Prodotti esplosivi: come gestirli a fine vita?

Prodotti esplosivi: come gestirli a fine vita?

Il decreto interministeriale 12 maggio 2016, n. 101, ha istituito appositi centri di raccolta che i rivenditori hanno l’obbligo di mettere a disposizione degli utilizzatori

L’utilizzo di materiali esplosivi in ambito civile copre un ampio spettro di attività, da quelle del settore minerario alla demolizione di manufatti abusivi (secondo le stime di Legambiente, nel solo biennio 2010-2011 in Italia sono state effettuate quasi 5000 demolizioni), dalla segnalazione di emergenze fino agli spettacoli pirotecnici.

Tutto questo, ovviamente, comporta la formazione di enormi quantitativi di residui (come anche di sostanze esplosive fuoriuscite) che presentano profili di rischio, quantomeno sotto due profili. Il primo è quella della sicurezza di chi è preposto a gestire i prodotti esausti, con particolare attenzione a eventuali residui inesplosi; il secondo, invece, riguarda la tutela dell’ambiente da tutto ciò che possa rappresentare fonte di contaminazione (prodotti e sostanze) o di incendio.

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Non a caso, quest’ultimo tema è stato fatto oggetto di disposizioni legislative, prima comunitarie e, di riflesso, dei singoli stati membri. Nello specifico, la disposizione più importante è la direttiva 2013/29/Ue del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 giugno 2013, che, nel definire le norme di libera circolazione degli articoli pirotecnici nel mercato interno, ha messo a punto una serie di misure finalizzate ad assicurare standard elevati di protezione della salute umana e di sicurezza pubblica e di protezione ambientale. La direttiva è stata recepita, a distanza di due anni, nell’ordinamento italiano con il decreto legislativo 29 luglio 2015, n. 123, che demandava a un successivo decreto interministeriale (Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministeri dell'Interno e del Lavoro e delle politiche sociali) la messa a punto di norme su raccolta, smaltimento e distruzione dei prodotti esplodenti e i rifiuti prodotti dall'accensione di pirotecnici di qualsiasi specie, compresi i prodotti scaduti.

In attuazione dell’articolo 36, comma 8 della direttiva 2013/29/ Ue, è stato recentemente pubblicato il decreto interministeriale 12 maggio 2016, n. 101, con lo scopo preciso di applicare la disciplina in materia di rifiuti (raccolta, smaltimento e distruzione) di tutti i prodotti esplodenti, compresi quelli scaduti, nonché dei residui post-esplosione. Per fare questo, il decreto prevede precisi obblighi a carico di utilizzatori, rivenditori e fabbricanti/importatori. In particolare, i primi dovranno conferire, gratuitamente, prodotti esausti o scaduti ai distributori che dovranno istituire, a spese proprie, appositi centri di conferimento dotati di appositi contenitori sicuri sia per le persone che conferiscono e/o che ritirano i prodotti sia per l’ambiente, dandone contestualmente notizia agli interessati e prevedendo un registro di tracciamento delle consegne. Una volta raccolti nei centri preposti, le successive fasi di ritiro, trasporto e conferimento agli impianti di smaltimento sarà a cura dei fabbricanti e degli importatori. Il ritiro dovrà avvenire ogni tre mesi od ogni qualvolta il quantitativo depositato superi i 10 chilogrammi; in ogni caso, il deposito non può superare l’anno di permanenza.

Casi particolari sono previsti per prodotti derivanti da imbarcazioni, come i razzi di segnalazione luminosa, e da veicoli fuori uso (ad es. le cariche esplosive degli air-bag) ai quali si applicano comunque le discipline di settore (rispettivamente, D.M. 24 giugno 2003, n. 182, sugli impianti portuali di raccolta per i rifiuti prodotti dalle navi, e  decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209, sui veicoli fuori uso).

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