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Le interviste del Direttore: Francesco Sicilia

Le interviste del direttore Francesco Sicilia, Direttore Generale UNIRIMA

Intervista a Francesco Sicilia, Direttore Generale UNIRIMA

Nonsoloambiente.it si pone da sempre come obiettivo quello di fornire un’informazione chiara e contestualizzata su primari argomenti di attualità che abbiano ricadute dirette o indirette sull'ambiente. In tal senso – ogni martedì – Maria Grazia Persico intervisterà le prime linee di aziende direttamente coinvolte nel tema che desideriamo approfondire.

Il decreto legislativo n. 116 del 3 settembre 2020, modifica l’articolo 178 bis del Testo unico dell’Ambiente e rafforza la responsabilità estesa del produttore. Il nuovo articolo prevede, infatti, che “per produttore si intenda qualsiasi persona fisica o giuridica che professionalmente sviluppi, fabbrichi, trasformi, tratti, venda o importi prodotti (produttore del prodotto)”. Questo sicuramente da un lato permette un maggior monitoraggio sulla quantità di rifiuti prodotto ma dall'altro non Le sembra che possa generare confusione tra i destinatari del provvedimento? Non crede che dovrebbe essere fatta una campagna di sensibilizzazione e di informazione verso quei soggetti che rientreranno a partire dal 26 settembre nella qualifica di produttori?

L’Unione Nazionale Imprese Recupero e Riciclo Maceri nasce per rappresentare e tutelare le imprese del settore della raccolta e del recupero, riciclo e commercio della carta da macero. Come associazione di “riciclatori” e punto di riferimento per il comparto, l’intera filiera, e più in generale, per l’economia circolare, riteniamo che ogni azione volta a chiarire, illustrare ed informare sull'entrata in vigore di nuove norme non possa che contribuire alla trasparenza e ad una maggiore diffusione dei principi dell’Economia Circolare.

L’Articolo 181, comma 4 lettera c) nella sua nuova formulazione prevede che al fine di procedere verso un’economia circolare con un alto livello di efficienza delle risorse, le autorità competenti adottano le misure necessarie per conseguire i seguenti obiettivi:
- C): entro il 2025, la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti urbani saranno aumentati almeno al 55 per cento in peso;
- D) entro il 2030, la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti urbani saranno aumentati almeno al 60 per cento in peso;
- E) entro il 2035, la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti urbani saranno aumentati almeno al 65 per cento in peso.
Non Le sembra che tali obiettivi siano sfidanti per un Paese come il nostro in cui in molte zone si continua a parlare di emergenza rifiuti?

Sono sfide da accogliere e necessarie per dare concretezza ai principi dell’economia circolare di cui il recupero di materia ne rappresenta il perno principale. Occorre però agire contestualmente ed in maniera decisa sulla prevenzione, aspetto a mio avviso ancora debole del sistema. Il problema dell’emergenza rifiuti è spesso connesso a gestioni inefficienti del servizio di raccolta dei rifiuti urbani e alla carenza in tante zone di impianti di smaltimento delle frazioni non riciclabili, cioè i termovalorizzatori. Sul lato riciclo il tema principale è quello della mancanza in diverse aree di impianti di trattamento della frazione organica, la c.d. FORSU. Gli impianti di trattamento rifiuti di carta e cartone per la produzione materia prima secondaria, settore delle imprese rappresentate da Unirima assieme a quello del commercio della carta macero, sono invece capillari e diffusi uniformemente su tutto il territorio nazionale; una rete impiantistica più che adeguata alle esigenze del nostro Paese e che ci ha infatti permesso di superare con anni di anticipo, già nel 2009, l’obiettivo del 75% di riciclo degli imballaggi cellulosici fissato dalla direttiva imballaggi per il 2025. A dimostrazione di come il sistema industriale degli impianti di trattamento rifiuti per il recupero/riciclo carta e cartone rappresenti un’eccellenza del nostro Paese.

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L’articolo 222 del Testo Unico dell’Ambiente, nella nuova formulazione, prevede che l’organizzazione di sistemi adeguati di raccolta differenziata spetta agli enti di governo ATO, ove costituiti ed operanti, ovvero ai Comuni. Considerato che a seguito della pandemia generata dal Covid 19 le casse di molti Comuni hanno subito importanti perdite, quali il mancato o parziale gettito di entrate derivanti da TARI (cfr. Delibera di ARERA N. 158/2020), o COSAP (Canone per l’occupazione di suolo pubblico) saranno in ogni caso in grado di gestire questa l’attività? 

La vera sfida degli Enti Locali è efficientare i servizi, solo così si possono ridurre i costi. Durante la pandemia un prezzo alto è stato pagato da tutti: cittadini e attività economiche, con tante imprese costrette a chiudere definitivamente. Ci sono Comuni che hanno tariffe elevate, al di sopra della media nazionale, pur con emergenze nell'erogazione del servizio di gestione dei rifiuti. Riteniamo giusto quanto introdotto dal Decreto legislativo 116/2020, che con il nuovo comma 10 dell’art. 238 inserito nel Decreto legislativo 152/2006, esclude le utenze non domestiche che avviano a recupero i rifiuti tramite una impresa privata dalla corresponsione della componente tariffaria rapportata alla quantità. Un principio fondamentale che sancisce l’obbligo di non tassare chi recupera i rifiuti che produce e li gestisce tramite operatori economici, quindi al di fuori del servizio pubblico.

Tra i 6 Cluster di intervento previsti dalle bozze del Piano Nazionale per la Ripresa e il Rilancio (PNRR) vi è la “Rivoluzione verde e la transizione ecologica”. Crede che i progetti che il Governo intende mettere in campo siano in grado di dar vita ad una effettiva Rivoluzione Verde?

Noi ci auguriamo di si, ma è necessario passare dai propositi alle azioni concrete, individuando tra i tanti progetti quelli in linea con i principi del Green Deal, che ha l'economia circolare fra i temi prioritari. Occorre cambiare rotta ed occorre farlo nel minor tempo possibile.

Negli ultimi il legislatore sembrerebbe essere più attento a quelle che sono le opinioni dei cittadini in materia ambientale. Il Collegato ambientale prevede, infatti, “al fine di rafforzare la diffusione dei principi di informazione sullo stato dell’ambiente, di implementare la circolarità delle informazioni, di agevolare la partecipazione preventiva del pubblico al confronto sulle decisioni generali che riguardano l’ambiente procedendo anche alla raccolta di osservazioni da parte dei cittadini è istituito presso il MATTM l’Osservatorio dei cittadini.” Ritiene che questo strumento partecipativo possa portare ad una maggiore sensibilizzazione in merito alla tematica ambientale ed una maggiore partecipazione dei rappresentanti di categoria?

Tutto ciò che contribuisce ad una maggiore consapevolezza sullo stato dell’ambiente e maggiore conoscenza delle tematiche ambientali è condivisibile. Sulla partecipazione alle decisioni, di chi ha adeguate competenze, gli strumenti partecipativi sono utili se concorrono a raggiungere obiettivi fissati, a non appesantire i normali processi già pregni di burocrazia, che dovrebbe essere snellita e che rappresenta un costo per tutti. L’art. 13 del Collegato Ambientale ne prevede l’istituzione attraverso un decreto ministeriale. Vedremo.

Partendo dal presupposto che possiamo considerare il Collegato Ambientale tra le norme che si avvicinano maggiormente a quanto richiesto dal Green Deal, ritiene che gli strumenti predisposti dal Governo siano di effettivo supporto alle filiere dell’economia circolare per riacquistare competitività sul mercato?

Premesso che nel collegato ambientale sono presenti alcuni aspetti che non condividiamo, come, ad esempio, il comma 2 dell’articolo 54 (Accordi di cooperazione) che favorisce le società in house-providing rispetto agli operatori economici privati. Unirima, assieme alle due principali associazioni italiane del recupero e riciclo metalli e plastica, ha avanzato alcune specifiche proposte di policy che possono dare concretezza all'indirizzo generale del governo di incentrare il Recovery Plan sulla sostenibilità e sulla green economy. Sono misure volte a rimuovere alcuni punti di debolezza storici del nostro Paese, facendo perno sulla semplificazione, normativa e fiscale, e sugli investimenti in innovazione tecnologica, dando quindi maggiore competitività al settore del recupero di materia dai rifiuti, perno dell’economia circolare.

 

FRANCESCO SICILIA

Francesco_Sicilia

Francesco Sicilia. Ingegnere Ambientale. Iscritto all'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma. Direttore Generale di UNIRIMA (Unione Nazionale Imprese Recupero e Riciclo Maceri). Invitato permanente nel Consiglio di Amministrazione di Comieco. Componente dei GdL di EURIC European Recycling Industries' Confederation. Docente di Master in tematiche ambientali e gestione dei rifiuti ed in corsi di formazione tecnica superiore per grandi imprese. Componente del Comitato Tecnico Scientifico di Ecomondo, del Comitato Tecnico Scientifico dell'Associazione Italiana Compostaggio e del Comitato Scientifico di Ambiente (rivista specializzata del settore). Già Vicepresidente della Commissione “Gestione rifiuti e acque reflue” dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma, Docente della Scuola Superiore di Pubblica Amministrazione Locale, Componente della Commissione Tecnica Carta dell’UNI e della Commissione Prezzi Carta e Cartone della CCIAA di Milano, Direttore Tecnico dell’Osservatorio degli Enti Locali sulla Raccolta Differenziata, Direttore tecnico di un impianto di trattamento rifiuti. Ha progettato impianti di trattamento rifiuti e servizi di gestione rifiuti. Autore di rapporti, studi e pubblicazioni scientifiche, ha presentato memorie a numerosi seminari e convegni tecnici.

 

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Tags: CSR & Imprese Sostenibili