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Antibiotici negli allevamenti: bandiera nera per l’Italia

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La somministrazione di antibiotici al bestiame allevato a fini alimentari è oggi un problema rilevante, sia per il benessere degli stessi animali, sia per la salute dell’uomo. Nella classifica europea di chi fa più ricorso a questi farmaci, l’Italia si aggiudica il secondo posto.

Se si parla di buona cucina, con ogni probabilità l’Italia sarebbe eletta all’unanimità come la sua patria indiscussa. Purtroppo però l’alto livello della tradizione culinaria non è il solo primato che l’Italia si aggiudica: secondi quanto emerge dall’indagine dell’Ema (Agenzia europea del farmaco), il Bel Paese svetta in cima alla classifica, secondo solo a Cipro, per quantità di antibiotici utilizzati negli allevamenti.

Dai dati raccolti è emerso infatti che la quantità di antibiotici utilizzati negli allevamenti italiani è di almeno 2 volte e mezza superiore alla media europea. Sono invece i Paesi scandinavi a guidare le classifiche di merito, in particolare Svezia e Islanda, dove la quantità di questa tipologia di farmaci somministrati ai capi di bestiame è tra le 20 e le 50 volte inferiore rispetto all’Italia.

A lanciare l’allarme è Ciwf (Compassion in World Farming) Italia, Onlus italiana che lavora a sostegno del benessere degli animali allevati per l’industria alimentare, attraverso le parole della direttrice Annamaria Pisapia, la quale ha ritenuto doveroso far notare come la zootecnia nostrana sia ancora oggi pesantemente dipendente dall’utilizzo intensivo e preventivo di farmaci e antibiotici. Questo nonostante la consapevolezza della pericolosità e nocività di tali pratiche sia ormai ampiamente diffusa nella coscienza pubblica.

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In questo settore un altro punto a sfavore per l’Italia è la totale assenza di qualunque tipo di obbligo per le aziende zootecniche di rendere pubblici i dati relativi alla somministrazione di antibiotici ai propri animali. Si tratta oggettivamente di una mancanza gravissima nei confronti dei consumatori, i quali dovrebbero avere la facoltà di scegliere quali prodotti far cadere nel proprio carrello dallo scaffale dei negozi, non soltanto in base alla provenienza della carne, ma anche in funzione delle modalità con cui l’animale è stato allevato. Soprattutto alla luce del fatto che ormai gli effetti e le possibili conseguenze derivanti dall’abuso di antibiotici negli allevamenti a scopo alimentare sono ampiamente noti.

A questo proposito dovrebbe far riflettere l’esito di uno studio condotto dall’Ecdc (Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie) secondo il quale in Italia si registra il maggior numero di decessi da infezioni resistenti agli antibiotici dell’intera Unione Europea. Secondo Ciwf l’abuso di antibiotici negli animali spiana il terreno per la nascita di batteri resistenti ai normali antibiotici utilizzati dalla medicina umana per la cura delle infezioni. Batteri che successivamente possono essere trasmessi all’uomo attraverso il cibo e l’ambiente.

Al fine di contrastare questo grave fenomeno, a seguito della richiesta da parte dell’Oms di una condotta più responsabile da parte degli allevatori europei, a partire dal gennaio del 2022 entrerà in vigore un nuovo regolamento per il quale l’UE vieterà la somministrazione di routine e preventiva di antibiotici agli animali.

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Tags: agroalimentare