Sanità e sostenibilità: quanto pesa davvero il sistema sanitario su emissioni, consumi e risorse?
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Sanità e sostenibilità: quanto pesa davvero il sistema sanitario su emissioni, consumi e risorse?

Curare senza inquinare: una contraddizione che non possiamo più ignorare

Quando pensiamo alla sanità, pensiamo alla cura. A un luogo che protegge, che salva vite, che rappresenta uno dei pilastri più solidi delle nostre società. È difficile immaginare che proprio questo sistema possa avere un impatto significativo sull’ambiente, eppure è così.

Secondo le stime più accreditate, il settore sanitario è responsabile di circa il 4,4% - 5% delle emissioni globali di gas serra. Se fosse un Paese, sarebbe tra i principali emettitori al mondo. È un dato che cambia completamente la prospettiva: la sanità non è solo una risposta alla crisi climatica ma ne è anche parte.

Questo non significa mettere in discussione il suo ruolo. Significa iniziare a guardarlo per quello che è diventato: un sistema complesso, potente ma anche energivoro e profondamente impattante.

L’impatto che non vediamo: non sono solo gli ospedali

È facile immaginare che il problema siano gli ospedali: grandi edifici accesi 24 ore su 24, macchinari sofisticati, ambienti controllati ed è vero ma soltanto in parte.

Il punto, però, è un altro. La maggior parte dell’impatto ambientale della sanità non nasce dentro le strutture, bensì fuori. Circa il 79% delle emissioni del settore deriva dalle catene di fornitura: produzione di farmaci, dispositivi medici, materiali monouso, trasporti. Un mondo invisibile ma enorme, che sostiene ogni singola prestazione sanitaria.

Gli ospedali, per quanto centrali, rappresentano solo una parte del problema. Il resto si distribuisce lungo filiere globali che spesso non vediamo ma da cui dipendiamo completamente.

Una macchina che consuma (e non può fermarsi)

La sanità moderna non si spegne mai. Funziona di notte, nei festivi, nelle emergenze. Deve garantire continuità, sicurezza, precisione. Questo ha un costo ambientale inevitabile.

Gli ospedali sono tra gli edifici pubblici più energivori. Consumano grandi quantità di energia per mantenere attive sale operatorie, terapie intensive, sistemi di ventilazione e diagnostica avanzata. Allo stesso tempo, utilizzano enormi quantità di acqua e materiali, molti dei quali monouso per ragioni di sicurezza.

A questo si aggiungono i movimenti continui di persone e merci: pazienti, personale sanitario, forniture. È un sistema che, per funzionare, richiede una quantità costante di risorse. E, certamente, non può permettersi di rallentare.

Farmaci e rifiuti: l’impatto che finisce nell’ambiente

C’è poi un impatto ancora più difficile da percepire, perché non è immediatamente visibile.

La produzione farmaceutica è un processo complesso e ad alta intensità energetica. Ma il problema non si ferma alla produzione. Una parte dei farmaci che utilizziamo finisce nelle acque, attraverso scarichi e sistemi fognari.

Ogni anno, migliaia di tonnellate di antibiotici raggiungono fiumi e corsi d’acqua, contribuendo a un fenomeno sempre più preoccupante: l’antibiotico-resistenza.

Allo stesso tempo, il sistema sanitario produce grandi quantità di rifiuti speciali, spesso pericolosi, che richiedono trattamenti complessi e costosi. Anche qui, l’impatto non è solo ambientale, ma anche gestionale.

Un sistema globale, anche quando non lo sembra

Un altro elemento fondamentale è la dimensione globale della sanità.

I dispositivi medici che utilizziamo, i farmaci che assumiamo, le tecnologie ospedaliere che diamo per scontate: tutto questo arriva da filiere internazionali. Materie prime, produzione, distribuzione attraversano più Paesi prima di arrivare al paziente.

Questo significa che una parte significativa dell’impatto ambientale della sanità non si vede nei dati nazionali. È distribuita lungo la catena del valore, spesso lontano da dove le cure vengono erogate. La sostenibilità della sanità, quindi, non è solo una questione locale ma una questione globale.

Il punto più scomodo: stiamo usando troppe risorse?

C’è poi una domanda che raramente viene posta ma che diventa sempre più centrale: stiamo usando le risorse nel modo giusto?

Il sistema sanitario è ancora fortemente orientato alla cura, più che alla prevenzione. Questo porta a un aumento delle prestazioni, degli esami, dei ricoveri che non sempre sono necessari.

L’appropriatezza delle cure diventa così anche una questione ambientale. Ogni prestazione inutile non è solo un costo economico, ma anche un consumo di energia, materiali e risorse.

Ridurre gli sprechi, rafforzare la medicina territoriale e investire nella prevenzione non significa fare meno sanità, significa farla meglio.

Ripensare la sanità: da impatto inevitabile a leva di cambiamento

Parlare di sostenibilità in sanità non significa chiedere al sistema di fare meno, significa, come detto poc’anzi, chiedergli di fare meglio.

Ridurre i consumi energetici, rendere più efficienti le strutture, ripensare le filiere, limitare gli sprechi: sono tutte azioni che migliorano non solo l’impatto ambientale, ma anche l’efficienza complessiva.

La vera sfida è culturale prima ancora che tecnologica. È integrare la sostenibilità nelle decisioni quotidiane, nei modelli organizzativi, nelle scelte cliniche.

Fonti: 

  • Health Care Without Harm - Health Care Climate Footprint Report
  • OCSE - Decarbonising Health Systems Across OECD Countries (2025)
  • OMS (WHO) - dati sulle emissioni del settore sanitario
  • ISDE / OCSE - impatto della supply chain sanitaria
  • ARS Toscana - impatto ambientale del sistema sanitario
  • Sanità Informazione - dati su antibiotici e inquinamento delle acque

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