Paesi emergenti e rinnovabili: l'Ucraina tra potenziale e scetticismo

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Paese energivoro, l'Ucraina fatica ad affrancarsi dall'energia da fonti fossili. Eppure, recenti studi ne confermano il potenziale nel campo delle rinnovabili, suggerendo una strada fossil-free su cui altri Paesi emergenti stanno investendo e dovranno investire a breve.

Paesi alimentati al 100% da energia rinnovabile. In alcune -poche- aree del mondo è già realtà, in altre si tratta di un obiettivo da raggiungere con impegno e investimenti economici nei prossimi decenni. A lato di tali auspici, il dibattito attorno alle energie da fonti rinnovabili è ancora  aperto e acceso, tanto da ostacolare azioni mirate a portare una vera e propria svolta sostenibile nel settore dell'energia globale.

Nell'era di Trump, che con il suo scetticismo in materia di riscaldamento globale e le sue scelte pro-fossili sposta di fatto gli equilibri mondiali, sono ancora molte le realtà che, nel loro piccolo, si dividono tra una richiesta energetica crescente e una persistente diffidenza nei confronti delle rinnovabili.

È il caso dell'Ucraina, detentrice di una delle economie più energivore d'Europa. Un recente studio dell'ateneo finlandese Lappeenranta University of Technology e dell'Energy Watch Group ha dimostrato che, grazie a un alto potenziale in energia solare, eolica, idroelettrica, geotermica e biomasse, l'Ucraina può trasformare il proprio approvvigionamento in 100% da energia rinnovabile al massimo entro il 2050. Al contrario, il governo prevede di incrementare nel prossimo futuro la produzione locale di gas, che richiederebbe circa 3,5 miliardi di euro di costi in investimenti.

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Per quale motivo? Le discussioni sulle fonti rinnovabili in Ucraina sono spesso oscurate dalla disinformazione diffusa dai produttori di combustibili fossili e dai lobbisti nucleari, secondo cui la tecnologia delle energie rinnovabili è troppo costosa e non può fornire un approvvigionamento energetico sicuro.

Affermazioni smentite, da un lato dalla teoria, dall'altro dall'esempio pratico. Uno studio dell'Energy Watch Group, ad esempio, ha evidenziato che un sistema globale di elettricità basato su energia rinnovabile al 100% è fattibile a tutte le ore dell'anno ed è più economico.

A dimostrazione di ciò, non mancano casi di Paesi in via di sviluppo che investono con forza nelle rinnovabili a discapito delle fonti fossili. La Cina, Paese che emette più CO2 in assoluto, è al contempo il leader mondiale nella ricerca di soluzioni alternative ai combustibili fossili. Primato che ha intenzione di confermare investendo 360 miliardi di dollari  nelle energie rinnovabili entro il 2020.

Da parte sua, l'India sta velocemente virando verso le energie rinnovabili, e già attualmente il solare cresce più del carbone, mentre si attendono i maggiori, consistenti passi avanti per il decennio tra il 2030 e il 2040. 

E ancora: il Cile ha riferito di voler procedere alla chiusura graduale delle centrali a carbone esistenti, investendo sulle energie pulite, soprattutto solare. Nel 2030 il contributo del carbone alla produzione di energia si attesterà al 25%, mentre il rimanente 75% dell’energia prodotta per sostenere i consumi di famiglie, uffici e imprese cilene giungerà da fonti rinnovabili.

Secondo il rapporto New Energy Outlook 2018  di Bloomberg New Energy Finance(BNEF),  nei Paesi emergenti dell’Africa, del Medio Oriente e del Sud-Est asiatico, l’aumento della popolazione, la crescita del PIL e il maggiore accesso all’energia comporterà un raddoppiamento della domanda elettrica. Domanda che -confermano gli analisti- verrà soddisfatta solo grazie al traino delle energie rinnovabili. A dispetto delle lobby, e della disinformazione. 

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