Corporate Climate Responsibility Monitor 2023: senza fatti, gli obiettivi non bastano più
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Corporate Climate Responsibility Monitor 2023: senza fatti, gli obiettivi non bastano più

Immagine: Corporate Climate Responsibility Monitor 2023

Esiste un gap diffuso, misurabile e misurato, tra molti impegni di decarbonizzazione assunti dalle aziende e le azioni messe in campo per realizzarli. Il Corporate Climate Monitor 2023, strumento di monitoraggio delle strategie climatiche pubblicato lo scorso febbraio, li mette in luce e sottolinea cosa serve per colmarli.

Zero emissioni nette, neutralità del carbonio o altri obiettivi equivalenti: sono gli impegni assunti da un crescente numero di aziende, tra cui 24 multinazionali, che hanno aderito alla campagna ONU “Race to Zero”. Una buona notizia, ridimensionata tuttavia dal Corporate Climate Responsibility Monitor 2023, strumento di monitoraggio che rivela come queste imprese-sulla carta e nelle intenzioni leader climatici a livello globale- riusciranno a ridurre complessivamente solo del 36% le loro emissioni, anziché del 90-95% prospettato in Piani net zero non realmente affidabili.

Fedele al suo intento, oltre a evidenziare gap e mancanze in termini di lotta al surriscaldamento globale, il report prende in esame e valorizza anche alcune buone pratiche relative a una minoranza, che possono essere prese ad esempio e replicate.

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Corporate Climate Responsibility Monitor, che cos'è e come funziona

Promosso dal think tank senza scopo di lucro Carbon Market Watch e dal NewClimate Institute, il Corporate Climate Responsibility Monitor è uno strumento che si propone di valutare le strategie climatiche di un campione di grandi aziende globali, analizzando criticamente la misura in cui essi dimostrano leadership climatica aziendale e valutando l'integrità fra impegni assunti e azioni attuate.

Giunto alla seconda edizione, nel 2022 ha rivelato una serie di discrepanze fra obiettivi e strategie aziendali. Discrepanze che si sono riproposte anche in questo 2023, nel documento pubblicato lo scorso febbraio.

In particolare, l'analisi si sviluppa secondo quattro assi fondamentali:

  • Tracciamento e divulgazione delle emissioni;
  • Analisi degli obiettivi di riduzione delle emissioni;
  • Riduzione effettiva delle emissioni;
  • Contributi climatici e compensazioni.

Le aziende esaminate hanno proclamato ambiziosi obiettivi a livello climatico e sono state selezionate tra le maggiori società globali di otto diversi settori che producono grandi emissioni. Si tratta di realtà aderenti a un’iniziativa affiliata alla campagna Race to Zero, che prevede l’impegno ad attuare piani di decarbonizzazione in linea con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C, rappresentando idealmente un punto di riferimento per altre grandi, medie e piccole imprese in tutto il mondo.

 

Perché serve il Corporate Climate Responsibility Monitor

Le aziende di tutto il mondo sono sempre più attente all'emergenza climatica, in risposta alla crescente richiesta, da parte di stakeholder e società civile, ad assumersi la responsabilità dell'impatto del loro operato e in ottemperanza agli obblighi imposti a livello internazionale per accedere ai fondi dedicati.

La maggior parte delle grandi aziende ora ha strategie e obiettivi climatici pubblici, molti dei quali includono impegni che sembrano ridurre significativamente, o addirittura eliminare, le emissioni che contribuiscono al surriscaldamento globale.

La rapida accelerazione su questo fronte- combinata alla frammentazione degli approcci e a una generale lacuna nel controllo normativo a livello nazionale, internazionale e settoriale- implica un'accresciuta difficoltà a distinguere tra una vera leadership climatica e un greenwashing privo di fondamento.

Il Corporate Climate Responsibility Monitor si propone di valutare l'integrità degli impegni per il clima rispetto ai criteri di buone pratiche, per identificare esempi virtuosi- potenzialmente replicabili- ed evidenziare le aree in cui è necessario un miglioramento.

 

Edizione 2023,le principali evidenze

Nel complesso, sono state valutate le strategie climatiche aziendali delle singole realtà. Ne è emerso che 15 su 24 presentano un livello di integrità basso o molto basso. Secondo il report, la maggior parte delle strategie delle aziende non rappresentano esempi di buone pratiche di leadership climatica, dato che gli impegni assunti spesso non corrispondono a strategie credibili e concrete.

La totalità delle 24 aziende analizzate si sono impegnate a raggiungere le zero emissioni nette, la neutralità del carbonio o altri impegni equivalenti, ma solo cinque delle 24 società – H&M Group, Holcim, Stellantis, Maersk e Thyssenkrupp – si impegnano a decarbonizzare le proprie emissioni di almeno il 90% circa entro i rispettivi anni di riferimento.

Secondo gli autori del rapporto, gli obiettivi a lungo termine di 17 aziende non sono affidabili a causa dell’inadeguatezza o della totale mancanza di impegni espliciti di riduzione delle emissioni, oppure dell'assunzione di impegni ambigui per l’azzeramento delle emissioni.

Per molte delle aziende, gli obiettivi 2030 riguardano solo un ambito limitato di fonti di emissione, come le emissioni dirette (Scope 1) o quelle dalle fonti energetiche acquistate (Scope 2) e solo poche altre categorie di emissioni indirette selezionate (Scope 3). La terza tipologia, per la maggior parte delle aziende prese in esame, rappresenta oltre il 90% dell’impronta delle emissioni di gas serra. Ne risulta che, nel complesso, gli impegni delle 24 società si traducono in un impegno reale a ridurre solo il 36% dell’impronta di emissioni di gas a effetto serra, entro i rispettivi anni fissati per il raggiungimento del net zero.

Un gap considerevole, che va identificato e colmato al più presto. “La difficoltà di distinguere la vera leadership climatica dal greenwashing è una sfida portante che, se affrontata, ha il potenziale per sbloccare un'azione più sostanziale in materia di mitigazione climatica” scrivono gli autori dell'analisi. “L'azione delle aziende per il clima rappresenta la chiave per azzerare il divario fra le emissioni e un percorso di emissioni allineato all'obiettivo di 1,5°C. In un breve lasso di tempo e, in assenza di una sufficiente regolamentazione dall'alto, le aspettative dei consumatori e degli azionisti sono diventate un fattore trainante per il miglioramento dell'azione climatica delle aziende. Per facilitare questo importante meccanismo di pressione dal basso verso l'alto, è essenziale che la credibilità delle strategie delle imprese sia trasparente, accessibile e comprensibile dal loro pubblico target”.

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