Cicloturismo urbano e mobilità attiva al centro della Fiera del Cicloturismo di Padova
Sostenibilità

Cicloturismo urbano e mobilità attiva al centro della Fiera del Cicloturismo di Padova

C’è una trasformazione che non fa rumore, non occupa le prime pagine dei giornali con toni emergenziali, ma che sta ridisegnando le città europee molto più di quanto si sia disposti ad ammettere. È la rivoluzione della bicicletta. Una rivoluzione lenta, quotidiana, fatta di scelte individuali che diventano politiche pubbliche, di infrastrutture leggere che producono effetti profondi. Ed è proprio questa rivoluzione silenziosa che sarà al centro della Fiera del Cicloturismo, in programma a Padova dal 27 al 29 marzo 2026.

Parlare oggi di cicloturismo urbano significa parlare di città che cambiano pelle. Significa riconoscere che la bici non è più soltanto uno strumento per il tempo libero o un’alternativa “ecologica” per pochi convinti, ma una vera infrastruttura di mobilità, una leva di qualità urbana e, sempre più spesso, un potente attrattore turistico. Non è un caso che le città dove si pedala di più siano anche quelle dove si vive meglio.

A certificarlo non sono slogan o campagne promozionali, ma dati. Il Copenhagenize Index 2025, uno dei riferimenti internazionali sulla ciclabilità urbana, colloca ai vertici città che hanno fatto della bicicletta una scelta strutturale. In testa torna Utrecht, seguita da una sorprendente e significativa presenza francese: cinque città nelle prime quattordici posizioni. Per l’Italia arriva finalmente un segnale storico: Bologna entra al 26° posto, prima città italiana nella top 30 mondiale. Non è solo una questione di chilometri di piste ciclabili. È una questione di visione. Le città premiate sono quelle che hanno investito su reti connesse, sicurezza stradale, intermodalità, politiche pubbliche coerenti e continuità amministrativa. In altre parole: città che hanno smesso di considerare la bici un ornamento e l’hanno trattata come ciò che è davvero, un mezzo di trasporto quotidiano.

Il cicloturismo urbano nasce esattamente da qui. Non è il turista sportivo che attraversa le Alpi né l’escursionista della domenica. È il viaggiatore che sceglie di esplorare una città e il suo territorio usando la bicicletta come chiave di accesso. Un modello di accoglienza che permette di uscire dai confini del centro storico, di scoprire quartieri, parchi, fiumi, aree periurbane, spesso invisibili al turismo tradizionale.Città come Valencia, Gand, Lubiana, Parigi e Berna dimostrano che questo modello funziona quando esistono servizi concreti: noleggio diffuso, bike sharing, app di navigazione dedicate, parcheggi sicuri, connessioni con treni e trasporto pubblico. Il risultato è un turismo più lento, più distribuito, meno impattante e, paradossalmente, più redditizio. Perché chi si muove in bici tende a fermarsi di più, a consumare localmente, a vivere la città invece di attraversarla

Il contesto politico sta cambiando. Nell’aprile 2024 l’Unione Europea ha adottato la Dichiarazione europea sulla ciclabilità, riconoscendo la bicicletta come mezzo di trasporto strategico. Non è solo un atto simbolico: significa accesso a fondi, progettualità, integrazione tra mobilità, salute pubblica, turismo e qualità della vita. In Italia, la legge del 2018 ha reso obbligatorio il Biciplan per le città metropolitane e i comuni sopra i 100.000 abitanti. Oggi quasi tutte le città metropolitane – da Roma a Milano, passando per Venezia – hanno adottato questo strumento. Il problema, semmai, non è più la pianificazione ma la velocità e il coraggio dell’attuazione.

Il 22° Rapporto ISFORT sulla mobilità racconta un’Italia che pedala di più, ma in modo diseguale. La quota di spostamenti in bici è salita al 5,2% nel 2025, con una crescita del 27% in un solo anno. Il Nord-Est resta in testa, ma il dato più interessante arriva dal Sud, che registra un +67% in meno di dieci anni. È la dimostrazione che, quando arrivano infrastrutture e politiche adeguate, la domanda esiste ovunque.

Un capitolo a parte lo merita il modello “Città 30”. Dove la velocità delle auto scende, la città respira. Aumenta la sicurezza, cresce l’uso della bici, si rafforzano bike sharing e spostamenti casa-scuola. Non è un caso che Bologna, pioniera in Italia, sia oggi anche la prima città italiana nella classifica internazionale della ciclabilità. Il rapporto UNICEF “A ruote libere” lo dice chiaramente: una città sicura per i bambini è una città migliore per tutti. E la bici è uno degli strumenti più efficaci per arrivarci.

Dalla Bicipolitana di Pesaro al GRAB di Roma, da AbbracciaMI a Milano ai progetti di incentivazione di Firenze, l’Italia è piena di esperienze che funzionano. Spesso isolate, a volte poco raccontate, ma capaci di dimostrare che un altro modello urbano è possibile. Secondo The Economist, la bicicletta – soprattutto elettrica – sta trasformando le città più delle auto elettriche. A Londra circolano più bici che auto, a Copenaghen un pendolare su due pedala. Non è ideologia, è efficienza urbana. Il bike sharing cresce, i benefici economici sono misurabili, i servizi si moltiplicano. La Fiera del Cicloturismo racconterà tutto questo, mettendo insieme istituzioni, operatori, produttori e viaggiatori.

La bicicletta non è il futuro: è il presente che funziona meglio di quanto siamo disposti ad ammettere. Le città che hanno investito sulla mobilità attiva hanno già vinto una parte decisiva della sfida climatica, sociale ed economica. Le altre stanno solo rimandando una scelta inevitabile. La Fiera del Cicloturismo di Padova non è solo un evento per appassionati: è uno specchio in cui le città possono guardarsi e decidere chi vogliono diventare. Pedalare, oggi, è un atto politico. E anche turistico. E, sempre più spesso, semplicemente razionale.

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