Agricoltura 4.0: ai giovani il compito di “svecchiare” il settore agricolo italiano

Beautiful woman in vineyard picking grape

Il ritorno dei giovani in agricoltura porta con sé una nuova confidenza con tecnologie utilizzabili al fine dell'efficienza e del rispetto dell'ambiente. Il settore agricolo e vitivinicolo italiano saprà sfruttare l'opportunità offerta da questa rivoluzione green&tech?

Abbandono dei campi: in Italia succede meno che altrove. E meno male, dato che un corretto e competente avvicendamento nel settore contribuisce a garantire ai consumatori cibo buono e sostenibile. In particolare, la rivoluzione digitale offre da un lato occasioni di crescita importanti per le aziende agricole e vitivinicole; dall'altro, si traducono in opportunità di lavoro per i giovani nel settore primario.

“L’evoluzione tecnologica e la rivoluzione digitale stanno già aiutando e potranno aiutare ancor di più in futuro le aziende vitivinicole italiane, che mediamente hanno un’ottima qualità, ma sono piccole, sia a smaltire in modo più semplice e veloce l’enorme carico burocratico, sia a svolgere tanti compiti che oggi nel settore primario sono ancora svolti con metodi tradizionali” ha affermato Carlo Feruglio, titolare dell’azienda agricola La Ferula e presidente della Bcc di Staranzano e Villesse, intervenuto ad un recente incontro a Lignano Sabbiadoro sul tema agricoltura 4.0.

L’arrivo dei giovani, che tornano a essere attratti dai lavori agricoli e portano con sé una naturale confidenza con le nuove tecnologie, potrà aiutare le aziende a cogliere le fondamentali opportunità offerte dalla rivoluzione tecnologica”.

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E se l'agricoltura digitale chiama, una parte di giovani italiani risponde. Lo dimostra l'attuale parabola del lavoro agricolo in Italia in rapporto agli altri Paesi europei: la riduzione del numero degli addetti negli ultimi 10 anni è di portata inferiore (-6,7% a fronte del -17,5% in media nella UE), facendo registrare un arresto a partire dal 2013 e recuperando persino il 3% negli ultimi 5 anni. La ragione di questa tenuta, secondo un'analisi di ISMEA, è proprio la spinta della componente giovanile, “in marcata controtendenza rispetto alla dinamica negativa prevalente in Europa (-7,4%)”.

A fronte di questi dati, si intuisce il bacino di esperti virtuali in grado di mettere a frutto le potenzialità, in termini di efficienza e rispetto ambientale, di branche quali la smart agriculture e l'agricoltura di precisione. Saperle sfruttare è un'opportunità e una responsabilità enorme, se si pensa al fatto che le pratiche agricole e  la produzione di mangimi sono responsabili di una percentuale compresa fra il 18 e il 32% delle emissioni globali. Senza dimenticare che, nel prossimo futuro, la domanda di cibo aumenterà di pari passo con l'atteso esponenziale incremento della popolazione mondiale.

Così tecniche che, con l'ausilio della rete, mirano a preservare la fertilità del suolo coltivato anziché inaridirlo con le monoculture intensive si rendono urgenti e necessarie. Potature ad hoc, una gestione idrica ragionata, supporti per prevedere le variazioni meteorologiche, sistemi di monitoraggio delle colture e della salute ambientale sono solo alcuni esempi di pratiche che intendono avvalersi della tecnologia per agevolare i processi decisionali degli agricoltori nel pieno rispetto dell'ambiente.

Un'incognita tuttavia c'è, e si riassume in un alcune domande fondamentali: esistono fra i giovani dei professionisti capaci di coniugare l'abilità tecnologica tipica dei nativi digitali con le competenze agricole e vitivinicole necessarie alla produzione? Oppure, avranno in futuro la possibilità di formarsi? E d'altro canto, sapranno gli esperti del settore ampliare le proprie vedute fino a contemplare corsi di formazione e collaborazioni tesi a una vera e propria rivoluzione green&tech?

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Tags: agroalimentare