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Economia circolare: Apple crea un robot in grado di recuperare il cobalto

 nuove batterie - nonsoloambiente

 Più di 40mila minori lavorano nelle miniere di cobalto nella Repubblica Democratica del Congo, con gravi ripercussioni sociali e ambientali.

La richiesta di questo prezioso minerale non accenna a diminuire, ma anzi si teme una crescita nei prossimi anni. L’economia circolare ha il potere di ridurre le attività estrattive, investendo nel recupero e nel riutilizzo di cobalto e altri minerali preziosi già in circolo nel mercato high tech. Apple guida la corsa all’innovazione e lancia il primo programma dedicato al recupero di cobalto per produrre nuove batterie iPhone create senza nuove estrazioni.

Together, we’re pioneering a future where we no longer need to mine precious materials from the Earth to make our products”, così Lisa Jackson, responsabile Apple per l'ambiente e le iniziative sociali, commenta la pubblicazione del “Environmental Responsibility Report” riferito al primo semestre 2019. Un documento che sottolinea fin dalle prime pagine l’importanza dell’economia circolare e la necessità di investire nell’innovazione tecnologica: non è più ammissibile estrarre materiali preziosi dalla terra, senza tenere in considerazione le gravi conseguenze ambientali e sociali che queste attività creano nei territori su cui insistono. In particolare, per chi si occupa di cellulari, tablet e dispositivi digitali, il nodo cruciale torna ad essere il cobalto, uno dei materiali imprescindibili per la produzione di batterie sempre più leggere e performanti. Ormai conosciuti come i “minerali insanguinati”, l’estrazione di stagno, tantalio, oro, cobalto e coltan genera un giro d’affari milionario che attira le attenzioni di governi, militari e gruppi di ribelli interessati al controllo delle miniere.

We’re on a mission to one day use only recycled and renewable materials in our products and packaging, and to eventually eliminate our reliance on mining altogether”, aggiunge Lisa Jackson spiegando come per la prima volta Apple abbia ideato una strategia in grado di recuperare il cobalto già inserito nelle batterie di iPhone usati, riutilizzando lo stesso materiale per batterie nuove, pronte all’inserimento in nuovi dispositivi portatili.

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Vince in questo la capacità di pensare ad una circolarità che non si ferma sulla carta, ma raggiunge l’obiettivo rimettendo in circolo un materiale prezioso che sarebbe andato perso, richiedendo così l’estrazione di nuovo cobalto. Il recupero di materiale non è l’unica via per promuovere un’economia più sostenibile: l’azienda insiste infatti sull’importanza di studiare design e packaging in grado di ridurre l’utilizzo di materiali; ideare prodotti in grado di durare nel tempo. Non ultimo, investire nel recupero e riutilizzo dei prodotti di seconda mano, in modo da valorizzare le diverse componenti e inserirle in un nuovo ciclo di produzione.  Buone pratiche che, nel caso di Apple, vengono sintetizzate in un unico nome: “Daisy” il robot dedicato alla lavorazione dei prodotti usati del brand e creato per disassemblare batterie e componenti tecnologiche, dando loro nuova vita.

Nel caso del cobalto, ad esempio, gli esperti spiegano come il suo scarso recupero non sia dovuto da una mancanza tecnologica, bensì da una insufficiente quantità di materiale riciclato a disposizione. Il primo passo per Apple è quindi stato quello di promuovere il recupero di batterie iPhone: la multinazionale ha iniziato a promuovere su larga scala il recupero di cellulari usati, consegnandoli a Daisy, unico robot in grado di trattare 1,2 milioni di dispositivi l’anno e recuperando il cobalto dalle batterie usate. Innovazione e tecnologia giocano quindi un ruolo fondamentale nel passaggio da economia lineare a circolare, supportate da amministrazioni in grado di agevolare il cambiamento e promuovere buone pratiche in campo pubblico e privato. Non a caso Apple ha creato in Texas un centro di ricerca e innovazione, “Material Recovery Lab”, dove tecnici esperti lavorano a nuove soluzioni di recupero e riutilizzo, perché più materie prime si riusciranno a recuperare, meno pressione verrà fatta sugli ecosistemi naturali, già sfruttati gravemente per l’estrazione di minerali preziosi, attività estremamente lucrativa che spesso provoca conflitti armati per il controllo delle risorse, instabilità politica e difficoltà nel garantire il rispetto dei diritti umani fondamentali.

Basti pensare a come il cobalto esportato dalla Repubblica Democratica del Congo rappresenti circa la metà del quantitativo mondiale di tutto il minerale estratto. Si tratta letteralmente di una miniera di soldi che fa gola ai signori della guerra e a governi spesso più interessati al profitto immediato rispetto alla salute dei propri cittadini e del territorio che dovrebbero tutelare e amministrare.

Negli ultimi anni Amnesty International ha documentato le condizioni di lavoro in RDC, richiamando l’attenzione globale sulle violazioni dei diritti umani: secondo le ultime stime UNICEF, sono circa 40mila i minori impegnati nelle miniere estrattive, ragazzini che lavorano più di 12 ore al giorno, senza alcun tipo di protezione, senza una paga minima garantita. Kumi Naidoo, segretario generale di Amnesty International, intervenendo sul ruolo della green economy nel combattere la crisi climatica, ha ricordato con determinazione quanto siano più che mai urgenti scelte consapevoli in campo industriale: “Con la domanda di batterie in aumento, ora è il momento di una drastica revisione delle fonti energetiche che dia priorità alla protezione dei diritti umani e dell'ambiente”.

Il precario equilibrio tra necessità del mondo industriale e urgenze ambientali non si esaurisce con il cobalto: preoccupa anche la crescita esponenziale nelle richieste di litio, altro materiale estremamente prezioso per la realizzazione di batterie di veicoli elettrici. Anche in questo caso Amnesty International ha documentato gravi danni ad ambiente e comunità locali nelle miniere in Argentina.

In quest’ottica è fondamentale creare una filiera trasparente che regolamenti l’attività estrattiva e punti sul recupero di minerali già estratti. Se, a seguito di pressioni e indagini, alcuni grandi protagonisti del mercato globale come Apple, BMW e Renault, hanno iniziato a fornire dati sul percorso di acquisto di materiali e fornitori, molti altri attori non sono ancora disponibili a comunicare i dettagli della propria catena di produzione. Kumi Naidoo, preoccupato per le previsioni di Amnesty International al 2020, che stimano un ulteriore aumento nella richiesta di cobalto, ribadisce: “Chiediamo ai vertici dell’industria di pensare veramente al tipo di futuro che intendono costruire”.

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