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Le interviste del Direttore: Giampiero Perego

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Intervista a Giampiero Perego, Fondatore ed attuale Amministratore Delegato di MPG Manifattura Plastica S.p.A.

Nonsoloambiente.it si pone da sempre come obiettivo quello di fornire un’informazione chiara e contestualizzata su primari argomenti di attualità che abbiano ricadute dirette o indirette sull'ambiente. La rubrica, realizzata su base settimanale e pubblicata nella giornata del martedì,  si basa sulla realizzazione di interviste condotte dal direttore in modo autonomo o a fronte di valutazione di temi o iniziative particolari, corredati di dati. Per informazioni scrivete a: direzione@nonsoloambiente.it

MPG Manifattura Plastica S.p.A. è stata la prima azienda italiana ad essere certificata ISCC Plus, International Sustainability & Carbon Certification, per la produzione di packaging alimentari in plastica rigida sostenibile e completamente riciclabile. Siete stati pionieri nell’utilizzo di questa nuova tecnica di produzione nel settore alimentare. Qualche giorno fa inoltre siete riusciti ad aggiudicarvi la commessa per il nuovo contenitore della celebre ed intramontabile Coppa del Nonno, il gelato della Nestlé che accompagna migliaia di generazioni. Il contenitore è realizzato con un polipropilene bio-based, che consente di risparmiare 2,5 kg di emissioni di CO2 per ogni chilo di materiale utilizzato. Da cosa è nata questa idea “rivoluzionaria” e l’interesse verso la tematica green?

Inizio rispondendo alla seconda domanda per poter meglio illustrare l’argomento anche se le risposte non possono essere rigidamente circoscritte e delimitate all’argomento dello specifico quesito. L’Interesse da parte di MPG per la tematica green esiste da sempre: già dall’inizio della nostra attività abbiamo proposto al mercato manufatti in polipropilene (allora solo da fonte fossile), materiale, questo, meno impattante di altri per i propri elementi chimici e per la completa riciclabilità. Il PP base è infatti composto da carbonio e idrogeno. Anche il peso specifico di questo materiale è sensibilmente inferiore a quello di altre materie plastiche (dal 10% al 40%) per cui oggetti di forma uguale hanno pesi differenti a favore del PP: questo ha come diretta conseguenza una minore immissione sul mercato di quantitativi di materia plastica. Più che idea “rivoluzionaria” la ritengo “ragionata e libera”. Libera sia da ideologie come anche da interessi puramente economici e frutto di considerazioni ponderate.

Vorrei soffermarmi su alcuni temi che considero, oggi, molto importanti:

  • In merito alla formazione delle isole di plastica, è evidente che questo sia un problema gravissimo ed innegabile che richieda di essere esaminato in modo approfondito e senza condizionamenti ideologici.
  • È ormai noto che il 95% di queste isole sono causate da quanto riversato in mare dai cinque più importanti fiumi dei continenti africani e asiatici le cui popolazioni, spesso in condizioni di vita precarie, non hanno una consapevolezza ecologica. E pensiamo di risolvere il problema vietando in Europa l’uso di manufatti di plastica?
  • In merito alla sostituzione dei manufatti in plastica con altri in carta, è giusto ricordare che questa proposta, stando a quanto riportato dalla stampa già un paio di anni fa, proviene da nazioni del nord Europa le cui cartiere avevano risentito fortemente della contrazione del mercato cartotecnico a causa della digitalizzazione. Ritengo, però, fondamentale ricordare che i contenitori di carta dedicati ai cibi con grassi o con umidità necessitano al loro interno di una barriera di plastica che ne impedisca l’assorbimento da parte del contenitore.

In merito agli Imballaggi in plastica compostabile, non esito a sostenere che sarebbe una soluzione affascinante, ma solo se concretamente realizzabile, ovvero sia se il materiale in oggetto fosse disponibile, ed economicamente conveniente sia se il processo di compostaggio fosse realmente attuabile in un contesto di tempistiche e condizioni economiche sostenibili. Noi riteniamo centrale in questo contesto trovare concrete soluzioni alla diminuzione delle emissioni di CO2 piuttosto che trovare gli ambiti in cui utilizzare la plastica o altri materiali. Il vero obiettivo è l’abbattimento del “gas serra” che fa aumentare le temperature del nostro pianeta, provoca lo scioglimento dei poli e dei ghiacciai favorendo, così, i cambiamenti climatici.

Oltre un anno fa abbiamo iniziato ad approfondire il tema del PP-biobased di Total, materiale che poteva sostituire il polipropilene di origine fossile. Il produttore, però, avrebbe consegnato i primi quantitativi necessari per effettuare i test soltanto dopo che la nostra società avesse sostenuto e superato uno specifico audit per ricevere il certificato ISCC. La prospettiva di abbattere in maniera concretamente utile per l’ambiente le immissioni di CO2 ci entusiasmava, anche se il fatto di non poter effettuare test effettivi prima aver ottenuto la certificazione richiesta rappresentava un ostacolo importante. Questo non ci ha rallentato poiché non eravamo convinti che attraverso una politica di riforestazione controllata la natura non avrebbe subito alcuna violenza: anche se ogni pianta abbattuta fosse stata sostituita da una nuova pianticella, come avrebbe potuto, questa, assorbire la stessa quantità di CO2? La riforestazione controllata contribuisce ad evitare la distruzione dei boschi ma non ad evitare una riduzione dell’assorbimento di CO2.

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A partire dal 1° luglio 2021 in Italia entrerà in vigore la plastic tax, l'imposta sul consumo di manufatti in plastica monouso (MACSI). Come è stata vissuta da parte degli imprenditori del settore l’introduzione di questa nuova imposta in un momento storico di profonda crisi economico-finanziaria?

Come una beffa. Non è solo una questione del momento più o meno opportuno di introdurre una nuova tassa, già per altro procrastinata più volte nella sua entrata in vigore. Il fatto è che una tale imposta è, da una parte, punitiva per i produttori, ma dall’altra non crea alcun beneficio per l’ambiente. È semplicemente un modo per fare cassa. Mettiamola così: non è un’imposta circolare, se vogliamo rimanere in tema di sostenibilità. Le risorse che verranno raccolte con l’imposizione, ad esempio, non verranno messe a disposizione di incentivi per investimenti green. E poi è contradditoria. Si tassano gli imballaggi in plastica per l’industria alimentare, quando è la stessa normativa ad impedire che tali imballaggi possano essere fatti con plastica riciclata. Inoltre, la Plastic Tax si applicherà anche al packaging in plastica biobased come quello sviluppato dalla nostra società per la Coppa del Nonno. In questo modo si colpiscono gli sforzi dell’industria del nostro settore che da tempo è avviata verso la transizione ecologica.

L’Italia sarà uno dei maggiori beneficiari delle risorse stanziate dall’Unione europea nel Pacchetto Next Generation UE. Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è previsto che il 40% delle risorse, circa 59,33 miliardi di Euro, sarà destinato alla transizione ecologica. Ritiene che il plafond destinato alla missione green sia sufficiente per poter concretamente parlare di rivoluzione anche sotto un profilo prettamente pratico, quale quello imprenditoriale, e non solo contenutistico?

Credo che non si tratti solamente di ragionare sulla quantità delle risorse. Se pensiamo che le risorse del PNRR ammontano a 200 miliardi, i 59 miliardi messi a disposizione della transizione ecologica, rappresentano più di un quarto dell’ammontare. Ciò dà oggettivamente il senso di quanto il tema sia prioritario per il Governo e l’intero Paese. In questo c’è una visione delle sfide che deve affrontare il nostro sviluppo economico e che noi, come impresa, condividiamo. Difficilmente si poteva ottenere di più. Pur essendo senza precedenti, però, questi miliardi non basteranno a innescare una rivoluzione. Per arrivare a ciò servirà capacità di esecuzione attraverso politiche in grado di scaricare a terra sull’economia reale le potenzialità delle risorse pubbliche, che sono inevitabilmente limitate. Ciò attraverso meccanismi che facciano dei fondi del PNRR come una miccia in grado innescare un effetto moltiplicatore negli investimenti privati. Su questo le politiche di incentivo alla sostenibilità trovano nei distretti industriali della plastica, come quello varesino a cui appartiene MPG, terreno fertile. E poi è anche una questione normativa e di semplificazioni. Spesso a ostacolare la circolarità della nostra economia sono regole datate non al passo coi temi e con le potenzialità della transizione ecologica.

 

Giampiero Perego

Giampiero Perego, nato nel 1945, vive a Gallarate (Varese). Si è laureato nel 1971 presso la facoltà di Economia e Commercio dell’Università Cattolica di Milano. Fondatore ed attuale Amministratore Delegato di MPG manifattura Plastica S.p.A., azienda produttrice di imballaggi in plastica rigida per il settore alimentare e società controllata da Holding Settantasei S.r.l. di cui lo stesso Giampiero è Presidente. Attualmente ricopre altre cariche in diverse istituzioni, tra cui Presidente del Consiglio Direttivo del Consorzio per l’energia Varese, membro del Consiglio Generale dell’Unione degli Industriali di Varese. La sua attenzione ai bisogni della comunità lo hanno spinto nel 1983 a diventare membro di Lions Club.

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Tags: CSR & imprese