COP24, obiettivi e premesse della conferenza mondiale sul clima

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Sono 197 i Paesi riuniti nella Cop24 in Polonia per tener fede agli impegni presi nel 2015 a Parigi. Mentre gli esperti fanno sapere con insistenza che il tempo stringe, i Presidenti faticano a individuare vie per un reale cambio di mentalità e paradigma.

Una lotta contro mezzo grado, ecco come potrebbe essere definita COP24, la ventiquattresima Conferenza delle parti sul clima che ha preso il via lo scorso 2 dicembre a Katowice in Polonia. L'evento si protrarrà fino al 14 dicembre di questo 2018, uno degli anni più caldi di sempre. Ed è proprio al surriscaldamento globale che le personalità coinvolte dovranno trovare una soluzione.

Sono circa 30 mila i partecipanti, tra leader politici e massimi esperti scientifici, riuniti nell'intento di discutere su come attuare efficacemente i principi stabiliti dagli Accordi di Parigi del 2015.

Gli accordi misero particolare enfasi su cinque punti fondamentali:

  • calo delle emissioni globali entro il 2020;
  • raggiungimento di un consenso globale che possa vedere impegnati concretamente e più di chiunque altro Europa, Usa, India e Cina, i Paesi che ancora oggi sono i maggiori inquinatori a livello planetario;
  • applicazione di controlli e revisione degli obiettivi ogni cinque anni;
  • impegno da parte dei “vecchi protagonisti dell'industrializzazione” a erogare fondi per 100 miliardi l'anno per incentivare la diffusione, a partire dal 2020, delle più moderne tecnologie che possano favorire la decarbonizzazione;
  • erogazione di rimborsi per i Paesi più poveri che, per ragioni di posizionamento geografico, stanno già subendo l'effetto, a livello sociale ed economico, dei cambiamenti climatici in atto.

L'argomento su cui si è concentrata maggiormente l'attenzione è stato proprio la salvaguardia delle sorti del Pianeta che, secondo i più autorevoli studi, oggi sono nelle mani di mezzo grado centigrado. Rispetto alla pre-industrializzazione le temperature globali si sono innalzate di 1°C e, se non si trova il modo di agire per cambiare rotta, è previsto un aumento di un +1,5° già nel 2040 e +2° nel 2050.

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Questo limite non deve assolutamente essere raggiunto se vogliamo che la Terra come oggi la conosciamo possa continuare a esistere. Per far sì che l'aumento delle temperature si possa fermare a un limite massimo di +1,5 gradi è necessario operare un radicale processo di decarbonizzazione in favore di un sempre più largo e costante impiego di energia da fonti rinnovabili.

Nonostante la situazione climatica globale sia già di per sé piuttosto allarmante, la fase iniziale della manifestazione non ha offerto grandi speranze per l'immediato futuro. Infatti, se da un lato la prima giornata di COP24 si è aperta positivamente con il discorso del Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, nel quale ha dichiarato senza troppi indugi che “il mondo è totalmente fuori rotta”; dall'altra parte invece la chiusura ha preso una piega decisamente poco green.

Il presidente della Polonia Andrzej Duda ha infatti fatto calare il sipario sulla prima giornata con un discorso che ha scatenato diverse polemiche. “La Polonia non può rinunciare al carbone” perché, secondo il leader polacco, proprio il carbone sarebbe la risorsa strategica per la “sovranità energetica” del suo Paese.

Considerando queste parole, le premesse non sono certamente le migliori. Nei prossimi giorni dovremo stare a vedere quali traguardi saranno raggiunti – se saranno raggiunti – il 14 dicembre e quali svolte incideranno al futuro.

Quello che per ora è chiaro è che saranno i Paesi più poveri e quelli in via di sviluppo a giocare un ruolo fondamentale in questa impresa contro il tempo. I primi infatti ritengono, a ragion veduta, di avere una responsabilità enormemente inferiore per l'imminente disastro ambientale rispetto alle grandi potenze, alle quali chiedono un forte impegno. I grandi Stati in via di sviluppo – tra i quali Indonesia, Arabia Saudita, India, Brasile e Russia – chiedono invece che venga posta particolare attenzione sulla corretta erogazione dei fondi stabiliti per consentire loro di proseguire nel loro processo di crescita in una forma più pulita.

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