di portare la biodiversità di un bosco di due ettari in città, capace di dare dei contributi forti per il miglioramento della qualità dell'aria e dell'assorbimento delle polveri sottili del traffico.

La bioarchitettura è una grande sfida.

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