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Le interviste del Direttore: Antonio Pergolizzi

le interviste del direttore REF ricerche

Intervista ad Antonio Pergolizzi, Advisor di REF Ricerche.

Nonsoloambiente.it si pone da sempre come obiettivo quello di fornire un’informazione chiara e contestualizzata su primari argomenti di attualità che abbiano ricadute dirette o indirette sull'ambiente. In tal senso – ogni martedì – Maria Grazia Persico intervisterà le prime linee di aziende direttamente coinvolte nel tema che desideriamo approfondire.

Dal vostro report “La tracciabilità dei rifiuti: un nuovo paradigma di efficienza e legalità” emerge un dato particolarmente interessante sulla plastica. Sebbene, difatti, sia oggetto di costante attenzione da parte del Legislatore e soprattutto da parte dei mass media (basti guardare il numero di campagne di sensibilizzazione che sono state promosse negli ultimi tempi), il dato in merito al suo effettivo riciclo risulta piuttosto “deludente”. A quale fattore è attribuibile un risultato del genere: a scarsa informazione e / o disinteresse da parte dei cittadini o ad un difetto di informazione da parte dei gestori degli impianti, nonché dagli attori principalmente coinvolti nella filiera?

Innanzitutto le combinazioni dei polimeri sono troppe e la gran parte non effettivamente riciclabile (o solo in maniera difficoltosa) in termini di recupero di materia. Questo è un esempio concreto dell’importanza di attivare sin dall’inizio filiere capaci di mettere sul mercato manufatti le cui caratteristiche merceologiche siano compatibili con il riciclo. Fondamentale è che questo possa avvenire in maniera economicamente conveniente. A ciò si aggiunge la mancanza di osmosi industriali e sinergie a livello produttivo capaci di creare quelle economie di scala e di densità necessarie affinché si crei un mercato del recupero. Infine, la mancanza di informazione e di conoscenze complica ulteriormente le cose e scarica nei circuiti opaci e/o in non gestioni scarti di ogni tipo, soprattutto di materiali plastici.

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Il Governo italiano il mese scorso ha approvato il Pacchetto dell’economia circolare, stabilendo nel decreto n.116 del 3 settembre 2020 nuovi obiettivi in materia di riciclo dei rifiuti urbani. In particolare, l’articolo 181 del Testo Unico dell’Ambiente nella nuova formulazione prevede che entro il 2025, 2030 e 2035 la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti urbani saranno aumentati rispettivamente almeno al 55 per cento in peso, al 60 per cento in peso e al 65 per cento in peso. Crede che tutti gli operatori della filiera siano pronti per gestire un flusso di rifiuti simile e che, soprattutto, dispongano degli strumenti e dei mezzi necessari? In Italia si può o quando si potrà parlare realmente di economia circolare? Qual è lo stato dell’arte?

Il problema non è certamente l’incremento dei target di differenziata ma di capacità di gestione complessiva. Cioè, a prescindere dal Decreto 116, quello che manca è una regia e una seria volontà politica. Manca complessivamente un sistema organizzato ed efficiente capace di chiudere il ciclo in ciascun ambito territoriale ottimale, ovviamente con scale di gravità diverse a seconda dei contesti. Ma gli impianti adeguati e ben dislocati territorialmente non esauriscono la questione. Per fare davvero il salto di qualità sotto le insegne dell’economia circolare urgono una visione e una strategia nazionale, capaci di saper guardare sia ai rifiuti urbani che agli speciali, visti come un tema unico. Servono dunque policy mirate a livello territoriale e una vera e propria strategia nazionale di politica industriale, dove l’osmosi industriale sia davvero capace di attrarre scarti e rifiuti all’interno di percorsi efficienti di valorizzazione. Altro tema cruciale è quello della prevenzione, ossia della riduzione a monte. In definitiva, per chiudere il cerchio servono prevenzione e circolarità di approcci. In caso contrario si rischia di spostare solo il problema da qualche parte.

Nel vostro report, la tracciabilità nel settore dei rifiuti viene descritta come nuovo paradigma a cui tutti gli attori della filiera dovrebbero attenersi. Tramite un effettivo e corretto svolgimento della procedura, gli operatori conseguirebbero importanti benefici quali ad esempio la messa a disposizione di informazioni utili a migliorare le proprie performance. Crede che in Italia sia concretamente attuabile un cambio di paradigma del genere o prevarrà la posizione di chi è dell’idea che “Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi”?

Beh, vogliamo essere ottimisti, non abbiamo altra scelta, quindi crediamo che il cambiamento sia in atto e, gradualmente, vada anche verso il nuovo paradigma della tracciabilità. Sicuramente serve pungolare i gestori e i policy makers, così come serve spiegare meglio alle comunità cosa sono davvero i rifiuti e quali possono essere le strade da prendere. Anche questo fa parte del gioco. L’approccio al tema dei rifiuti deve essere necessariamente olistico, multidisciplinare, animato da ardente curiosità e passione. Noi proviamo a mettere in circolo le nostre riflessioni per mettere al centro i contenuti e mettere fuori strada i tanti mistificatori e venditori di fumo che provano a far deragliare il treno della conoscenza e lasciare che nulla cambia. Al contrario noi li sfidiamo sul terreno della conoscenza e del metodo scientifico, contando di farcela, prima o poi.

 

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ANTONIO PERGOLIZZI 

Analista ambientale, esperto di compliance e saggista. Advisor per REF Ricerche, dal 2006 è curatore del Rapporto Ecomafia di Legambiente, insegna in numerosi master e percorsi formativi. È anche giornalista, scrittore e consulente in qualità di esperto per diversi enti privati e pubblici.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Tags: CSR & Imprese Sostenibili